Category

appunti

Category

Venezia

Il tempo non è dritto. Questo è ormai certo, guardandosi indietro e immaginandosi avanti: il tempo accellera o si incaponisce, nessuna maniera di imbrigliarne il ritmo, nemmeno con lo strano “mestiere” che ci siamo cuciti addosso e che consiste, grossomodo, nel fotografare e scrivere di quel che mangiamo. Giorno dopo giorno, il pranzo, la cena.
Sembrerebbe un modo sicuro di prendergli la misura, ma invece no, il tempo va da solo e ci regala sorprese ogni volta, come questa volta che Venezia (la nostra Venezia, il nostro sguardo sulla sua pancia) è diventata realmente libro, in carta, pagine, colori e ricordi.

aperta-mente

Questi primi giorni di luglio sono stati per noi il consueto trasloco emotivo tra case e mondi. Li abbiamo passati in Trentino, transitando da Roma, saltellando tra compleanni e progetti maturati da lontano e diventati appuntamenti. Siamo stati al Masetto, dove consigliamo a tutti di transitare, di sostare, di darsi il tempo (e ognuno troverà la sua ragione), siamo stati ad Aperta-mente un progetto, un festival, una magia di grande e di piccino dove sono successe tante e tante cose.
Noi ci siamo andati a fare gelati, a cucinare con il freddo, a fare meraviglie con ricotta e miele, frutti del bosco e acqua ghiacciata.

letti di notte

Stiamo quasi per chiudere le valigie, per chiudere la stagione qui a Barcellona e imbarcarci per vacanze che, come sempre, mescoleranno lavoro e viaggio, lavoro e (speriamo anche un poco di) riposo. Ma sono giorni di tante cose, di lavastoviglie in panne, di scrittura di corsa, di digestione (vedi alla voce: Tast a la Rambla) e di nuovi progetti. E in tutto questo tourbillon ci siamo presi il tempo bello di leggere, di notte. Chiaro.

Era infatti la notte bianca della lettura, giunta quest’anno alla sua quinta edizione e approdata grazie alle Nuvole, libreria italiana nel cuore di Gracia, qui a Barcellona. Ci siamo dunque mesolati alla festa, una festa che aveva come tema le città, quelle vere e quelle immaginarie, i libri e le parole ben al centro, e la Vigata del commissario Montalbano come scelta di affezione.

le uova della vicina

A pensarlo non c’è nulla di più perfetto: un guscio resistente e fragile, poroso e scontroso, capace di resistere e pure di cedere (non sempre al momento giusto…), un cuore giallo di “sole” e un’aria leggera intorno a fargli da bianca corolla. Ma tant’è le uova sono nel nostro paesaggio quotidiano  in formato da quattro, da sei e da dodici con anche la perfidia delle solitarie confezioni da due e di quelle da dieci, che servono solo a confondere le idee e i conti. Le uova sono cifre, ingredienti, astrazioni.

Deve essere colpa soprattutto dei dolci, penso, dove le uova compaiono per numero o peggio per peso, a volte intere ma più spesso divise, pura materia da montare, incorporare, legare. Perché alla fin fine anche se ti impegni a cercare le migliori, quelle eco, quelle bio, la prima scelta, a terra, all’aria, eccetera, sempre coi numeri hai a che fare: codici di provenienza, categoria e tutta la compagnia che per fortuna che c’è, perché altrimenti perderesti del tutto il cammino.
Ma quando poi, per percorsi spesso intricati, metti le mani sulle “uova per davvero” lo capisci che la differenza si tocca e che un uovo può essere un uovo. Forma e sostanza, guscio sporco compreso.

colazione italiana al Caelum

A riguardarla da qui, a quasi una settimana di distanza, la nostra Colazione italiana tra le porte dl Caelum sembra persino difficile da credere. E non perché le foto siano rimaste prigioniere nella macchina del Fotografo tra andate e ritorni, tra Roma e Barcellona, per tutti questi giorni ma semplicemente perché il Caelum, e forse la stessa Barcellona, sono la consistenza delicata dei sogni realizzati.

Ricette incrociate

La notizia è tutta nel video a ritmo di charleston che Il Fotografo si è inventato per dirlo. Domenica 15 maggio al Salone del Libro di Torino apparecchieremo assieme a Lydia Capasso e Giovanna Esposito una tavola di ricette incrociate per Guido Tommasi editore: noi presentermo i loro Aristopiatti e loro presenteranno la nostra Cucina Vintage.

