Category

appunti

Category

Primavera

L’inzio di maggio è stato un poco in salita. Il fatto è che fuori è primavera, ce ne siamo accorti persino tra le mura di casa e mentre il calendario ci ricordava che avremmo dovuto essere tutti insieme in campagna, proprio in questi giorni proprio in queste ore, ci è invece toccato tra capo e collo il cambio degli armadi.

Ci sono catastrofi peggiori, lo so benissimo, ma quest’anno è stato difficile e strano, con l’umore scollato dal sole alla finestra e montagne di vestiti ad accomularsi ovunque, come se l’armadio fosse esploso. Quando li metterò? Quando li ho messi? Non c’è stato l’inverno, e la primavera è arrivata senza che l’aspettassi.

E dire che proprio quest’anno ci eravamo organizzati bene, e per tempo. Domenica passata l’avremmo duvuta passare nel Chianti, in una grande tavolata tra le vigne. Avevamo preparato le tovaglie, immaginato già un poco i menù e raccolto attorno a quel tavolo grande già molti amici, vecchi e nuovi.

Lo so, ci sarà il tempo nuovo per i corsi di fotografia, per i pranzi condivisi, per quel modo di stare insieme che abbiamo cominciato a disegnare Marie ed io. Ma intanto oggi la primavera che è là fuori manca più degli altri anni: mi mancano le peonie, e anche i lilà, mi manca Marie, mi manca quella luce speciale che c’è in campagna, le chiacchiere fitte fitte nella cucina. Le cose che crescono e fioriscono, il verde nuovo.

Ma ci proviamo a rimediare come possiamo. O perlomeno a seminare promemoria ed esperimenti, per Anna, ma in fondo anche e molto per noi grandi. Anche in città succedono meraviglie, persino durante una pandemia.

Se tagli secco il tronco di un sedano e lo metti in acqua avrai una pianta nuova, giustamente lenta ma tutta nuova. Ci crederesti? I rametti di menta che l’Enriqueta ci regala quando compriamo il pesce hanno messo radici, i semi di mela piantati nel cotone il 23 di marzo sono germinatissimi ed è tempo di trasferire in terra e persino i microscopici semini di limone, che abbiamo affidato al cartone delle uova, sono alberelli lillipuziani. L’avocado lui, va come sempre lentissimo, ma qui il tempo non ci manca. Lo aspetteremo.

Poi al mercato (che qui non ha mai chiuso, ma che anzi si è organizzato egregiamente per servire in sicurezza e a domicilio) hanno pensato che valesse la pena di fare primavera in tutti i balconi della città. Le piante che non hanno potuto essere piantate nei parchi (chiusi fino alla settimana scorsa) sono state regalate in tutti i mercati di Barcellona: all’ingresso e anhe ad ogni singolo banco.

Quel giorno coincideva con la prima vera uscita di casa per Anna: siamo tornate a casa con un bottino favoloso, per la nostra primavera.

Questo Sant Jordi

Questa settimana è stata complicata. Fin qui avevamo vissuto di rincorsa, inventando giorni diversi, abitudini rinnovate, routine alternative tra il terrazzo e la cucina. Ma i giorni si sono fatti alla fine sentire, colpa anche della pioggia che mai è stata così tanta a Barcellona in aprile, fin da quando hanno comiciato a contare le gocce.

Eppure dietro al nervosismo e alla stanchezza secondo me c’era questa settimana pure una tristezza un poco speciale. Fra le molte cose che abbiamo perduto in questo confinamento, per noi comunque molto fortunato (stiamo insieme, stiamo bene!) c’è pure la festa di Sant Jordi.

Tra tutte le feste di Catalunya forse questa è quella che preferiamo. Si festeggia l’amore e si festeggiano i libri. Si può immaginare qualcosa di meglio?

La città si riempie di rose e di libri. Ogni angolo ne è inondato, e tutti regalano parole e fiori, un libro e una rosa.
Tutti gli anni non sappiamo come sbrogliarci tra mille cose bellissime, e finiamo sempre per andare a caso e a naso.
Quest’anno ovviamente non sarà così. Quest’anno siamo a casa.
Per questo forse, e con l’anticipo un poco infantile delle delusioni molto temute, la settimana si è fatta un poco pesante.

