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riso al latte

Le riz au lait fa parte della merenda di molti bambini francesi e non solo: cambia il nome, a volte di poco la ricetta e certamente la provenienza del riso ma per il resto la tradizione è la stessa in Spagna e anche in Portogallo.
Qui a Barcellona fa parte del menù delle Granjas, ovvero di quella specie di latterie che sono dedicate alla colazione e alla merenda, in buona compagnia di churros, magdalenas, mel y matò e altre coccole regressive, ma per Marie sono Francia senza se e senza ma.

la torta di Carmen

Carmen è la nostra vicina, ma proprio vicina vicina vicina. Quella che se ti mancano lo zucchero, il burro, i cucchiaini, la pentola, le sedie… Quella che certe sere le porte sul pianerottolo restano aperte perché Annina corre di qui e di lì, ballando flamenco e ridendo in due lingue… Quella che non si spaventa del mio accento pauroso e finge di capire la mia sintassi… insomma è la Carmen, la nostra vicina.

la torta di mele di Angela

Ci sono giornate che tutto rema contro. Le cose cascano di mano, la batteria della bilancia è scarica, la busta dello zucchero bucata sul fondo, la teglia che ti serve già sporca.
Sarebbe forse più saggio accarezzare per il giusto verso segnali tanto chiari e smettere di insistere, ma quando hai deciso che è il giorno, l’ora, il minuto di infornare una torta non c’è ragionevolezza che tenga. Le uova sono già fuori, lo zucchero (quello bucato che ha già imbrattato mezza cucina..) pure, la farina, le mele e che manca? il lievito sì, e nient’altro. Perché questa torta, che è la geniale evoluzione di un pandispagna, non ha burro, né latte, né olio, sta sù da sola, come una magia bella.

Barrachine di Natale

Ci siamo. Anche quest”anno tra corse e riconcorse, aerei, treni, ruote di gomma e ruote di carta siamo a casa per Natale.
E se è vero che negli anni le case e le vite si sono fatte mobili, lunghe, a volte persino distanti è bello avere un luogo dove tornare aspettandosi che tutto sia sempre un poco uguale, con lo stesso sapore tra le labbra. Per questo abbiamo scelto per fare gli auguri questi dolcetti che vengono dalla memoria campagnola di Marie, cresciuta nel Chianti con l’accento francese e la radice spagnola.
Non erano cosa di casa sua queste barrachine, ma l’esotismo vicino e profumatissimo della cucina ciociara della sgnora Elvira, nonna delle sue amiche bambine. Da allora questi scrigni candidi conservano il ricordo inaspettato della marmellata di visciole, agra e dolce, perfetta per ciucciarsi le dita.

Auguri dunque! che il Natale sia dolce e l’anno che inizia un cestino colmo di barracchine.

la mousse vegan di Giulia

Tocca crederci al destino. A volte vive nella biforcazione di un incrocio, sulla soglia mancata o varcata di un soffio, nello sliding doors quotidiano di ognuno, o nel numero prossimo che il caso ci assegna nella pancia dell’aereo. E proprio così nel pendolarismo tra andata e ritorno, tra Roma e Barcellona, tra una casa e un’altra casa abbiamo incrociato (giusto un anno fa!) il destino di Giulia e quello seduto accanto di Luis. Sono diventati un po’ la nostra famiglia catalana (beneché di catalano in effetti non ci sia nessuno), con cui dividiamo la cena del fine settimana e quello che apparecchiamo per lavoro o per piacere, quasi sempre per tutte e due le cose.
Hanno mangiato quasi tutte le puntate del nostro Allacciate i grembiuli sul Corriere della Sera, spaziando con disinvoltura dalla zuppa confortante di Terlano (la preferita di Luis) agli esperimenti più azzardati, compresi quelli che non saranno mai pubblicati. Insomma digeriscono tutto, come succede nelle migliori famiglie.

Ma Giulia, che è giovane e poliglotta, ha la sua cucina in mano, con radici sicule (ah le coincidenze!), sguardo russo (ah l’amore!) ed estro vegetale con inclinazione vegana (e qui sospetto che c’entri il suo lavoro ma anche la sua età). Morale ci ha portato in casa questo miracolo a cui stentavo a credere: una mousse al cioccolato totalmente vegana e per nulla punitiva. 

una torta storta

Decadente. Tutta la faccenda è certamente decadente, ma come spesso succede, è nata per amore.
Ho comprato il secondo libro di Linda Lomellino in edizione spagnola (che ormai qui con le lingue non facciamo più nessuna distinzione e tutto si mescola e, aimhè, si confonde pure…). è un libro bellissimo, con fotografie bellissime e il tentativo di unire nozioni di pasticceria, di fotografia e di styling. Tutto bene, tutto ok (anche perché Marie ha nella libreria in cucina a Roma il suo primo libro che abbiamo saccheggiato a man bassa, da ultimo per una torta autunnale cliccatissima su Instagram che è servita per celebrare degnamente il compleanno di Alex). Con tutte queste fauste premesse ho messo in cantiere questa torta esagerata che recitava frosting e pop corn caramellato…

pavlova remake

Ci abbiamo messo un’eternità ma la pavlova è definitivamente sdoganata. Per un secolo e forse oltre l’abbiamo considerata difficile quanto sontosamente vintage, decadente e pure bellissima, seduttrice e zeppa di insidie: una di quelle cose da mettere in cantiere con premeditazione e sospiro.
Ma è una truffa, è falso, non è vero!
La pavlova è in realtà il dolce del riciclo, quello che dà un senso agli albumi avanzati a languire nel barattolo, quello che declina il filo delle stagioni e di quello che c’è nella dispensa. Serve poco, serve niente, mettete via anche il sac à poche, il dorso del cucchiaio la fa più bella.