the old kitchen

Basterebbe il nome a farci sentire a casa, ma dentro e attorno a The Old Kitchen c’è molto e molto di più.
Appena sbarcati a Barcellona, quando c’era una casa tutta vuota che cercava la sua forma, il Mercantic a Sant Cugat fu un luogo di meraviglie. Ci andavamo a “pascolare” tutte le domeniche e anche i giorni normali, con una bimba così piccina che era un fagottino addormentato al calduccio mentre sceglievamo i tavoli, le sedie, il lampadario dove apparechiare la nostra vita qui.
E al Mercantic, in una parada proprio all’ingresso del “paradiso” abbiamo incontrato per la prima volta questa “vecchia cucina”. Incanto di Cecilia e della sua mamma, che da anni ne hanno fatto un progetto di stile e di vita.

una colazione italiana al Caelum

Qualche volta le caffettiere ballano, soprattutto quando la colazione si fa sotto un Cielo speciale.
Piccolo appunto per segnarsi in agenda la data (domenica 8 maggio), e il luogo (quella meravigliosa delicata magia che è il Caelum qui a Barcellona)

la pasticceria (italiana) di gracia

A guardarlo bene, misurandolo nell’esperienza dei propri passi, il mondo è molto più piccolo di quello che sembra a considerarlo disegnato sul mappamondo. Gira e rigira i destini si incrociano, i percorsi si intrecciamo e qualche volta anche i luoghi si sovrappongono.
Tutto questo per raccontare di una pasticceria nuova nuova, che ha aperto nel quartiere di Gracia, qui a Barcellona pochi, anzi pochissimi giorni fa.

i biscotti di sant jordi

Sabato qui è stata festa. Non è che a Barcellona sia esattamente una cosa rara, visto che ogni scusa è buona per spassarsela, ma alla festa di Sant Jordi siamo affezionati in modo particolare. è un giorno di sole in cui la città si veste di rose e di libri, festeggiando insieme due idee romatiche che insieme stanno benissimo.

Così, visto che la leggenda recita draghi, principesse, cavalieri ci siamo messi a far biscotti da portare con un giorno di anticipo all’asilo. Avevamo castelli, molte spade e cavalieri a cavallo (gli stessi a dir la verità che erano serviti per San Martino, ma tant’è…) ci mancavano draghi, principesse e rose, ma per l’anno prossimo ci organizzeremo.

bodega la palma

Qui sembra di stare nella storia di Pinocchio, perché la Bodega in questione, che di nome fa La palma, sta pericolosamente ubicata nei percorsi ligi e quotidiani che da casa ci portano a scuola (di Anna) e da scuola a casa. C’è da dire che per fortuna i nostri orari coincidono poco con i suoi, che in generale, cioè, è ancora chiusa all’andata e quasi chiusa al ritorno, per il riposo tra il servizio di mezza giornata e quello della notte. Ma di scuse ce ne sono sempre comunque tante, anzi troppe per fermarsi:  bombe, Vermuth, croquetas e Gandesa.

taste all those

Barcellona è un posto dove, in generale, se un qualche fenomeno è giocoso, divertente, easy…. attecchisce. Qui si trovano i mezzi di locomozione più assurdi, qui si va al mare da marzo a novembre e si balla tutte le domeniche sul sagrato della cattedrale, qui si festeggiano tutti i santi possibili immaginabili e pure tutte le feste pagane. C’è sempre una scusa per ballare, bere e mangiare. Sempre: tutto l’anno e a tutte le età.
Ovvio che in tutto questo il cibo, in particolare quello “di strada”, sia uno spasso. Non tanto, non solo, o forse non più solamente nella pratica delle tapas e del tapear, che per altro le è ingiustamente attribuita (quando invece arriva da una Spagna diversa più capitale e pure pià meridionale), quanto nella velocità supersonica con la quale la città coglie i trends e risce ad appropiarsene con un fare naturale e tranquillo. Non c’è ansia, almeno apparente, nemmeno nei fenomeni più modaioli. Persino il veganismo, giusto per fare un esempio, si presenta più come un’opportunità accanto alle altre che non come un’occasione per fare a botte. Così in tutto il fiorire di mercatini, iniziative, week end ecologici di comida callejera gli hamburger stanno gomito a gomito con il crudismo vegano, i ramen (che sono in fortissima ascesa!) con il vermuth casero, la cucina messicana con la pasticceria francese (anche lei decisamente à la page). Poi xurros (o churros), marmellate organiche, empanadas, cibo affumicato di ogni sorta, fiori che non guastano mai e produttori, spesso micro, della porta accanto.

è primavera!

Sono ore di valigie, di borse sempre troppo strette in cui si fa fatica a stipare le andate e i ritorni. Vorresti portarti mondi sulla schiena: vestiti, promesse, le zucchine romane, le meline secche della Fausta, ciotole e piatti che vivono anche loro quasta specie di condizione di confine, un po’ di qua e un po’ di là.

Tra poche ore saremo di nuovo immersi nella routine di Barcellona, nella nostra casa abbarbicata al quinto piano, concentrati a riprendere i fili dell’asilo, degli amici, delle cene attorno al tavolo verde; impegnati a scoprire se anche lì è primavera.

Pin It