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spaghetti e folpetti

Se non fosse una faccenda ormai datata, e soprattutto ovvia, ci si potrebbe pure provare a riesumare quella parola che era così nuova e che oggi ci suona tanto vecchia: fusion. Sì perché vivere in un paese diverso, o semplicemente essere un po’ curiosi, così come il l fatto di mangiare spesso a casa sono cose che finiscono per esercitare le contaminazioni. Detto più semplicemente apri il frigo e vedi che si può fare.

pesto di sedano

Il sedano normalmente si defila. è anzi una di quelle cose che si rischia di dimenticare nella lista della spesa, quella che personalmente compilo con attenzione maniacale per poi dimenticare sul tavolo della cucina. Eppure quando il sedano  manca si sente. é fondamentale in quasi tutte le declinazioni del ragù, e del soffritto, ma anche nella caponata, che senza di lui non è la stessa, anzi non è proprio possbile.
Difficilmente però il sedano se la gioca da solo: sempre perlomeno in triade con cipolla e carota, ma spessissimo umilmente in coda in una lista infinita di ingredienti.
Poi un giorno quando il frigo del Fotografo langue più del solito, salta fuori che per necessità sa giocare pure da protagonista..

un pesto di piquillo

Roba da emigranti questi spaghetti all’imbrunire!
Anche se a guardarli bene e a dirla tutta la pasta non ci manca molto qui al quarto (quinto) piano della nostra casa barcellonese, per la semplice ragione che la si trova facile facile. La troviamo al Corte Ingles, la stessa Garofalo che pappiamo in Italia con solo forse qualche problema di cottura  (ma anche per quella alla fine ci siamo convinti che sia una questione di acqua o forse di mare, o forse di vento).
Insomma la pasta c’era e resta, con però la voglia (la necessità?) di cambiare il gioco delle associazioni, soprattutto quando è tarda sera e il frigo svaligiato. Finisce allora che si guarda in dispensa e si fa con quello che si ha, anche perché il tempo nonostante le giornate siano diventate lunghe ci resta corto… dunque di un prezioso vasetto di pimentos del piquillo, di una manciata di mandorle marcona, dei rami di timo comprati profumatissimi in erboristeria è saltato fuori un pesto che rischia di diventare ricorsivo…

aglio arrostito… ancora!

Repetita iuvant. Che poi in cucina, almeno nella nostra, non è tanto questione di essere didattici quanto di diventare proprio fissati: “scopri” qualcosa, fosse pure l’acqua calda, e non molli la presa. La scoperta rimane vispa in testa e si declina, si riscopre, si decanta e si ricanta come certi motivetti che non ricordi neppure più dove hai sentito.
Noi dell’aglio arrosto, lo dicevamo ieri, abbiamo sentito parlare a lungo prima di provare a cimentarci, ma ora che il vaso è aperto ci pare proprio di non poterne fare a meno, soprattutto che è facile, facile da morire…

la chitarra

Ci sono desideri, regali, mondi che solo un’amica può intuire. Non valgono fidanzati, compagni, mariti, non valgono convivenze consolidate, affinità elettive o sguardi languidi, ci vuole solo un’amica.
Perché, diciamocelo, quale fidanzato al mondo intuirebbe che con la casa intasata di caccavelle di cucina, di pentolini, attrezzi, piatti, scodelline, essiccatore, formine in forma di polpo, di geco, di stella alpina l’oscuro oggetto del desiderio e delle felicità sia proprio la chitarra, lo strumento (pure ingobrante) per fare quegli spaghettoni a sezione quadarata?
E invece lei, l’amica, lei lo sa. Lo sa perché sa sentire, perché passa con te le ore a impastarsi di farina anche i gomiti, lo sa perché conosce i nodi e le frustrazioni, perché desidera con te, vorrebbe una chitarra per sé e la regala a te.

pesto di spinaci crudi

Ecco, se poi proprio ve ne avanzasse qualche foglia di quegli spinaci di ieri, diciamo una tazza o giù di lì, non serve che li lessiate che infondo si mangerebbe assai poco ma così come stanno (giusto ben puliti) li mettete nel bicchierone del frullatore e aggiungete un poco di feta greca, ma anche se lo avete di caprino morbido. Bagnate con olio extravergine di oliva in quantità adeguata e ci condite la pasta, verde, verdissima pure lei per fare tiè a questo tempo di un grigio indifendibile.

tagliatelle di fondo e di gambo

Vabbè, sorvoliamo sul tempo, sorvoliamo sul lunedì, sorvoliamo sul calendario concreto e concentriamoci sull’idea che la primavera sia alle porte. Dunque in attesa di lasciare lo spazio ad asparagi, zucchine, piselli, fragole persino, consoliamoci con i carciofi che a loro volta son subentrati felicemente alla broccolaglia di cui, francamente, non se ne poteva più.
Ed a proposito di carciofi c’è da dire che se a Roma si concentrano su un taglio ragionato, tecnico e pure decisamente estetico che cerca di salvare resa e mangiabilità a Venezia invece vanno giù duro: tolgono tutto e arrivano al cuore, solo fondi e pure senza barbe! Partire d lì è una specie di lusso…

