Author

maite

Browsing

tagliolini con castagne, caprino e melograno

In attesa di attacarci tutti al tram sabato prossimo (!), ogni tanto ci ricordiamo pure di cucinare e allora dalla lista lungherrima di cose da fare-provare-sperimentare spuntiamo questa versione rafforzata di pasta all’uovo che è da una vita e un pezzettino in attesa. La ricetta è di Rinaldo Dalsasso, mitologico chef trentino che per molti anni ha gestito il ristorante Al Borgo proprio a Rovereto, dove oggi, ahimè, c’è una profumeria. La quantità di uova è da urlo, ma passato lo sconcerto iniziale la resa è straordinariamente elastica.

biscotti indiani

Ho l’impressione che questi biscottini qui sopra, profumati di spezie, esotici ma al punto giusto abbiano poteri quasi magici. Di una scatola di latta riempita in due piccole infornate una sera dopo cena, è saltata fuori merenda e colazione della sottoscritta, molte piccole incursioni in forma di spuntino del suo papà, un piccolo furoshiki per un’amica cara e il conforto di viaggio per il fotografo che, in un pomeriggio di tempesta, si muoveva tutto solo dal Trentino fino a Roma. Son cose.

caponata di zucca

Ok, ci siamo, quasi. Si comincia a respirare, la mole degli scatoloni defluisce lentamente e la casa non assomiglia più a un campo di battaglia segnato da comminamenti stretti come trincee a zig zag tra cumuli insensati di oggetti.
In questo marasma “addomesticato” serpeggia pure la voglia di rimettersi a cucinare, uscendo dal clima di emergenza riso-formaggio-insalata che ha caratterizzato le ultime settimane, allungando a dismisura la lista delle cose da fare, da provare, da mettere in cantiere. Così con una zucchetta della Fausta ci siamo lanciati su una re-interpretazione della caponata, più vicina naturalmente a quella invernale di  carciofi che a quella più celebre di melenzane.

Zuppe, ovvero Soups frome the Kitchen of the American Accademy in Rome

Lo abbiamo già detto, lo abbiamo già scritto, dell’esperienza alimentare dell’Accademia Americana di Roma siamo rimasti letteralmente folgorati e affascinati. Non è soltanto la sorpresa di scoprire possibile un approccio insieme tanto semplice e tanto complesso, quanto, soprattutto, il misurare la concretezza e l’entusiasmo con il quale è portato avanti.
Passare dal cibo anonimo, e in molti sensi cattivo, di una mensa con appalto esterno a un cibo pensato, amato e rispettato che arriva da produttori locali e dagli orti che nel parco dell’Accademia stessa sono stati piantati è un fatto semplice, concreto e persino ovvio dopo che è stato realizzato, ma in realtà è una vera rivoluzione.

Ne sono artefici Alice Waters che ha ideato e realizzato il RSFP (Rome Sustainable Food Project) e Mona Talbot a lungo a guida della cucina riformata dell’Accademia. Potete leggere in dettaglio questa storia che sembra una favola qui, ma potete pure fare di meglio. Se siete a Roma questo week end (e precisamente sabato 3 novembre tra le 11.30 e le 13.00) potete andare all’Accademia e conoscere personalmente Alice Waters che assieme a Mona firmerà le copie del libro di Zuppe nate proprio da questa esperienza.

la cucina di Roma e del Lazio, la nostra

Che strana stagione è l’autunno, tutto è lento ed accellerato, si mette via l’estate e ci si sveglia in inverno, un po’ nuovi e sempre quelli, foglie, uva e castagne.

Per noi poi, intesi come calycanti, l’autunno è ormai da qualche stagione il tempo dei libri e quello della raccolta: consegniamo il nostro lavoro con il caldo dell’estate e lo lasciamo a maturare in redazione, poi alle stampe, e a settembre già fremiamo per averlo tra le mani, fisico e concreto. Ma tocca armarsi di pazienza e aspettare, aspettare ancora qualche settimana per poterlo toccare, guardare e pure un poco annusare. Ma ora ci siamo, la nostra Cucina di Roma e del Lazio è un fatto fisico e reale, di pagine, ricette, colore, facce e ricordi… molti.

Io non mangio da solo

La rete pullula di iniziative benefiche e questo in sè è indubbiamente un gran bene. Ma di questa campagna, inziativa e pure contest siamo particolarmente felici e partecipi perché ci pare che identifichi con precisione ciò che nutre davvero.
Innanzitutto una Ong ProgettoMondo Mlal che lavora seriamente, cercando di finalizzare l’insieme dei propri sforzi alla realizzazione di progetti concreti e non, come pure spesso succede, al proprio mantenimento istituzionale in un cortocircuito poco nutriente. Poi, e strettamente legata a questa filosofia, una pratica che mette al centro lo sviluppo delle capacità, la disponibilità delle risorse e degli strumenti, piuttosto che l’offerta solo caritatevole che nutre un giorno e lascia la fame immutata.
Infine una campagna Io non magio da solo e un contest, lanciato e organizzato da Virginia per promuoverla, che ha al centro il pane, l’alimento universale, che come una sineddoche rappresenta il mangiare stesso, quando c’è e pure, soprattutto, quando manca.

