Author

marie

Browsing

la trippa, quella finta

Lavorando sulle cucine regionali italiane spesso, anzi spessissimo ci siamo imbattuti nella trippa, nobile quinto quarto di lunga tradizione. E intorno alla trippa, regolarmente, si verifica il medesimo sorprendente fenomeno: la ricetta è sempre sostanzialmente la stessa, ma ogni contrada le regala il suo nome, convinta in cuor suo che si tratti di un unicum, di un prodotto autoctono.
 

la stracciatella lucana di Lina

A sbalzi, a tentoni, giocando a nascondino e qualche volta pure a rincorrersi la primavera sembra, nonostante tutto, arrivata. Ce ne accorgiamo dal verde che impera, dai mercati che si sono fatti più freschi persino qui a Barcellona dove le verdure sembrano vivere una stagione unica.

dip di carote, zenzero e Kombu

Che fate voi dell’alga Kombu? Io personalmente me ne dimentico. Ne abbiamo comprate quantità imprudenti quando sull’onda della rivoluzione salutista del Fotografo ho ceduto a quella vecchia malattia (che credo di portarmi dietro da sempre) che mi spinge compulsivamente verso ogni ingrediente nuovo, esotico o ancora peggio lontano nel tempo (praticamente il massimo del romanticismo).

Poi però l’alga Kombu (come del resto le sue sorelle) è rimasta lì, nello stipetto dell’armadio verde senza trovare una sua collocazione nè nella dispensa nè tanto meno fuori da quella… perché tocca dirlo i primi tentativi con un ingrediente nuovo non sono sempre esiti felici, ben più spesso finiscono per gridarci in voce forte e chiara che la cosa è semplice: se non l’hai usato fino ad ora una ragione ci deve pure essere…

Per fortuna Marie è una testolina rossa e un cuore indomito. A fine novembre ha fatto un viaggio in Bretagna e per qualche giorno si è fermata alla Pointe du Raz, la punta estrema dell’estrema Bretagna, quella che guarda agli Stati Uniti.
Siccome è un’anima romantica si è messa a calcolare che soltanto 5379 km a volo di uccello la separavano da New York e a me pare di vederla, dritta sulla scogliera, avvolta nelle sue sciarpe guardare ad Occidente. E poi proprio lì, in quel luogo mutevole di colori cangianti, di nuvole veloci e di vegtazione brulla si è rifugiata in un piccolo caffè con dentro una piccola libreria, uno scrigno del desiderio che vorresti avere sotto casa. Caldo accogliente, luminoso con una scelta intelligente (!) e curatissima per i libri di cucina, sguardo acceso sulla cucina sana.
Lì, in quell’angolo di finis terrae ha scovalo la nostra nuova bibbia sulla cucina delle alghe. E l’alga Kombu ha finalmente  avuto un senso, toccava solo arrivare alle soglie del Nuovo Mondo e guardare indietro verso Oriente.

 
 

La ricetta (tratta da La cuisine des algues di Xa Milne, ed. Rouergue)
4 o 5 carote
mezza cipolla rossa
4 cm di zenzero fresco
10 cm di alga kombu (fresca o reidrata per 5 minuti in acqua calda se secca)

Salsa di ispirazione giapponese che può accompagnare un pesce bianco, un pesce affumicato, carne fredda oppure spalmata sul pane come abbiamo fatto noi.
Riunire tutti gli ingredienti, tranne la salsa di soya, sale e pepe nel mixer e fare girare fino a quando il tutto non si è sminuzzato. Se la consistenza sembra troppo secca, aggiungere un cucchiaio in più di acqua. A questo punto aggiungete la soya, il sale ed il pepe. Si conserva per qualche giorno in frigo.

 

 

cake di polenta e limone

La casa di Marie è un porto di mare. Si parla (spesso) francese, (qualche volta) inglese, (all’occasione) giapponese, e (sempre) un franco-italiano con inflessione toscana mescolato a un italiano con leggera cadenza Roma-nord.
La cucina ne risente. Il forno è sempre acceso, la dispensa colma, la terrazza ormai un appendice di vita domestica.

In questa casa all’inizio di una primavera poco primavera sono sbarcati, direttamente da Parigi, Valérie e la sua famiglia.
Ma Jean Pierre, le mani e gli occhi di illustratore, è  intollerante al glutine e ha durato fatica in una Roma gonfia di paste e carboidrati.
Marie non sapeva bene da che parte girarsi e solo il giorno della partenza ha scovato su un numero di Saveurs questo cake sglutinato e a perfetto tema italiano.

quiche con zucchine (romane) e ricotta

“no ma che dici?! te lo mando un pacchetto di zucchine sottobraccio al Fotografo?”
Magari! ci sarebbe da dire, perché quando in primavera si ha voglia di verdure in tutti i modi, e i banchi dei mercati (italiani) si accendono di colori a Barcellona si tira dritto e ci si consola con la frutta, perché le zucchine continuano ad essere quelle a buccia scura, grosse, acquose e insapori che c’erano a gennaio e che ci saranno a luglio. Roba che viene la curiosità di capire dove è cresciuta, se ha visto mai il sole, la pioggia, la terra, se c’è stato mai un fiore a farle festa a dirle sveglia che è primavera.

Pin It