Poi però succede che ti svegli e pensi che se non puoi farci niente puoi fare comunque qualcosa. Che la festa è festa e ognuno ci ha messo del suo.

Anna ha disegnato un enorme Sant Jordi in versione femminile, dunque una santa e rivoluzionaria Santa Jordina che ora sventola al nostro balcone, e poi rose giganti con i cartoni con cui ci consegnano la spesa. Ha costruito marionette dei personaggi del suo libro preferito, il Sam e Julia, e letto a voce alta fin quasi ad imparare a memoria.

Io per parte mia mi sono finalmente decisa ad affrontare la torta delle rose che mi sembrava l’omaggio più giusto per Sant Jordi da molto e molto tempo. Solo quest’anno ho trovato il tempo; la fortuna delle prime volte (oltre che un introvabile pacco di farina manitoba…) mi ha dato una mano.

Ma chi si è impegnato più di tutti in questo strano Sant Jordi fai da te è stato il Fotografo. Tramava da giorni, sempre attaccato al telefono, misterioso e taciturno più del solito.

Che si è inventato? ma un libro, ovvio. Un libro fai da te che è un omaggio a questa festa e che non poteva che essere una condivisione, un fare insieme, quello che forse più ci manca ora.
Così ha chiesto a sei amiche e a un amico, tutti di qui e tutti instragrammers da urlo di dedicare una ricetta a questa festa.
Ero quasi gelosa, poi per fortuna lo ha chiesto anche a me.

Per questo oggi la ricetta non c’è. La troverete sul libro insieme a tutte la altre, quando il Fotografo avrà finito di impaginare e di farlo bello.

Ci lavora alacremente e promette che sarà pronto entro la fine della settimana, chissà se ce la farà. A me questa volta mi viene dolce anche l’attesa, mi fa tornare un poco indietro, quando cuciva i primi pdf che erano libri in nuce di quel che poi è venuto. Ora è più bravo, ma diciamolo piano, che non ci senta per carità.

Intanto oggi c’è da festeggiare la festa e l’attesa: qui trovate tutti gli amici che partecipano. Seguiteli su Instagram, ne vale la pena e chissà che non troviate degli indizi. Lasciategli un fiore e un commento, non siate timidi, che anche in italiano va benissimo!

Stella Andronikou @stellaand
Maria Cosbel @mariacosbel
Patri Garcia @saboresymomentos
Sue Moya Giménez @art_by_sue
Nat & Jose @biteoflight
Ayose Valiente @ayose_vp
Olga Vila @olga_vila

oltre naturalmente a:
Maurizio Maurizi @maurizio.maurizi.fotografia
e a questa cucina: @lacucinadicalycanthus

La dispensa

Sono giorni così, in cui la casa è diventata il centro delle nostre vite,

in cui tocchiamo il tempo da vicino, in cui la misura dei nostri passi sono le mattonelle della cucina o le doghe del parquet. Uscire per il mondo è un esercizio complicato e pericoloso e lo si limita alle cose essenziali.

Che poi, a guardar bene, le cose essenziali fanno rima corta con quelle alimentari: rifornire la dispensa, organizzarla, mettere insieme il pranzo con la cena, ma pure la colazione e la merenda, come sempre e più di sempre.

Nelle scorse settimane mentre in Italia la situazione si faceva via via più grave e più chiara, qui a Barcellona (e forse potrei dire ugualmente nel resto del mondo) la vita andava avanti normalmente, senza nessuna intenzione di potere, o volere giocare di anticipo. Come se non si potesse imparare da quel che succede al nostro vicino, ma anzi lo si stesse a guardare da lontano alternando la pietà, lo spavento e la condanna. Un poco come in Italia abbiamo guardato noi alla Cina, che però è, o almeno sembra, tanto e tanto più lontana.