spaghetti (residuali) con pesto di sedano

Abbiamo ricominciato a cucinare (di mangiare in effetti non avevamo mai smesso) nella cucina nuova di Roma. Alle piastre a induzione, al loro sibili, alle loro regole, ci stiamo velocemente abituando. Anche il frigo borbotta in una lingua nuova ed è ancora tutto lindo e semi-vuoto, lontano anni luce dalle grandi battaglie delle giornete campali che hanno segnato la vita del suo precedessore.
Non tutto è a posto, ma insomma ci siamo quasi. Mancano le luci, mancano certi lavori del fabbro, manca soprattutto l’armadietto ricavato in una nicchia in cui stipare la dispensa e dunque, per conseguenza, viviamo un poco alla giornata, con il preciso intento di non fare progioneri! Nulla o quasi deve avanzare, lavoriamo di cesello e di centimetro. Due soli pacchi di pasta, di preferenza lunga; poche, pochissime scatole; un barattolo prezioso di cipolle di Montoro regalo di un’amica cara; un sacchetto di freselle per i momenti durissimi, anche questo regalo di un’amica sempre cara e previdente; il tè di cui ieri, sale, olio e poco altro, oltre naturalmente alla spesa fresca, quella che vive appunto giorno per giorno.
Questa pasta è la perfetta rappresentazione di questo vivere e di questo mangiare, ma non ha nulla di punitivo, anzi.
Lo abbiamo chiamato (impropriamente) pesto e abbiamo messo davanti il sedano, anzi avremmo dovuto dire le foglie di sedano perchè di questo si tratta, di ciò che spesso è solo scarto ed invece ha un sapore suo forte e fresco. Lo avevamo sentito dire a Identità Golose (ma chi si ricorda dove e quando?) e così quando ci siamo ritrovate in mano le foglie residue di un battuto di sedano utilizzato per la minestra di legumi di domenica ci è sembrato che proprio meritassero non solo di essere salvate, ma di essere protagoniste. Attori comprimari la ricotta di bufala, il pecorino, l’olio e un minuto spicchio di aglio.

spaghetti alla chitarra con pesto di cilantro, avocado e anacardi

Che si mangia quando si chiude un libro?
Questo week end è stato un tantino al cardio-palma, consegna incombente, Identità Golose incombenti, armadi incombenti, disordine incombente… risultato poco tempo per mangiare, poco tempo per cucinare (ovviamente non ciò che doveva finire sotto le luci del fotografo), poco tempo anche solo per pensare agli armadi, al disordine che si ammonticchiava implacabile, lui, tra lavello, tavoli, sedie e pure pavimento. Ma fosse che la fame, quella, si metteva a tacere con tante obiezioni in giro?
Giammai, visto che comunque sempre di libro di cucina si tratta, il risultato è che la fame cresce quanto il tempo diminuisce.
Allora si acchiappa un po’ quel che passa di là: un mazzo di coriandolo fresco (che qui per ascendenze spagnole del fotografo chiamiamo cilantro) che avanzava da cose in corso, anacardi che pure loro erano un fondo residuale di un altro progetto e gli spaghetti a sezione quadrata che quelli ci sono a prescindere. Poi siccome invece l’olio extravergine alla fine un poco scarseggiava, ci si è messi di ingegno ed abbiamo allungato (si potrà dire?) con la polpa di mezzo avocado che è ancora della scorta siciliana.

pasta e ceci senza ceci

Questa pasta è un remake, e come tutte le migliori re-interpretazioni di un grande classico si prende alcune (molte!) libertà, fino ad arrivare al punto di fare a meno del suo co-ingrediente principale, i ceci. Tanta disinvolta libertà se la poteva permettere Luca e soltanto Luca, che su queste pagine e pure su quelle del libro di Cucina di Roma e del Lazio ha firmato una sua celebre interpretazione di quella classica, classicissima… sì, però anche lì con qualche variazione…
Del resto la cucina vive sul filo di una trama che si ricuce ogni volta e raramente, o meglio quasi mai, procede dritta.

polvere di arancia, tagliatelle e carciofi

La pancia deve avere una sua memoria, o forse è la bocca che tieni i conti di quel che in passato ha funzionato per un’associazione di sapori, e così finisce per suggerirti all’orecchio che sì si può fare, perché no?!
L’idea di partenza è stata di quelle semplici e domenicali (tiriamo un po’ di pasta), poi però pareva brutto non giocarci un po’ sopra (ma quelle scorze di arancia seccate con l’essiccatore nel barattolo lì dietro alla farina di grano arso della Virgi?), e infine bisognava pure condirla con quel che c’era in frigo (pensando di essere originali e invece mica tanto)

linguine del fotografo: avocado e limone

Derrate di sussistenza dalla campagna siciliana cominciano ad arrivare con più regolarità e raddoppiata efficenza. Stavolta è doppio anche il pacco. Uno pieno di arance dolci, pare di una esotica qualità vanigliata, che contrastano vistosamente con una pila di arance amare appena giunte in un enorme sacco dalla vicina campagna romana (ma questa è un’altra storia…).
Ma a Maite la frutta dolce… fa storcere il naso.
L’altro (pacco), preziosissimo, trabocca di avocadi… È qui che si ferma l’attenzione delle cuochette!
Al fotografo non resta che rimboccarsi le maniche e mettersi ai fornelli, mentre quelle due aspettano in tavola con il bavaglino infilato nel colletto, la forchetta in pugno e la lingua di fuori.

spaghetti al “pesto” di aneto e coriandolo

è stata una settimana di carboidrati, un week end di carboidrati (e di pasta in particolare, per ragioni che racconteremo) e ancora non demordiamo. Alle prese con cassette da dipingere, coccarde da intagliare, conetti, profili, cornici tutti rigorosamente bianchi per la festa notturna di giovedì resta poco tempo per spadellare. Così l’aneto che è spuntato in giardino (!) e un mazzetto di coriandolo fresco a rischio appassimento finsicono nel frullatore, che qui tempo di pestare a mano non ce n’è.
Stanotte poi c’è pure l’eclissi, ma il piatto almeno quello è già bianco di suo.

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