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con le farine

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crostata di scarola

Di crostate ne abbiamo impastate un libro intero, ma la voglia di mettere mano alle griglie non ci è passata.
Il fatto è che quel guscio croccante, ripieno di ogni bene e intrecciato sopra come un ricamo è una trama che si presta a mille versioni e a mille stati d’animo… e del resto a primavera, per qualche strana ragione, si ha più voglia di sfoderare le teglie basse, da crostata appunto, come se il lievito che cresce nel forno fosse roba da inverno e la stagione nuova ci portasse invece a concentrarci su impasti bassi che non gonfiano, tutti presi dai ripieni.
In questa versione si è andati sul classico, quello salato però, con una torta di scarola leggermente rivisitata e un guscio integrale ad abbracciarla.

che pizza!

La giornata è seria, uno di quei lunedì che è più lunedì di tutti i lunedì. (ri)Inizia l’asilo per Anna, (ri)inizia la settimana e in qualche misura ri(inizia) anche l’anno, ma senza i fuochi d’artificio e le bollicine, solo con il passo un po’ stordito dell’agenda ancora da cominciare. Passerà il torpore e sembrerà quasi primavera, tocca dunque essere indulgenti con questo lunedì e illuminarlo della pizza di Luca che i carboidrati, si sa, aiutano a carburare.

biscuits au thé earl grey pour le photographe

Qualche giorno fa è stato il compleanno di un certo fotografo, e siccome viviamo “scomposti” e “diffusi” i festeggiamenti si protraggono e si sparpagliano seguendo flussi di treni, valigie e passeggini (a proposito: stiamo abbandonando l’ovetto per passare a roba da grandi!).
Sali, scendi, scendi sali e con noi pacchetti e cene, preparativi, telefonate e biglietti.
La Marie che ha il cuore tenero e la mente astuta ha cotto certi biscotti da urlo (fidatevi!) e li ha confezionati stretti stretti in una scatolina con un packaging da brivido, ha aspettato il fotografo al binario e glieli ha messi sotto il braccio…

un pane da Oscar

Ci sono amicizie che nascono, si consolidano, crescono su mille fili: ne acchiappi uno e tiri piano, passin passino, ti ritrovi quasi sempre (almeno per noi) in cucina.
La cucina di Oscar è al primo piano di una casa veneziana, proprio vicino vicino al campo dove più ci sentiamo a casa, è piccina e calda, piena di meraviglie di latta azzurra, di carta, di mattonelline uniche, di cesti appesi, di forme e di formine. Sa di tè e di biscotti, sa di pane, di “zaeti” e pure di chiacchiere mentre fuori piove la prima pioggia di stagione. Oscar fa le scale a piedi nudi, abita con una gatta che di nome fa piccola, è illustratore e gestisce una panetteria (per ora) virtuale su Pinterest. Lo inviti a cena ed è una meraviglia perché lui porta il dolce, ma pure il pane, il vino di visciole e certe verdurine di sua invenzione con una panatura leggera di nocciole. Poi chiacchieri e scopri che va a monte di ogni cosa: che i savoiardi nel tiramisù sono i suoi, che le farine per il pane le macina lui, che il tofu si fa in casa (che ci vuole?) e ti domandi pure se abbia un orto a Sant’Erasmo e dove trovi il tempo di dormire.

la chitarra

Ci sono desideri, regali, mondi che solo un’amica può intuire. Non valgono fidanzati, compagni, mariti, non valgono convivenze consolidate, affinità elettive o sguardi languidi, ci vuole solo un’amica.
Perché, diciamocelo, quale fidanzato al mondo intuirebbe che con la casa intasata di caccavelle di cucina, di pentolini, attrezzi, piatti, scodelline, essiccatore, formine in forma di polpo, di geco, di stella alpina l’oscuro oggetto del desiderio e delle felicità sia proprio la chitarra, lo strumento (pure ingobrante) per fare quegli spaghettoni a sezione quadarata?
E invece lei, l’amica, lei lo sa. Lo sa perché sa sentire, perché passa con te le ore a impastarsi di farina anche i gomiti, lo sa perché conosce i nodi e le frustrazioni, perché desidera con te, vorrebbe una chitarra per sé e la regala a te.

la piadina di Silvia (o insomma quasi…)

è passata una vita e un pezzettino dalla nostra gita a casa di Silvia, ma l’atmosfera, il sorriso e il pranzo sono nella nostra memoria come una cosa vivida e fresca. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e intanto lei che impastava l’impasto delle piade e poi lo stendeva e lo cuoceva, e noi come due bambine dietro il bancone della sua cucina stupite, sì stupite, che si potesse far così, come se fosse facile.
Ci abbiamo messo tempo, il nostro solito tempo lento, a provare a immaginare di farlo pure noi e poi alla fine ci siamo buttate. è andato tutto bene, anzi benissimo, solo sulla cottura dovremo rivedere qualcosa: la piastra di ghisa scaldava sì veloce ma bruciava pure altrettanto.

pan brioche reloaded

Non è che sia proprio proprio esattamente la primissima volta che ci proviamo, ma con il pan brioche per qualche oscura ragione che è tangente alle ragioni delle meringhe abbiamo un rapporto complesso. Riesce, non riesce, riesce bene, benino… insomma è una di quelle cose che affrontiamo con un certo timore, anche se in sé non c’è niente di difficile, forse è solo il timore referenziale di affrontare i classici (e a questo proposito  sarebbe forse il caso di inaugurare una nuova categoria, classici appunto, giusto per appuntarsi quelle cosette basiche che tornano sempre buone e anche, perché no?, la ragione per affrontare qualche nuova sfida… in primis la sfoglia con tutti i suoi giri).
Insomma il pan brioche? abbiamo deciso di provarci più spesso, complice la planetaria che rende le cose moolto, ma molto più semplici.