E noi, come tanti, ci siamo trovati un poco sospesi tra il dramma in corso e quello incombente, chiedendoci che potevamo fare e come organizzarci. Nella vita schizzofrenica a cavallo dello spazio tra qui e lì, ma anche forse a cavallo del tempo, tra oggi in Italia e tra una settimana a Barcellona, abbiamo avuto il tempo di organizzare la dispensa.

Non siamo corsi al supermercato, non abbiamo comprato 20 pacchi di cartaigienica, ma ci siamo chiesti cosa comprare con razionalità, prevedendo di uscire il meno possibile. Abbiamo fatto un poco a naso, sorpresi che dovessimo farlo per davvero, come avevano fatto le nonne durante la guerra, e mai noi.


Strada facendo abbiamo scoperto che alcune cose, erano più o meno quelle di sempre. Altre, anche consuete, hanno un sapore differente.

  • Per prima cosa è toccato svuotare tutta la dispensa. Barattoli refrattari dimenticati sul fondo dell’ultimo ripiano, doppioni insensati, spezie avvizite, incrongruenze tra contenente e contenuto, come quando conservi 20 g di zucchero di canna in un barattolo da 1 litro. Insomma ho fatto ordine. Come a Pasqua, o peggio come a settembre, quando rientro dalle vacanze e mi prendono tre giorni di stato compulsivo, che per fortuna passano veloci.
  • Poi ho lavato tutto. Nel frattempo il Fotografo boffonchiava che dovevamo svuotare il congelatore.
  • Nei giorni successivi, senza fretta, siamo andati a comprare le cose a lunga, lunghissima conservazione: lenticchie (quelle nere), ceci, riso nero e riso rosso, avena in fiocchi, cacao in polvere, zucchero, farine. Ci riforniamo in un negozio che è una meraviglia, proprio a ridosso del mercato del Born che ora è un centro culturale ma che è stato fino a pochi decenni fa il mercato all’ingrosso. Ci si trova tutto (o quasi) quel che si può conservare, tutto quello che si immagina stoccabile in sacchi, e proveniente a volte da molto vicino, a volte da molto lontano. La cesta della spesa sulla via del ritorno pesava parecchio.
  • Al banco delle verdure del mercato abbiamo comprato un poco più del solito, ed ogni volta che abbiamo cucinato abbiamo messo via un paio porzioni, che ci servano per giorni di poca voglia. C’erano già le fragole che qui, non so perché, arrivano prima: le abbiamo mangiate certo, ma una parte è finita congelata, così semplicemente lavata e asciugata.
  • Al banco del pesce alla Boqueria giovedì mattina non c’era nessuno. Mai ho visto il mercato così vuoto, mancavano i turisti. Ma venerdì, quando le scuole avevano già chiuso, si è riempito di chi ormai non lo frequentava più, dels veins, de los vecinos, dei “vicini”, cioè di chi abita il quartiere. Hanno fatto scorta, hanno ordinato per telefono, hanno congelato, riappropiandosi di un luogo e di un’abitudine perduta nei giorni normali. Se ne accorta La Vanguardia che ci ha scritto sopra un articolo così vivido che mi pareva di vederle due signore, mamma e figlia, con la cesta della spesa sottobraccio. La mamma, ricordandosi della fame del dopoguerra, continua a ricordare che devono comprare baccalà sottosale, che quello dura un’eternità, che si conserva anche se va via la luce…. e la figlia la interrompe e la rimboca, che no, mamma cosa dici?
  • Nel negozio pachistano sottocasa, specializzato in prodotti italiani, abbiamo comprato la pasta. Ha aperto da poco più di un anno, seguendo il fiuto imprenditoriale di altri suoi connazionali in città che hanno capito che la comunità italiana non è solo molto presente a Barcellona, ma tenacemente affezionata al suo cibo e ai suoi prodotti. è minuscolo, ma ci si trova di tutto, e da pochissimo ha aperto una seconda stanza, sgabuzzino come la prima, tutta foderata di pasta. Ovviamente c’erano solo italiani, con le braccia colme di pasta, ma pure di biscotti a regressione infantile e merendine che non vedevo dalla fine degli anni Novanta. Ognuno sente la nostalgia della mamma a modo suo già normalmente, figurati in quarantena.

