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menù dal vero

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l’estate è finita!

Ci siamo rassegnati, anche giocando a fare la sponda tra Roma e Barcellona, anche credendo di muoverci sempre incontro al sole alla fine è arrivato il momento di mettere via le illusioni, rinunciando a stiracchiare ancora qualche brandello di un’estate diventata davvero troppo corta. Sempre coi piedi scoperti ci è scappato fuori anche il primo raffreddore.
Del resto l’autunno ha il suo buono, che in cucina tende ad essere tanto. Anche perché l’annuncio era già lì, in una cena di qualche sera fa ancora a Roma, una cena che si pensava persino estiva ma misurava già il passo della luce che scende e dell’addio ai pomodori.

una cena indo-romagnola

Di quale materia è fatta una cena? è l ‘elenco sussiegoso delle pietanze? la lista della spesa dimenticata sul tavolo prima di uscire? la pila dei piatti disarmati nell ‘acquaio o l ‘apparecchiatura linda che ancora non ha scricchiolato nemmeno una piega? Sì certo è tutto questo, e molto altro. La materia dei suoi piatti, i sapori messi in sequenza, la somma e pure la moltiplicazione delle sue componenti Tutto vero, eppure tanto, troppo astratto in una faccenda che è invece tanto e tanto concreta. Una cena è cosa semplice: un tavolo (a volte nemmeno quello) e qualcuno che condivida una qualche forma di pane. Insomma qualcuno che ti apparecchi (la cena), ed è una gran cosa! Anche perché, diciamocelo, tra gli effetti collaterali più spiacevoli di questi anni di cucina nel blog e del blog in cucina c ‘è il paradossale diradarsi degli inviti.

menù dal vero: una cena per cinque a fine ottobre

Mille quasi mille, e per la precisione 975 sono a ieri i post pubblicati su questo blog, la maggior parte, manco a dirlo, sono ricette passate per le nostre mani, le nostre bocche e le nostre pance. Carni, pesci, zuppe (tante), dolci (di Marie), biscotti, polpette assieme ad appunti, mercati e libri che hanno accompagnato i giorni e segnato la nostra vita non solo alimentare. Sì ma in tutto questo menù di carta virtuale ci ricordiamo qualche volta di replicare e di assemblare?
No perché nel nostro cucinare che è reale, realissimo e quotidiano, tanto da essere in qualche modo la nostra cifra, finiamo per declinarci sempre in copia unica: mai rifare una ricetta (soprattutto se funziona!) perché non si pubblica due volte, perché vuoi mettere sperimentare da capo? Si tratta chiaramente di una malattia seria e preoccupante, che per fortuna non ci attanaglia sempre e nella vita replichiamo, replichiamo ciò che ci piace, qualche volta persino senza sentirci in colpa.
Così abbiamo pensato di inserire e in qui e in là qualche menù dal vero, qualche replica fedele di quel che è stato sulla nostra tavola, non solo perché come diceva la mia mamma il difficile è comporla una cena nella sua coerenza “grammaticale” e “lessicale”, ma anche perché così può servire da promemoria.

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