biscotti salati alla birra

Era già da un po’ che questa ricetta giaceva nella lista delle cose “da fare”, lista che del resto di questi tempi si sta allungando tanto da sembrare l’indice di un’enciclopedia . Poi il giorno che abbiamo deciso di preparla non è stato così semplice: libro alla mano, traduzione in testa, ricognizione in dispensa e adeguamento nelle mani.

lavash

Con le dita. Con le farine. Con i bambini.
Nella nostra personale, personalissima categorizzazione (ovvero, quella roba che suddivide i post in caselline all’interno del menù del blog) questi croccanti, facilissimi, pani-gallette-crekerini sono finiti così. E non è che non si dica la verità. Per impastarli ci vuole tutto il piacere tattile di usare le mani, la farina è praticamente tutto quello che c’è dentro e tutto fa pensare che dopo questo primo assaggio proveremo a mixarne di diverse. Infine i bambini, che non sono tra gli ingredienti, li vedremmo decisamente bene nel manipolare e nello stendere questo impasto facile facile, anche perché se ce lo avete a disposizione uno di quei mattarellini piccoli tipo giocattolo questa volta viene proprio perfetto all’uso. Se non lo avete pace, anche una bottiglietta liscia e non troppo sagomata sarà perfetta.

il pane (siciliano) della signora Angela e i buoni propositi

27 dicembre: il Natale è archiviato e siamo tutti sopravvissuti(!), Marie è satolla di tortellini e di foie gras della nonna, il fotografo a letto con il febbrone e io (Maite…), non sapendo bene che fare, già alle prese con i buoni propositi per il 2011. Meglio pensarci per tempo, assieme alla lista della spesa per il menù di Capodanno, in modo che la mattina del 1° gennaio non si sia presi dall’horror vacui della pagina bianca di un anno tutto nuovo da inaugurare, finendo così per essere in ritardo ancor prima di cominciare.
Il problema, però, è che non essendo riuscita a darmi un limite (è difficile in tutto in questi giorni) la lista rischia di risultare insensatamente lunga e se i buoni propositi sono troppi, facilmente saranno troppi anche quelli mancati, trasformati per frustrazione da buoni in cattivi. Dunque faremo come per il give away di Comida: tempo fino al 31 dicembre (!) a mezzanotte, poi nell’estro del brindisi l’elezione dei 4 imprescindibili buoni propositi per il 2011, naturalmente si accettano suggerimenti.

pasta per gechi

L’ambiguità vale la pena scioglierla subito: non si tratta di dare da mangiare ai gechi anche se l’idea sarebbe di quelle folgoranti, perché, diciamocelo, sono così carini che la voglia verrebbe di farseli amici, di tenerseli in casa come animaletti domestici, e a pensarci conosco più di una persona che ha almeno provato a passare dall’intenzione ai fatti.
No, no qui si tratta di un problema molto più da femmina, come direbbe qualcuno, ovvero come riuscire finalmente a usare una (ma sono tante) di quelle formine da biscotti comprate in un raptus compulsivo di acquisti da cucina. E qui bisognerebbe aprirla una parentesi perché frequentando case di gente che cucina, spesso, spessissimo anzi, ci si è consolati difronte a collezioni pari e pure qualche volta superiori a quelle di casa nostra. Un po’ come quando da bambine ci si trovava per giocare alle bambole e si voleva mostrare all’amica del cuore tutti i vestitini, gli accessori, le scarpine… ecco, con gli attrezzi da cucina e in particolar modo con le formine la sensazione è un po’ quella. Persino Elena-comida, che pure ha girato mezzo mondo e conosce bene il peso di un trasloco con l’Oceano nel mezzo, ha una sua collezione di formine che ho tenuto tra le mani, rassicurandomi  un poco per quella che continuo a considerare una passione un tantino insana, ma almeno condivisa.

cake con edamame wasabi e sesamo

La vita in provincia regala qualche sorpresa. A parte le produzioni metro-zero della signora Fausta, capita qualche volta cha, a ben girare i supermercati, si scoprano fenomeni che hanno dell’incredibile e che la capitale (ehm…) ignora anche nei mega-iper-centri commerciali dove qualche volta ci succede di pascolare con tutto lo stupore (e a volte il terrore) degli occhi di campagna. Se poi questi stessi supermercati di provincia sono battuti in avanscoperta dal fiuto infallibile di comida, si finisce per sentirsi se non proprio al centro del mondo (è ancora troppo fresca la ricerca vana del wasabi), perlomeno in un mondo dove tutto è ancora possibile. Questa lunga premessa per dire che abbiamo scovato alcune buste di edamame surgelati nei banchi frigo di una catena di supermercati trentini ed è stato subito accaparramento, tanto che credo che ormai non se ne trovino più. Una volta messi al sicuro nel forziere del congelatore è venuto pure il momeno di consumarli e così, dopo averli mangiati un po’ di volte nature, alla fine è arrivato il tempo di ricamarci un po’ sopra inseguendo proprio la matassina del colore verde: dall’edamame al wasabi. Poi siccome non pareva il caso di alterare un sapore così orientale con contaminazioni troppo marcatamente fusion (tradotto: il parmigiano non ci stava) abbiamo aggiunto un paio di cucchiai di semi di sesamo.

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