La Tatin del Fotografo

Lo scorso fine settimana è stato il compleanno del Fotografo. Ne compiva un numero imprecisato di anni e con l’aria vaga, già seduto a tavola, boffonchiava di non ricordare. Quanto però alla richiesta del dolce per la sua festa non ci sono state nè esitazioni, nè vuoti di memoria: la Tarte Tatin voleva con anche, sottolineato in rosso tre volte, mezzo chilo di crème fraiche.
Roba da sudar freddo perché la Tarte Tatin è sì un dolce in fondo semplicissimo, ma tutt’altro che senza pretese (esattamente come il fotografo ndr). Se poi ci si aggiunge che quell’uomo “dai gusti semplici” ha avuto in cucina una formazione bretone, segnata dalla magia dei dolci della nonna Fanette, rimane che ogni volta che si mette mano a quella torta lì si balbetta in francese e ci si torce il torchon tra le mani.
Quest’anno poi, mettendola in cantiere per la prima volta a Barcellona, non avevo contemplato la questione renette. Che ci vuole? vien da dire, ma senza riaprire ferite e polemiche dirò che qui le mele sono di tre tipi solamente, al massimo quattro via (golden, gala, golden smith e qualche fuji), di renette nemmeno a parlarne. Nemmeno il “pusher” del Raval questa volta ha fatto la magia…

mistake!

L’impasto era a prova di bomba. Quella formula semplice che porta il nome di Pierre Hermé che è stata tanto e tanto provata e comprovata, una di quelle cose tanto facili che sta persino nella memoria stretta di chi, come noi, ha aperto un blog anche per non dimenticare le ricette di sempre (e tutte le altre…). La fai con una mano sola, chiudendo un occhio per non pensare alla quantità di burro e cioccolata che impasti senza nemmeno separare i tuorli dagli albumi, poi ti serve solo il tempo di sciacquare la terrina ed è già fuori dal forno: poca premeditazione, poca cottura e pochissimo lavoro. What else?

Pavlova di corsa

Ma veramente è già  passato (quasi) novembre? il calendario è strano e tutt ‘altro che oggettivo: accellerà  e langue, indugia in ottobre e corre in novembre, il mese è agli sgoccioli e non ci diamo ragione. Deve essere in qualche modo colpa di Natale che si inizia a sentire da lontano e che per una regola implicita ci (mi) coglie sempre impreparati. Nel nostro libro dei calendari dell ‘Avvento lo avevamo sentito: Natale arriva presto ed anzi è già  qui, come una promessa financo una minaccia. E dunque eccoci, eccoci qui a fotografare di corsa una pavolova usandola come scusa per ricordare che ci sono poche ore ancora per mandarci foto, descrizione o racconto del vostro calendario di Avvento, in premio lo ricordiamo un calendario fatto con le nostre manine e pronto a partire, manca solo l ‘indirizzo del destinatario. Dentro non ci troverete la pavlova, ma pensieri dolci, quelli sì.

castanyada e panellets

Il week end è di quelli definitivi, segna persino qui l ‘arrivo dell ‘autunno, anche se ci ostiniamo a girare senza calze, con una maglietta appena sulle spalle e l ‘inconscio nega forte forte che la luce, quella sì, sia scesa. A ricordarci che di sottecchi entra novembre è stata la Castanyada, la festa che in Catalunya celebra Tots Sants ma che, come tutte le tradizioni celtiche, occitane e anche romane, è legatà  al culto dei morti. Naturalmente, come il nome dice facile, si celebrano le castagne e soprattutto la castanyera, una specie di befana anticipata che scende dalla montagna con una camicetta che le va piccola piccola e una gonna che le fa campana, per portare anche in città  l ‘autunno e il suo frutto. E noi abbiamo avuto tutta la settimana per aspettarla…

due pesche e una tazza di yogurt

Credevo di ricordarla a memoria, la torta di yogurt, quella misurata in vasetti che è stata, quasi certamente, il mio primissimo esercizio di calligrafia sul quaderno di ricette della mamma. Invece no, ricordarla non la ricordavo, ma lei è rimasta lì, incertezze ed errori di ortografia compresi, a ricordarmi che c ‘è stato un tempo in cui impastarla era un ‘avventura concentrata, quasi quanto scrivere l ‘esotica parola y-o-g-u-r-t.

chiffon cake tra Roma e Barcellona

Il tempo scorre, passa, anzi corre, e le briciole di cibo spesso restano attaccate alle dita, a volte alle pagine. è stato il caso di questo chiffon cake, a lungo incolonnato nella lista inespugnabile delle cose da fare, e poi d’improvviso diventato una sorta di routine romana, proprio mentre provavamo a destreggiarci in un buffo pendolarismo Barcellona-Roma, Roma-Barcellona.
Marie ci ha messo tutto quello che ci voleva: recuperare lo stampo, il cremor tartaro e un po’ di coraggio nell’affrontare un dolce molto famoso, alveolatura stretta, sofficità e leggerezza modello chiffon. A Barcellona sono arrivate per prime le foto (mano di Luca e styling Marie) e le promesse (“quando venite lo facciamo, è una stupidaggine…”), poi i primi di luglio è stato proprio lui, un etereo chiffon cake, ad accoglierci a Roma e a festeggiare replicato per 3 il primo compleanno di Anna in un pic nic (bianco!) a Villa Pamphili.

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