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con i bambini

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Barrachine di Natale

Ci siamo. Anche quest”anno tra corse e riconcorse, aerei, treni, ruote di gomma e ruote di carta siamo a casa per Natale.
E se è vero che negli anni le case e le vite si sono fatte mobili, lunghe, a volte persino distanti è bello avere un luogo dove tornare aspettandosi che tutto sia sempre un poco uguale, con lo stesso sapore tra le labbra. Per questo abbiamo scelto per fare gli auguri questi dolcetti che vengono dalla memoria campagnola di Marie, cresciuta nel Chianti con l’accento francese e la radice spagnola.
Non erano cosa di casa sua queste barrachine, ma l’esotismo vicino e profumatissimo della cucina ciociara della sgnora Elvira, nonna delle sue amiche bambine. Da allora questi scrigni candidi conservano il ricordo inaspettato della marmellata di visciole, agra e dolce, perfetta per ciucciarsi le dita.

Auguri dunque! che il Natale sia dolce e l’anno che inizia un cestino colmo di barracchine.

Crostata di alberelli bianchi

Non abbiamo mai fatto fatica a mangiare le verdure, anzi.. zucca, avocado, broccoli, zucchine, fagiolini e pastinache in un balletto facile e pure colorato che faceva pensare che ci vuole? Ma tutte le storie sono fatte per vivere di parentesi e così, da un giorno all’altro, le verdure son diventate una cosa nemica: se le mangia la mamma! se le mangia il papà!
Sono sopravvissute a questa diaspora poche cose: gli avocadi (specie quelli che il nonno ha portato dalla Sicilia), i fagiolini e lui il cavolfiore, quello bianco, ma solamente fatto a racconto e trasformato in una selva di minuscoli alberelli. Anna inzia sempre dai più piccoli, piccoli come Anna, ma poi ne mangia una foresta cavalcando sul filo sottile della mia idiosincrasia con il cibo figurativo.

cavolo e sale

La cottura al sale mette allegria, ma per qualche strana ragione finiamo per dedicarla esclusivamente (o quasi) al pesce. Eppure il gioco un po’ infantile e un po’ primitivo di seppellire, o di costruire uno scrigno che funzioni come una pentola è una magia possibile tale e quale anche per altre cose, prime fra tutte le verdure. Dunque in crosta di sale questa volta ci è finito un cavolfiore, complice un pomeriggio passato a sfogliare riviste di cucina in tre lingue (anzi quattro… italiano, francese, castiliano e catalano) come non succedeva da troppi, ma troppi troppi pomeriggi.

castanyada e panellets

Il week end è di quelli definitivi, segna persino qui l ‘arrivo dell ‘autunno, anche se ci ostiniamo a girare senza calze, con una maglietta appena sulle spalle e l ‘inconscio nega forte forte che la luce, quella sì, sia scesa. A ricordarci che di sottecchi entra novembre è stata la Castanyada, la festa che in Catalunya celebra Tots Sants ma che, come tutte le tradizioni celtiche, occitane e anche romane, è legatà  al culto dei morti. Naturalmente, come il nome dice facile, si celebrano le castagne e soprattutto la castanyera, una specie di befana anticipata che scende dalla montagna con una camicetta che le va piccola piccola e una gonna che le fa campana, per portare anche in città  l ‘autunno e il suo frutto. E noi abbiamo avuto tutta la settimana per aspettarla…

chips al lime

Non è come sembra, non sempre almeno. Queste patatine qua sopra, o a dire meglio queste chips incartocciate, sono quasi (e dico quasi…) senza sensi di colpa. Non sono fritte ma fanno gola, sono facili ma ci stanno tutte e la faccenda del lime si porta dietro tutto un profumo di esotismo a portata di mano. Insomma nella lista delle cose da fare, quella che di questa stagione si allunga a dismisura (visto che l’anno continua per noi a iniziare con “la rentrée des classes”), aveva un posto molto in cima, compromesso molto gustoso tra propositi detox e necessità di coccole.

Blondies…

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L’esercizio pareva in partenza semplice: cosa fare con un fondo di susine bionde? mille possibilità che si schiudono, pur attenendosi solo alla declinazione dolce: crostata, crumble, torta di frutta semiclassica, torte sanerrime consigliate via FB da Cobrizo, ed Enzina che parteggia per la torta della mamma di Alex forever…
Quando però si tratta di mettersi in moto, che manca il tempo, che stasera siamo a cena da Silvia, che fuori piove, ecc ecc ti allacci il grembiule, ti giri nella cucina linda e piccolissima e ti accorgi, per la prima volta per davvero, che sei in una terra sconosciuta.
Inscatolato l’inscatolabile, e abbandonati i ponti (2 calicanti su 3) ci siamo infatti trasferiti, con poche armi e pochissimi bagagli, in una casa provvisoria, piccina picciò. Nuovo quartiere, nuovo mercato e nuova cucina.

