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con i bambini

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la trippa, quella finta

Lavorando sulle cucine regionali italiane spesso, anzi spessissimo ci siamo imbattuti nella trippa, nobile quinto quarto di lunga tradizione. E intorno alla trippa, regolarmente, si verifica il medesimo sorprendente fenomeno: la ricetta è sempre sostanzialmente la stessa, ma ogni contrada le regala il suo nome, convinta in cuor suo che si tratti di un unicum, di un prodotto autoctono.
 

I biscotti di don Pepito e di don Josè

Qualche volta quando si inizia a giocare non c’è modo di fermarsi. Cominci in un punto qualsiasi, afferrando il lembo di un pensiero e tirando forte, sperando senza nemmeno saperlo di far cadere dal tavolo tutta la noia di un pomeriggio girato un po’ male. E così, proprio così ci è capitato con questi biscotti che volevo fare da una vita senza mai trovare nè il tempo nè la strada e che si sono alla fine animati di quel che c’era.

tartufi di avocado

Qui ultimamente con i dolci ci andiamo piano. Lo zucchero si è trasformato in uno spauracchio da marameo: si affaccia tra gli ingredienti e fa un buuu! tremendo… tutti corrono a nascondersi, il Fotografo per primo, lui che ha passato tutta la sua prima giovinezza a difendere le dosi alte per principio… se si chiamano dolci, una ragione ci sarà.

come una giraffa

Lo confesso: l’ho avuta sempre (e molto, molto prima di iniziare a cucinare)  un’antipatia viscerale per tutto ciò che in cucina è (anche vagamente) figurativo . Pomodorini travestiti da funghetti, pulcini di uovo e baffi di erba cipollina mi hanno fatto sempre più paura che tenerezza. Ma ognuno, si sa, ha le sue debolezze, i suoi traumi, i suoi mai e poi mai.

cake di polenta e limone

La casa di Marie è un porto di mare. Si parla (spesso) francese, (qualche volta) inglese, (all’occasione) giapponese, e (sempre) un franco-italiano con inflessione toscana mescolato a un italiano con leggera cadenza Roma-nord.
La cucina ne risente. Il forno è sempre acceso, la dispensa colma, la terrazza ormai un appendice di vita domestica.

In questa casa all’inizio di una primavera poco primavera sono sbarcati, direttamente da Parigi, Valérie e la sua famiglia.
Ma Jean Pierre, le mani e gli occhi di illustratore, è  intollerante al glutine e ha durato fatica in una Roma gonfia di paste e carboidrati.
Marie non sapeva bene da che parte girarsi e solo il giorno della partenza ha scovato su un numero di Saveurs questo cake sglutinato e a perfetto tema italiano.

fragole e camomilla

Delle fragole sono noti i matrimoni classici (fragole e panna ça va sans dire, e pure fragole e cioccolato) ma anche quelli che, almeno un tempo, sono sembrati estrosi, persino irriverenti (fragole e aceto balsamico, oppure fragole e parmigiano che andava tanto nei tardi anni ’80 con pure lo champagne).
Ma se poi si trovano vicini (per caso, tocca ammetterlo!) nello stesso banco di cucina quel frutto rosso e quel fiore romantico? Sorpresa. E vorresti averci pensato prima.

i ghiaccioli di Anna

Quanti gelati si possono mangiare in un giorno? Quanti no, quanti sì, quanta autonomia tra il domandare e lo spalancare da sola la porta del frigo basso?
Mamma voglio un ghiacciolo, facciamo i ghiaccioli, compriamo le fragole, ci mettiamo il lattuccio speciale, controllo io se sono pronti, voglio ultimo, ultimissimo, lo mangio mentre guardo la Pimpa, ecco il bastoncino lo mettiamo a lavare…

i biscotti di sant jordi

Sabato qui è stata festa. Non è che a Barcellona sia esattamente una cosa rara, visto che ogni scusa è buona per spassarsela, ma alla festa di Sant Jordi siamo affezionati in modo particolare. è un giorno di sole in cui la città si veste di rose e di libri, festeggiando insieme due idee romatiche che insieme stanno benissimo.

Così, visto che la leggenda recita draghi, principesse, cavalieri ci siamo messi a far biscotti da portare con un giorno di anticipo all’asilo. Avevamo castelli, molte spade e cavalieri a cavallo (gli stessi a dir la verità che erano serviti per San Martino, ma tant’è…) ci mancavano draghi, principesse e rose, ma per l’anno prossimo ci organizzeremo.

riso al latte

Le riz au lait fa parte della merenda di molti bambini francesi e non solo: cambia il nome, a volte di poco la ricetta e certamente la provenienza del riso ma per il resto la tradizione è la stessa in Spagna e anche in Portogallo.
Qui a Barcellona fa parte del menù delle Granjas, ovvero di quella specie di latterie che sono dedicate alla colazione e alla merenda, in buona compagnia di churros, magdalenas, mel y matò e altre coccole regressive, ma per Marie sono Francia senza se e senza ma.

Barrachine di Natale

Ci siamo. Anche quest”anno tra corse e riconcorse, aerei, treni, ruote di gomma e ruote di carta siamo a casa per Natale.
E se è vero che negli anni le case e le vite si sono fatte mobili, lunghe, a volte persino distanti è bello avere un luogo dove tornare aspettandosi che tutto sia sempre un poco uguale, con lo stesso sapore tra le labbra. Per questo abbiamo scelto per fare gli auguri questi dolcetti che vengono dalla memoria campagnola di Marie, cresciuta nel Chianti con l’accento francese e la radice spagnola.
Non erano cosa di casa sua queste barrachine, ma l’esotismo vicino e profumatissimo della cucina ciociara della sgnora Elvira, nonna delle sue amiche bambine. Da allora questi scrigni candidi conservano il ricordo inaspettato della marmellata di visciole, agra e dolce, perfetta per ciucciarsi le dita.

Auguri dunque! che il Natale sia dolce e l’anno che inizia un cestino colmo di barracchine.

Crostata di alberelli bianchi

Non abbiamo mai fatto fatica a mangiare le verdure, anzi.. zucca, avocado, broccoli, zucchine, fagiolini e pastinache in un balletto facile e pure colorato che faceva pensare che ci vuole? Ma tutte le storie sono fatte per vivere di parentesi e così, da un giorno all’altro, le verdure son diventate una cosa nemica: se le mangia la mamma! se le mangia il papà!
Sono sopravvissute a questa diaspora poche cose: gli avocadi (specie quelli che il nonno ha portato dalla Sicilia), i fagiolini e lui il cavolfiore, quello bianco, ma solamente fatto a racconto e trasformato in una selva di minuscoli alberelli. Anna inzia sempre dai più piccoli, piccoli come Anna, ma poi ne mangia una foresta cavalcando sul filo sottile della mia idiosincrasia con il cibo figurativo.

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