Partecipiamo un po’ in sordina, quando avremmo voluto fare di più, con una ricetta che è però di quelle ad alto tasso emotivo. Il pane cotto è infatti insieme un modo per non buttare niente, per tenere al caldo lo stomaco e per coccolare il mio papà che ne è ghiotto come di poche altre cose al mondo… gli ricorda la Sicilia, gli ricorda il cibo bambino.

questione di Taste

Gli eventi di cibo legati a Roma ci fanno, soggettivamente, uno strano effetto. Pare di giocare in casa, non sembra vero di non dover mettere insieme una valigia, arrancare di corsa dietro al treno, consultare il meteo sapendo già che, quasi sempre, sbaglieremo equipaggiamento.
Ma tant’è a volte succede, e la città ha avuto nello scorso week end la sua versione di un Taste simile per certi versi all’edizione milanese (della quale noi, però, avevamo solo letto e sentito chiacchierare, molto…).
Taste of Rome dunque, con l’eccellenza dell’alta cucina capitolina raccolta in padiglioni gradevoli nello spazio tanto versatile e suggestivo dell’Auditorium Parco della Musica.  La formula era quella degli assaggi: tre piatti in media per ogni chef, prezzi tra i 4 e i 6 euro da pagare con una carta caricata di sesterzi (1 sesterzio = 1 euro) all’ingresso.

Zuppa di fagioli freschi, citron confit e cipolle

Sarò il caso di dirlo, di anticiparlo, di confessarlo, di ammetterlo prima di tutto con se stessi?
Siamo appena rientrati e qui la cucina sta per chiudere. La rivoluzione è imminente, la confusione talmente vicina che quasi vien voglia di rinunciare in anticipo e dopo aver lottato, come ogni settembre, con le farfalline del cibo (solo quello preferito tenuto in serbo per le grandi occasioni e finito direttamente nel pattume… sigh!) la rassegnazione prevale, domina, ci invade e ci fa alzare le braccia.
Tra una settimana (!???!) inizieranno i lavori: la cucina diventerà letto, il guardaroba cucina e la casa uno studio. Di fotografia si intende, di fotografia e cibo va da sè, anche se non solo. Del resto arrivati a questo punto tra sfondi, pezzette, alzatine, piatti, cocci, tazze, tazzine di ogni epoca, colore e misura l’alternativa si misurava tra l’uscire noi di casa o l’affrontare il parapiglia. Abbiamo scelto la seconda opzione, ma non è chiaro per nulla se abbiamo fatto bene.

torna a settembre

Ci sono abitudini che sono dure a morire, perché sebbene il tempo della scuola sia archiviato nei lustri, ancora oggi il nostro anno sembra volersi ostinare a cominciare a settembre. Si torna con qualche fatica, ci si scrolla il sale di dosso e subito ci si scontra col desiderio rinnovato di comprare quaderni, di temperare matite, di buttare giù l’ottimistica lista dei buoni propositi.
La vita del blog non ha migliorato le cose: schiacciata tra la simbiosi con il nostro ritmo infantile e i tempi collettivi della rete finisce per sonnecchiare d’estate e risvegliarsi in autunno. Quest’anno poi, un po’ come l’anno scorso (ma pure molto molto di più), le vacanze le abbiamo prese sul serio e lo stacco, il sonnellino, il letargo è stato totale, o quasi.
Due mesi senza rete (quasi), senza post (solo qualche messaggio in bottiglia affidato alle onde radio), senza commenti, senza cucina con foto annessa, senza facebook, senza nemmeno una sbirciatina a pinterest… roba da dubitare di esserne capaci!
Eppure sì, ce l’abbiamo fatta e probabilmente ci ha fatto pure bene, perché serve prendersi la distanza e spezzare un ritmo che, certo, sarà difficile da riacciuffare, ma che ha pure bisogno di tastarsi il polso e ripartire da sé.

Fash_onion frittata!

L’occasione era ghiotta, quanto inconsueta, e noi ci abbiamo messo del nostro. Così la domenica appena trascorsa l’abbiamo passata a rompere uova, a sbucciare cipolle, a scegliere outfit (ovvero menù in forma di look), a leggere la moda con il cibo, o il cibo con la moda. Insomma una frittata.
Ci abbiamo messo uova e cipolle, piume, cestini e padellini, ma avremmo voluto, a dire il vero, pure una gallina in carne, ossa e penne per interpretare a modo nostro l’invito a partecipare, assieme a Mirco_stilista ortista dell’orto di Michelle, all’edizione di quest’anno del Firenze4Ever organizzato da Luisa_via Roma a Firenze.

festa a Vico 2012

Ne abbiamo già letto, ne abbiamo pure già scritto in buona compagnia su Gastronomia Mediterranea, ma se è trascorsa poco meno di una settimana e la festa a Vico edizione 2012 è definitivamente archiviata, ci è ormai chiaro che in fatto di digestione, soprattutto quando si tratta di eventi, siamo spesso un po’ lenti. E tuttavia il ritardo e la decantazione delle foto, rimaste prigioniere nella scatola nera formato digitale, ha il vantaggio di far riprendere il fiato. Così succede con il tempo quel che succede con il passino: metti via il cuore dell’esperienza, metti da parte quello che a parte può stare ed elabori una lista corposa di buoni propositi per la prossima volta.

Pin It