Domani, dopo tre giorni tornerò al mercato. Ci andrò da sola, senza bere il mio solito caffè lungo la strada e probabilmente un poco di fretta, sembra pure che pioverà. Devo ricordarmi di comprare le patate, che ho dimenticato giovedì, le cipolle di Figueres che sono finite, e magari anche un poco di baccalà sottosale che non si sa mai…

La ricetta

Di granola esistono versioni infinite e anche noi, negli anni, ne abbiamo collezionate parecchie. Questa semplicissima piace molto ad Anna, i mirtilli rossi la rendono un poco sorprendente, ma variate come più vi piace gli ingredienti e il risultato sarà sempre irresistibile.
La ricetta è presa dal nostro libro Dolci calendari dell’Avvento e dimostra che la granola va bene per qualsiasi stagione.


per 2 barattoli medi:
300 g di avena a fiocchi grandi
75 g di nocciole o noci
75 g di mandorle
70 g di semi di zucca
60 g di uvetta
60 g di mirtilli rossi disidratati (o anche di zenzero disidratato, o di albicocche…)
50 g di semi di girasole
70 g di zucchero di canna
un pizzico di sale

180 ml di tè nero
80 g di miele
60 g di olio di cocco

Accendete il forno a 160°C e, se possibile, in funzione ventilato.
Mescolate l’avena con le mandorle, le noci (o nocciole), i semi di zucca e di girasole. Aggiungete un pizzico di sale e, se la volete dolce, 70 g di zucchero di canna. Mescolate bene.
In un pentolino fate sobbollire leggermente il tè con il miele e olio, versate quindi il composto ben caldo sul mix di avena e mescolate con un grande cucchiaio di legno per fare in modo che si impregni in modo uniforme.
Sistemate il composto su due teglie rivestite di materiale antiaderente (carta da forno o tappetini) e tostate la granola per circa 20-25 minuti mescolandola regolamente per fare in modo che si asciughi e si tost i modo uniforme. A fine cottura aggiungete le uvette e i mirtilli rossi. Mescolate bene, infornate per altri 5 minuti a 120°C e spegnete. Lasciate raffreddare a granola in forno quindi conservatela in barattoli ermetici.

Nota: in questi giorni per noi funziona bene a colazione, ma pure a merenda, oppure quando si passa davanti alla dispensa in cerca di una piccola carezza.

Fatto a casa.

Fermarsi e accellerare, correre e pazientare. Queste pagine hanno diversi anni alle spalle, che hanno coinciso con i tempi lunghi e stretti della mia (della nostra…) vita.

Un farsi quotidiano che è quello della cucina, ma anche un tempo da guardare all’indietro, fatto di mia madre che se ne è andata, di Anna che è arrivata, di giorni facili e di ore pesanti, di libri, di progetti arrivati in fondo e di altri senza porto.

E molto spesso, in questi ultimi anni soprattutto, queste pagine sono rimaste ad aspettare: non c’era tempo, e poi dopo sembrava che non ci fosse un senso. Tutto ha accellerato, il tempo si è accorciato e si accorciato anche il tempo della cucina, quello della scrittura, quello della lettura condivisa.

Ci sono parole tecniche per dirlo, per dire che il tempo dei blog come diari è tramontato, che i social ci hanno messi tutti su una giostra che si avvita, che ci è mancato il tempo, che tutto si è ridotto ad un sorriso.


E noi, in fondo, abbiamo avuto i nostri libri in cui essere larghi, in cui accomodarci comodi come su una poltrona che scegli perché ti assomiglia, in cui puoi stendere le gambe, ma pure accucciarti, o salirle in groppa.

