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con le farine

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banana bread integrale di Rocio

Stiamo per celebrare il nostro 11 compleanno, ma per quello ci vorrà una torta a vari strati e ricoperta di panna!

Questo pane invece è assolutamente senza zucchero, integrale e integralista, healthy certificato, ma pieno di cose buone! Spezie, semi, cioccolata (senza zucchero eh), e naturalmente banane.

Anna lo mangia con marmellata di fragole spalmata sopra, ma il Fotografo (che è integralista per davvero) ci fa merenda, la inzuppa nel te verde (Matcha e Sencha miscelati) senza zucchero e ha il coraggio di dire che è troppo dolce se le banane sono un minimo mature! Che si deve sentire e che si deve pensare… se (solo) 11 anni (!!) fa era lui quello che accusava i dolci, sfornati dalla casa, di non essere mai sufficientemente dolci: “se si chiamano dolci, un motivo ci sarà” boffonchiava…

…che la lezione ci serva per ricordare che tutto, ma proprio tutto cambia, o può cambiare!

La ricetta è ispirata ad una di Rocío @mamizenmamizen con un po’ di variazioni.

La ricetta (versione integralista)
2 cup di farina integrale di farro
1 cup di latte vegetale
1 cucchiaio di cacao amaro
1 banana matura sciacciata con poco limone
1 cucchiaio di chia macinata + 3 cucchiai di acqua
1 albume (facoltativo)
2 cucchiai di olio di cocco
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino di psylium
1 pizzico di spezie dolci (cardamomo, zenzero, ecc)
un pugno di noci
un pugno di fave di cacao tritate

per decorare:
1 banana divisa in due nel senso della lunghezza
fave di cacao

Mescolare la farina, il cacao, il psylium, le spezie e il bicarbonato. Tritare la chia e aggiungere l’acqua in modo che gonfi. Sciacciare una banana con la forchetta e spruzzare leggermente di limone.
Montare l’albume a neve se si utilizza.
Aggiungere la banana, la chia e l’albume agli ingredienti secchi e amalgamare bene, aggiungere il latte e mescolare con una spatola fino ad ottenere un composto omogeneo. Unire le noci e le fave di cacao.
Versare in uno stampo da plum cake rivestito di carta da forno, appoggiare sopra la banana tagliata in due nel senso della lunghezza e decorare con la granella di fave di cacao.
infornare in forno già caldo a 180°C per 50/60 minuti. Lasciar raffreddare prima di sformare e tagliare.


un breadcake per Swiit

Qui a Barcellona abitiamo in una piazza piccola piccola nel cuore del Barrio Gotico e deve  esserci stato necessariamente qualche tratto del destino nel fatto che viviamo proprio qui, abbarbicati al quinto piano (senza ascensore), con la vista affacciata su una porzione delle antiche mura romane della città.

I biscotti di don Pepito e di don Josè

Qualche volta quando si inizia a giocare non c’è modo di fermarsi. Cominci in un punto qualsiasi, afferrando il lembo di un pensiero e tirando forte, sperando senza nemmeno saperlo di far cadere dal tavolo tutta la noia di un pomeriggio girato un po’ male. E così, proprio così ci è capitato con questi biscotti che volevo fare da una vita senza mai trovare nè il tempo nè la strada e che si sono alla fine animati di quel che c’era.

crostata di scarola

Di crostate ne abbiamo impastate un libro intero, ma la voglia di mettere mano alle griglie non ci è passata.
Il fatto è che quel guscio croccante, ripieno di ogni bene e intrecciato sopra come un ricamo è una trama che si presta a mille versioni e a mille stati d’animo… e del resto a primavera, per qualche strana ragione, si ha più voglia di sfoderare le teglie basse, da crostata appunto, come se il lievito che cresce nel forno fosse roba da inverno e la stagione nuova ci portasse invece a concentrarci su impasti bassi che non gonfiano, tutti presi dai ripieni.
In questa versione si è andati sul classico, quello salato però, con una torta di scarola leggermente rivisitata e un guscio integrale ad abbracciarla.

che pizza!