lavash

Con le dita. Con le farine. Con i bambini.
Nella nostra personale, personalissima categorizzazione (ovvero, quella roba che suddivide i post in caselline all’interno del menù del blog) questi croccanti, facilissimi, pani-gallette-crekerini sono finiti così. E non è che non si dica la verità. Per impastarli ci vuole tutto il piacere tattile di usare le mani, la farina è praticamente tutto quello che c’è dentro e tutto fa pensare che dopo questo primo assaggio proveremo a mixarne di diverse. Infine i bambini, che non sono tra gli ingredienti, li vedremmo decisamente bene nel manipolare e nello stendere questo impasto facile facile, anche perché se ce lo avete a disposizione uno di quei mattarellini piccoli tipo giocattolo questa volta viene proprio perfetto all’uso. Se non lo avete pace, anche una bottiglietta liscia e non troppo sagomata sarà perfetta.

sformato di patate di nonna pina

Classico sì certo, ma come si direbbe in lingua food-glamour molto, ma molto comfort-food. La verità è che come lo fa lei, nonna Pina, nessuno al mondo. E non è questione di essere di parte è proprio oggettivamente vero, una di quelle verità assolute e imprescindibili che anche nel corso dell’ultima estate siciliana non abbiamo potuto che confermare.
Che poi se glielo dici quanto è buono, lei si schermisce, “guarda, é facilissimo” dice, e facilissimo in effetti sembra davvero. Però. Però sarà che i bianchi li monta a parte, sarà che le patate devono essere asciutte, sarà che lo cuoci col fuoco giusto e poi lo lasci riposare, ma insomma è buonissimo.
Anche Marta, ghiotta di carote ma anche di patate, sembra averlo molto apprezzato nel corso di una certa cena campagnola sotto il pergolato di kiwi.

la banda-biscotti dei calycanthus junior

Ovvero, quattro ricette di biscotti per sfamare una tribù
Ovvero, Buon Compleanno zia Marie!
La Casa di nonna Maria Cristina è rifugio di tribù di varia specie, polimorfe, poliglotte… umane, canine, per non parlare dei polli nel pollaio, le anatre nello stagno e del pavone che si da gran arie con le galline. Per il compleanno di Marie sbarca qui anche la tribù dei calycanti (ma altre tribù stanno convergendo) e allora, libri e grembiuli alla mano, la banda dei petits (Camille, Charlotte, Jeanne, Nicolas, Noe, Sarah) sfodera un intero repertorio di leccornie, subito preda del fotografo e di tante mani golose.

cake di feta, semi di girasole e fiori di finocchio

La primavera occheggia e noi proviamo a occhieggiare a lei, così tiriamo fuori i semini del girasole e i fiori del finocchio per un cake che all’origine avrebbe dovuto avere tutt’altro aspetto… Sulla faccenda delle attese deluse, però, o come in questo caso delle muffin già spese (prima di averle sfornate…) intendiamo tornare prestissimo e in dettagliato dettaglio per la raccolta geniale delle cuoche dell’altro mondo…
In questo caso in effetti, a parte la questione della forma, il risutato è stato del tutto piacevole, buono e rassicurante per quanto forse un po’ troppo classico… va bene per il pic-nicque (è troppo presto?), va bene per il brunch della domenica, va bene da portare avvolto nel tovagliolo al primo coraggioso aperitivo in terrazza, insomma va bene… anche se noi un po’ nostalgia delle muffin che avrebbero dovuto essere e non sono state, ce l’abbiamo!  

La cucina delle meraviglie. Il pdf di febbraio

Ci siamo! Dopo aver passato gli ultimi giorni a correre in giro disperato sempre troppo di fretta,  preoccupato per i suoi baffi e le sue zampette (oltre che per la sua pellaccia), il fotografo con un colpo di scena degno del cappellaio, ha tirato fuori dal cilindro il pdf di febbraio. 
Dentro c’è Alice tutta quanta, più o meno, o comunque un buon pezzettino. Strano, stranissimo e sempre più stranissimo! Perché a rileggerla la sua meravigliosa storia è farcita di cose da mangiare: dolcetti, crostate, ma pure naselli, mostarda e brodo di finta tartaruga… tutte cose che fan crescere, ma anche ritornare piccini, che a sbocconcellare un biscotto non si sa mai se si crescerà di 3 metri o ci si rimpicciolirà fino a 3 centimetri… 

tortine frolle di radicchio & zucca

Queste tortine sono nate come un esperimento e finiscono come un consiglio. Il fatto è che se la zucca è dolce e il radicchio è amarognolo, manca il sale, l’agro e il piccante.
L’idea era di risucire a metterceli dentro tutti…
Alla zucca si è unito un po’ di peperoncino, al radicchio l’aceto balsamico, ma il punto non sta qui.   
L’esperimento vero che poi è il consiglio è stato usare la pasta frolla dolce (e pure leggermente vanigliata) per avvolgere il tutto, era la prima volta! ma ci sono naturalmente (come quasi sempre in cucina) dei precedenti e in questo caso illustri, in particolare nella antica cucina ferrarese
Insomma la morale è: se ancora non ci avete provato, provateci!

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