Ma il blog? Queste pagine sono rimaste ad aspettare ed io, con la convinzione di certi amanti presuntosi, mi son detta che non se la prendeva. Ma infondo più che pensare a lui, ho pensato sempre a me stessa sapendo che queste pagine sono la parte intima a cui tornare. Sempre, come si torna a casa.

Così oggi, proprio oggi ricominciamo da qui. Da questa cucina e da questa casa.

Perché le cose sono anche semplici da fare, ma tocca fermarsi e respirare come dico a volte ad Anna troppo concitata nel gioco o nell’emozione, che sia la paura o la voglia di fare indigestione.
La parole dei poeti lo dicono così bene! grazie papà che mi ci hai fatto inciamare proprio nell’ora giusta.

Questo ti voglio dire
ci dovevamo fermare.
Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti
ch’era troppo furioso
il nostro fare. Stare dentro le cose.
Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.
Ci dovevamo fermare
e non ci riuscivamo.
Andava fatto insieme.
Rallentare la corsa.
Ma non ci riuscivamo.
Non c’era sforzo umano
che ci potesse bloccare.
(…)

Adesso siamo a casa.
E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.
Forse ci sono doni.
Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.

Nove marzo duemilaventi, Mariangela Gualtieri

La ricetta

Di ragù vegetali ne ho cucinati tanti. Ma tanti per davvero. Non tanto per un’avversione alla carne, ma per pura e semplice praticità. Era un cavallo di battaglia della nonna, lo è stato di mia madre ed ha i suoi trucchi; ma gli anni dell’Università me ne hanno insegnato anche versioni un poco facilitate che avevano (ed hanno) il grande vantaggio di far fuori i resti del cassetto delle verdure, e di allenare una pazienza un poco facile. Tagliate le verdure, infatti, la cosa si fa da sola. Basta ridurre il fuoco al minimo, rimestare di tanto in tanto con un lungo cucchiaio di legno e regalargli tutto il tempo che si ha a disposizione, anche a rate. Certe mattine lo mettevo sù, all’ora di colazione, mettevo i libri sul tavolo di cucina e gli studiavo accanto, lo spegnevo per andare a lezione e lo riprendevo ancora un paio d’ore, così perché riducesse ancora un poco e condensasse. Un poco come la materia che studiavo nelle dispense fotocopiate in via di Pantaneto.

Le dosi sono indicative, così come i tempi di esecuzione. Potete variare ma non siate parchi, è un sugo che vuole generosità.
Idealmente, nella versione della nonna, il sugo vorrebbe il vino cotto che lei faceva in casa e che io ormai posso solo (o quasi) ricordare. In mancanza si può sostituire con un bicchiere di vino rosso corposo in cui sciogliere un cucchiaio di zucchero grezzo.


5-6 cipolle dorate
4 carote
il cuore intero di un sedano
1,5 kg (almeno) di passata di ottima qualità
8 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 spicchi di aglio (in questa versione ho usato aglio tenero, 3 gambetti)
1 bicchiere di vino rosso
1 cucciaio di zucchero grezzo o di melassa
cannella, choidi di garofano, scorze di limone o di arancia, alloro, peperoncino… (a scelta e a piacere)
sale

Tritate finemente le cipolle. Fate lo stesso con le carote raschiate e con il sedano da cui avrete eliminato le parti più fibrose. In una pentola molto capace fate soffriggere leggermente l’aglio schiacciato e privato del germe assieme agli aromi che preferite, appena diventa biondo potete toglierlo e versare la cipolla, fatela dorare e quindi unite il sedano e la carota. Rimestate per qualche minuto finché le verdure non cambieranno di colore, versate quindi in pomodoro, mescolate bene, abbassate la fiamma al minimo e proseguite la cottura piano piano per lameno 2 o 3 ore. Potete anche interrompere la cottura e riprenderla senza problemi (se però tardate mettete la pentola in frigo). Quando il sugo si sarà ridotto di poco più di un terzo aggiungete il vino con lo zucchero, salate con parsimonia e proseguite la cottura un’altra ora. Alla fine aggiustate di sale.
Potete conservare il sugo in frigo per un paio di giorni in un barattolo ermetico, ma potete anche congelarlo o sterilizzarlo.