La giornata è seria, uno di quei lunedì che è più lunedì di tutti i lunedì. (ri)Inizia l’asilo per Anna, (ri)inizia la settimana e in qualche misura ri(inizia) anche l’anno, ma senza i fuochi d’artificio e le bollicine, solo con il passo un po’ stordito dell’agenda ancora da cominciare. Passerà il torpore e sembrerà quasi primavera, tocca dunque essere indulgenti con questo lunedì e illuminarlo della pizza di Luca che i carboidrati, si sa, aiutano a carburare.

biscuits au thé earl grey pour le photographe

Qualche giorno fa è stato il compleanno di un certo fotografo, e siccome viviamo “scomposti” e “diffusi” i festeggiamenti si protraggono e si sparpagliano seguendo flussi di treni, valigie e passeggini (a proposito: stiamo abbandonando l’ovetto per passare a roba da grandi!).
Sali, scendi, scendi sali e con noi pacchetti e cene, preparativi, telefonate e biglietti.
La Marie che ha il cuore tenero e la mente astuta ha cotto certi biscotti da urlo (fidatevi!) e li ha confezionati stretti stretti in una scatolina con un packaging da brivido, ha aspettato il fotografo al binario e glieli ha messi sotto il braccio…

un pane da Oscar

Ci sono amicizie che nascono, si consolidano, crescono su mille fili: ne acchiappi uno e tiri piano, passin passino, ti ritrovi quasi sempre (almeno per noi) in cucina.
La cucina di Oscar è al primo piano di una casa veneziana, proprio vicino vicino al campo dove più ci sentiamo a casa, è piccina e calda, piena di meraviglie di latta azzurra, di carta, di mattonelline uniche, di cesti appesi, di forme e di formine. Sa di tè e di biscotti, sa di pane, di “zaeti” e pure di chiacchiere mentre fuori piove la prima pioggia di stagione. Oscar fa le scale a piedi nudi, abita con una gatta che di nome fa piccola, è illustratore e gestisce una panetteria (per ora) virtuale su Pinterest. Lo inviti a cena ed è una meraviglia perché lui porta il dolce, ma pure il pane, il vino di visciole e certe verdurine di sua invenzione con una panatura leggera di nocciole. Poi chiacchieri e scopri che va a monte di ogni cosa: che i savoiardi nel tiramisù sono i suoi, che le farine per il pane le macina lui, che il tofu si fa in casa (che ci vuole?) e ti domandi pure se abbia un orto a Sant’Erasmo e dove trovi il tempo di dormire.

la chitarra

Ci sono desideri, regali, mondi che solo un’amica può intuire. Non valgono fidanzati, compagni, mariti, non valgono convivenze consolidate, affinità elettive o sguardi languidi, ci vuole solo un’amica.
Perché, diciamocelo, quale fidanzato al mondo intuirebbe che con la casa intasata di caccavelle di cucina, di pentolini, attrezzi, piatti, scodelline, essiccatore, formine in forma di polpo, di geco, di stella alpina l’oscuro oggetto del desiderio e delle felicità sia proprio la chitarra, lo strumento (pure ingobrante) per fare quegli spaghettoni a sezione quadarata?
E invece lei, l’amica, lei lo sa. Lo sa perché sa sentire, perché passa con te le ore a impastarsi di farina anche i gomiti, lo sa perché conosce i nodi e le frustrazioni, perché desidera con te, vorrebbe una chitarra per sé e la regala a te.

la piadina di Silvia (o insomma quasi…)

è passata una vita e un pezzettino dalla nostra gita a casa di Silvia, ma l’atmosfera, il sorriso e il pranzo sono nella nostra memoria come una cosa vivida e fresca. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e intanto lei che impastava l’impasto delle piade e poi lo stendeva e lo cuoceva, e noi come due bambine dietro il bancone della sua cucina stupite, sì stupite, che si potesse far così, come se fosse facile.
Ci abbiamo messo tempo, il nostro solito tempo lento, a provare a immaginare di farlo pure noi e poi alla fine ci siamo buttate. è andato tutto bene, anzi benissimo, solo sulla cottura dovremo rivedere qualcosa: la piastra di ghisa scaldava sì veloce ma bruciava pure altrettanto.

pan brioche reloaded

Non è che sia proprio proprio esattamente la primissima volta che ci proviamo, ma con il pan brioche per qualche oscura ragione che è tangente alle ragioni delle meringhe abbiamo un rapporto complesso. Riesce, non riesce, riesce bene, benino… insomma è una di quelle cose che affrontiamo con un certo timore, anche se in sé non c’è niente di difficile, forse è solo il timore referenziale di affrontare i classici (e a questo proposito  sarebbe forse il caso di inaugurare una nuova categoria, classici appunto, giusto per appuntarsi quelle cosette basiche che tornano sempre buone e anche, perché no?, la ragione per affrontare qualche nuova sfida… in primis la sfoglia con tutti i suoi giri).
Insomma il pan brioche? abbiamo deciso di provarci più spesso, complice la planetaria che rende le cose moolto, ma molto più semplici.

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