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La Cucina di Napoli

Silenziosi, anzi silenziosissimi siamo stati in questo inizio di anno che si è fatto lungo lungo. Ma la verità è che molte cose bollivano in pentola e ancora bollono, in diverse fasi di cottura e di sapore.

Oggi però dovevamo proprio riallacciare il filo perché siamo felicissimi di poter dire che finalmente, dopo tre anni di lavoro, esce la nostra Cucina di Napoli, progetto calycanto scritto, pensato e vissuto assieme a Lydia Capasso, sempre per Guido Tommasi Editore.

Dentro c’è un viaggio lungo lungo fatto di stagioni diverse e di sguardi diretti ed obliqui, perché Napoli è una città (e una cucina) difficile da capire e da afferrare fino in fondo. Quando credi di averne acchiappato il filo, scopri che ce ne sono molti altri tesi in direzioni intricate, sovrapposte o centrifughe, ma sempre bellissime.

Come per i fili di panni stesi che non siamo riusciti a fotografare così i fili di Napoli si muovono tra i clichè e la verità e tutto si tiene: la pizza a portafoglio, la poeticità dello scammaro e delle vongole fujute, i timballi e le sfogliatelle ricce, il danubio, la galantina, quel che viene da dentro e quello che veniva da fuori.

Suntuosa o povera, la cucina di Napoli non si accontenta, celebra il boccone che mastica avidamente e anche il suo immaginario, senza poter distinguere, come ricordava Erri De Luca, tra il ragù e la notizia del ragù, quel profumo lento e sicuro che avvolge la casa, il vicolo, la strada, che non solo annuncia il pranzo, la domenica, la festa ma che è già tutto questo.

Oderzo Food Fest 2018

Sono state settimane dense, di corse e rincorse, aerei, chilometri in macchina, pranzi in autogrill, baci al volo e incastri miracolosi. E ora che siamo tornati alla base tra Barcellona e Roma, riavvolgiamo il filo e riguardiamo indietro per fissare un poco ciò che è andato tanto veloce.

la fabbrica delle caramelle

Ieri è stato il primo giorno di scuola, per Anna e per noi, e siamo naturalmente riusciti a far tardi.
Diciamo che quest’anno ce l’abbiamo messa tutta: partiti con un giorno di ritardo e con una tempesta in corso, siamo arrivati a Barcellona notte tempo, un poco “mareati” per il ballo dell’aereo, con quasi nulla in frigorifero e quattro lavatrici in programma.

il masetto 2018

Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno…
Da quando siamo tornati dalla Sicilia non ci siamo chetati un minuto, facciamo in sù e in giù come le biglie di un flipper, Roma Rovereto, Rovereto Roma, per fortuna non a cavallo (!) ma così a stretto giro che gira un poco la testa.

Cerzazza 2018

è arrivato settembre e come al solito ci ha colti di sorpresa. Quest’anno, però, abbiamo alle spalle la scusa di un agosto che non ha fatto il suo dovere, che ha pianto troppa pioggia, persino nell’assolata Sicilia dove l’acqua è miraggio, sempre annunciata e sempre sconfitta.

la festa del mercat de Sant Antoni

Quante ragioni esistono per fare festa? a Barcellona milioni, e lo diciamo spesso: ogni giorno ha il suo santo, la sua tradizione, la sua cercavilla, i tamburini, i Giganti, i Castellers e tutto il resto. Barcellona è la città con due patrone, una d’estate e l’altra d’inverno perché è troppo lungo aspettare un anno intero per ritrovarsi nella festa grande della città (anche se una delle due patrone se l’è legata al dito e fa sempre piovere quando festeggiano quell’altra).

that’s Pan’ino!

Qui ad inglese siamo messi così così. Per ragioni tanto lontane da averle oramai perse di vista ci sono capitate in sorte tutte o quasi le lingue neo-latine, anche un poco di latino (e persino di greco) a voler scavare fino in fondo. Dunque francese tanto, castillano pure, catalano in divenire e l’inglese un poco… chi più, chi meno, Marie di più, il Fotografo niente ed io…

Cucina Blog Award

Questo blog esiste da dieci anni,  è un bambino diventato quasi grande con cui abbiamo vissuto avventure di tutti i tipi, compreso il silenzio e persino la noia. Abbiamo mangiato un sacco, fotografato, scritto e disegnato, steso tovaglie bianche sui prati e apparecchiato libri, abbiamo cucinato a Berlino, organizzato feste Vintage, trasportato settanta delicate minne in taxi per Milano, appeso tazzine, conosciuto molti moltissimi amici, scattato con 42 gradi all’ombra e scritto in treno, in aereo e ad ogni ora possibile del giorno e della notte…

Gli azuki della signora Tokue

C’è in silenzio in cucina? Oppure a tendere bene l’orecchio quello spazio tra i fuochi, il lavello e il tavolo grande è un luogo chiacchierone, pieno di parole e di cose da dire e da dirsi? Siamo sicuri che, a parte le giornate convolse in cui molte mani pensano insieme al pranzo di Natale o alla torta di un compleanno speciale, non ci siano discorsi felpati anche quando siamo da soli con le mani in pasta?

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