Workshop 2020.1°parte

Per informazioni e iscrizioni calycanthus.info@gmail.com

5 Aprile, Roma
La luce nella fotografia di cibo e nello still life
h 10.00 – 18.00

Workshop di un’intera giornata nel nostro studio fotografico attrezzato con illuminazione professionale e una grande varietà di accessori, props, supporti, fondali specifici per la fotografia di cibo e lo still life. Computer e videoproiettore ci permetteranno di analizzare concretamente il lavoro di editing.

Read MoreCominceremo analizzando lo stato dell’arte della fotografia di cibo con un rapido sguardo alla sua evoluzione negli anni, e con una panoramica degli stili attuali più ricorrenti e fortunati.
Metteremo in pratica e sperimenteremo tutte le fasi del processo creativo:
analisi della ricetta o del soggetto > allestimento del set e uso degli accessori > illuminazione, lampade fotografiche vs luce naturale> scelta dell’attrezzatura fotografica, inquadratura e scatto > editing.
Impareremo come scegliere e costruire una propria attrezzatura minima essenziale, con costo contenuto e massima resa. Non è necessario spendere una fortuna per avere un mini-studio per la fotografia di cibo!
Comprenderemo l’importanza della luce nelle immagini: come usarla e addomesticarla per ottenere mood diversi e atmosfere realmente capaci di interpellare e coinvolgere chi le guarda.
Impareremo come inquadrare e comporre un’immagine perché abbia armonia e forza.
Inizieremo ad usare con sempre maggior facilità tutte le funzionalità tecniche della nostra fotocamera per scattare foto sempre migliori tecnicamente.
Nella seconda parte della giornata analizzeremo le immagini prodotte per evidenziare composizione, pregi, errori e per mettere in evidenza punti di forza e possibilità di miglioramento.
Avremo la possibilità di familiarizzare con il processo di post-produzione per ottenere sempre il massimo risultato e produrre immagini sempre personali e di grande impatto.
Nel prezzo del corso è compreso il pranzo (in giardino se non diluvia…)
Costo 170€ Read Less

2 e 3 Maggio, Castellina in Chianti
La luce naturale e il ritratto nella fotografia di cibo.
2/5 h 10.30 – 18.30
3/5 h 10.30 – 13.30

Due giornate in un podere storico fra le vigne del Chianti.

Un Workshops di fotografia e un pranzo di Primavera, per tornare a condividere il cibo seduti a tavola insieme. Un fine settimana nel cuore del Chianti, in una azienda vinicola familiare sulle colline di Castellina.

Il corso si svolgerà nel cuore del Chianti senese, in un’ambientazione non solo bellissima ma assolutamente autentica. Per questo oltre al corso di fotografia, visiteremo la cantina e degusteremo i vini dell’azienda San Donatino.

La domenica, per chi vorrà fermarsi a pranzo, organizzeremo un evento un po’ speciale in cui vogliamo che il cibo torni ad essere condivisione concreta.

Read More Durante il workshop analizzeremo e metteremo in pratica di tutte le fasi del processo creativo: analisi della ricetta o del soggetto > allestimento del set e uso degli accessori > luce naturale e problemi di illuminazione > scelta dell’attrezzatura fotografica, inquadratura e scatto > elementi editing.
Prenderemo spunto dalla ricchezza di ambientazione nella natura e della luce di primavera per mettere al centro dell’attenzione “il ritratto e il cibo”. Le mani e le persone interagiscono con il cibo nella preparazione della ricetta e dell’allestimento. Come raccontare una storia in una immagine.
Impareremo come scegliere e costruire una propria attrezzatura minima, con costo contenuto e massimo resa. Non è necessario spendere una fortuna per avere un mini-studio per la fotografia di cibo!
Comprenderemo l’importanza della luce nelle immagini e come usarla e addomesticarla per ottenere mood diversi e atmosfere coinvolgenti.
Impareremo come inquadrare e comporre una immagine perché abbia armonia e forza.
Inizieremo ad usare con facilità tutte le funzionalità tecniche della nostra fotocamera per scattare foto sempre migliori tecnicamente.
Sperimenteremo le possibilità della commistione fra tecniche di ritratto e fotografia di cibo per raccontare storie con la macchina fotografica.
Il pranzo di Sabato 2 e un aperitivo degustazione nella cantina di San Donatino sono compresi nel prezzo
Costo 230€ +il pranzo di Domenica 35€
I posti sono limitati. Read Less

Tutti i corsi sono rivolti a chi si occupa di cibo da diversi punti di vista e vuole presentare il proprio lavoro attraverso fotografie personali, coinvolgenti, di impatto e qualità professionali. Food blogger, food writer, instagramer, tutti coloro che lavorano nell’ambito del cibo e della ristorazione (e della loro comunicazione), fotografi che vogliano sperimentare un primo approccio alla fotografia del cibo, o semplicemente appassionati di fotografia e/o di cucina.
Prenderemo in considerazione tutte le fasi del processo creativo:
analisi dell’oggetto > allestimento del set e accessori > illuminazione > inquadratura e scatto > editing.
in modo che sia i principianti che i fotografi con tecnica avanzata possano trovare risposte ai propri dubbi e alle proprie richieste e sviluppare un proprio progetto personale.

Si può partecipare con qualsiasi tipo di attrezzatura. Una reflex è la migliore opzione, ma anche la fotocamera di uno smartphone ci può dare delle buone soddisfazioni. I corsi daranno anche indicazioni utili sull’editing, esplorando specifiche applicazioni per smartphone che possono risultare molto utili anche per i fotografi esperti.


Scuola mensile di fotografia di cibo
Dalla A di allestimento alla Z di edizione
4 lunedì dalle 18.30 alle 19.45

Corso progressivo in 4 incontri nel nostro studio fotografico attrezzato con illuminazione professionale e una grande varietà di accessori, props, supporti, fondali specifici per la fotografia di cibo. Computer e un videoproiettore per analizzare concretamente il lavoro di editing.

Il corso avrà un tema centrale differente in ogni incontro ed è pensato come una scuola di fotografia vera e propria.
Se sei interessato a questo corso scrivi per chiedere maggiori informazioni, i posti sono limitati.

Read More 1 1 Elementi base di fotografia di cibo. Particolarità, strumenti, elementi tecnici utili.
Fotografare con la reflex, fotografare con lo smartphone.
2 Elementi di composizione e di progettazione del set. “Natura morta” vs cibo vivo. Inquadratura e scelte tecniche
3 Illuminazione. Luce naturale vs illuminazione artificiale. Il controllo della luce.
4 L’editing
Il corso è aperto ad un numero molto ristretto di partecipanti per permettere uno stretto rapporto personale e di tutoraggio.
È pensato sia per chi vuole iniziare un percorso di accostamento alla fotografia di cibo, sia per chi vuole sviluppare un progetto personale ed ha bisogno di una consulenza personalizzata e completa. Read Less

Per informazioni e iscrizioni calycanthus.info@gmail.com


Iscriviti alla nostra newsletter per non perderti nulla. Non sarà noiosa, promesso!

leggi la nostra policy sul trattamento dei tuoi dati qui 

la Sfogliatella di Alfonso Pepe e La Cucina di Napoli

La cosa magica del fare un libro è sempre la possbilità di incontrare le persone e le loro storie, in cucina e non solo. Nella grande avventura della nostra Cucina Napoletana uno degli incontri più belli è stato quello con il maestro Alfonso Pepe con cui abbiamo trascorso un’intera giornata, il tempo necessario per mettere in cantiere la sfogliatella riccia, strati e strati eterei e croccanti che racchiudono un sontuoso ripieno di ricotta e canditi.
Tutto questo lavoro e tutta questa magia non ci stavano dentro al libro, così il Fotografo ne ha fatto un video per raccontare quanta forza, quanto ingegno, quanto lavoro sia necessario per dar forma alla sfogliatella.Grazie infinite al maestro Pepe per fare le cose così bene e noi ne approfittiamo per ricordare che

il prossimo giovedi 4 Aprile saremo insieme a Lydia Capasso e Angela Frenda per presentare
La Cucina di Napoli nella Pizzeria Gourmand di Gino Sorbillo
via Ugo Foscolo 1 Milano

Vi aspettiamo!

La Cucina di Napoli

Silenziosi, anzi silenziosissimi siamo stati in questo inizio di anno che si è fatto lungo lungo. Ma la verità è che molte cose bollivano in pentola e ancora bollono, in diverse fasi di cottura e di sapore.

Oggi però dovevamo proprio riallacciare il filo perché siamo felicissimi di poter dire che finalmente, dopo tre anni di lavoro, esce la nostra Cucina di Napoli, progetto calycanto scritto, pensato e vissuto assieme a Lydia Capasso, sempre per Guido Tommasi Editore.

Dentro c’è un viaggio lungo lungo fatto di stagioni diverse e di sguardi diretti ed obliqui, perché Napoli è una città (e una cucina) difficile da capire e da afferrare fino in fondo. Quando credi di averne acchiappato il filo, scopri che ce ne sono molti altri tesi in direzioni intricate, sovrapposte o centrifughe, ma sempre bellissime.

Come per i fili di panni stesi che non siamo riusciti a fotografare così i fili di Napoli si muovono tra i clichè e la verità e tutto si tiene: la pizza a portafoglio, la poeticità dello scammaro e delle vongole fujute, i timballi e le sfogliatelle ricce, il danubio, la galantina, quel che viene da dentro e quello che veniva da fuori.

Suntuosa o povera, la cucina di Napoli non si accontenta, celebra il boccone che mastica avidamente e anche il suo immaginario, senza poter distinguere, come ricordava Erri De Luca, tra il ragù e la notizia del ragù, quel profumo lento e sicuro che avvolge la casa, il vicolo, la strada, che non solo annuncia il pranzo, la domenica, la festa ma che è già tutto questo.

Oderzo Food Fest 2018

Sono state settimane dense, di corse e rincorse, aerei, chilometri in macchina, pranzi in autogrill, baci al volo e incastri miracolosi. E ora che siamo tornati alla base tra Barcellona e Roma, riavvolgiamo il filo e riguardiamo indietro per fissare un poco ciò che è andato tanto veloce.

la fabbrica delle caramelle

Ieri è stato il primo giorno di scuola, per Anna e per noi, e siamo naturalmente riusciti a far tardi.
Diciamo che quest’anno ce l’abbiamo messa tutta: partiti con un giorno di ritardo e con una tempesta in corso, siamo arrivati a Barcellona notte tempo, un poco “mareati” per il ballo dell’aereo, con quasi nulla in frigorifero e quattro lavatrici in programma.

il masetto 2018

Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno…
Da quando siamo tornati dalla Sicilia non ci siamo chetati un minuto, facciamo in sù e in giù come le biglie di un flipper, Roma Rovereto, Rovereto Roma, per fortuna non a cavallo (!) ma così a stretto giro che gira un poco la testa.

Cerzazza 2018

è arrivato settembre e come al solito ci ha colti di sorpresa. Quest’anno, però, abbiamo alle spalle la scusa di un agosto che non ha fatto il suo dovere, che ha pianto troppa pioggia, persino nell’assolata Sicilia dove l’acqua è miraggio, sempre annunciata e sempre sconfitta.

la festa del mercat de Sant Antoni

Quante ragioni esistono per fare festa? a Barcellona milioni, e lo diciamo spesso: ogni giorno ha il suo santo, la sua tradizione, la sua cercavilla, i tamburini, i Giganti, i Castellers e tutto il resto. Barcellona è la città con due patrone, una d’estate e l’altra d’inverno perché è troppo lungo aspettare un anno intero per ritrovarsi nella festa grande della città (anche se una delle due patrone se l’è legata al dito e fa sempre piovere quando festeggiano quell’altra).

Pin It