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La minestra dei forti

Sono stati giorni concentrati e lenti, con un tempo misurato dalle esigenze del corpo, quel filo scontato e teso che sembra funzionare quando non lo avvertiamo ed esistere solo quando si impunta nel chiedere attenzioni.
Sono stati, e sono, gorni di passi piccoli in cerca di nuove routine, fuori dalla nostra abituale vita acrobatica tra Roma e Barcellona, ma con acrobazie diverse e spericolate avventure. Siamo tornati a passeggiare nell’inverno trentino proprio quando è rifiorito il calycanthus e a concentrare le cure su cose minute ed essenziali, quelle di sempre in fondo, mangiare, dormire, starsi accanto e insieme.

spaghetti e folpetti

Se non fosse una faccenda ormai datata, e soprattutto ovvia, ci si potrebbe pure provare a riesumare quella parola che era così nuova e che oggi ci suona tanto vecchia: fusion. Sì perché vivere in un paese diverso, o semplicemente essere un po’ curiosi, così come il l fatto di mangiare spesso a casa sono cose che finiscono per esercitare le contaminazioni. Detto più semplicemente apri il frigo e vedi che si può fare.

risotto shitake, rosmarino e limone

Nel tentativo pieno di frustrazione di mettermi a un livello decente di castigliano (con il catalano ho deciso di limitarmi alle parole scelte e sciolte) faccio uno scambio virtuoso di “lezioni” di cucina in cambio di “lezioni” di lingua. Il che tradotto significa grosso modo cucinare con una nuova amica, tentando di articolare concetti vagamente comprensibili affettando cipolle e pulendo calamari (la motivazione è tutto!).
Non so se funzionerà però è divertente.

pesto di sedano

Il sedano normalmente si defila. è anzi una di quelle cose che si rischia di dimenticare nella lista della spesa, quella che personalmente compilo con attenzione maniacale per poi dimenticare sul tavolo della cucina. Eppure quando il sedano  manca si sente. é fondamentale in quasi tutte le declinazioni del ragù, e del soffritto, ma anche nella caponata, che senza di lui non è la stessa, anzi non è proprio possbile.
Difficilmente però il sedano se la gioca da solo: sempre perlomeno in triade con cipolla e carota, ma spessissimo umilmente in coda in una lista infinita di ingredienti.
Poi un giorno quando il frigo del Fotografo langue più del solito, salta fuori che per necessità sa giocare pure da protagonista..

zuppa di cavolo e pastinaca

Qui a Barcellona non abbiamo puntarelle, cicorie aromatiche, broccoletti (benché ci siamo, cercandoli bene, grelos che gli somogliano…), non c’è barba dei frati, nè radicchi variegati in forme e colori, la zucca in generale è un po’ insipida, però le carote e le barbabietole hanno sempre le foglie attaccate e le pastinache abbondano.

un pesto di piquillo

Roba da emigranti questi spaghetti all’imbrunire!
Anche se a guardarli bene e a dirla tutta la pasta non ci manca molto qui al quarto (quinto) piano della nostra casa barcellonese, per la semplice ragione che la si trova facile facile. La troviamo al Corte Ingles, la stessa Garofalo che pappiamo in Italia con solo forse qualche problema di cottura  (ma anche per quella alla fine ci siamo convinti che sia una questione di acqua o forse di mare, o forse di vento).
Insomma la pasta c’era e resta, con però la voglia (la necessità?) di cambiare il gioco delle associazioni, soprattutto quando è tarda sera e il frigo svaligiato. Finisce allora che si guarda in dispensa e si fa con quello che si ha, anche perché il tempo nonostante le giornate siano diventate lunghe ci resta corto… dunque di un prezioso vasetto di pimentos del piquillo, di una manciata di mandorle marcona, dei rami di timo comprati profumatissimi in erboristeria è saltato fuori un pesto che rischia di diventare ricorsivo…

fabada e valigie

Che siano passati quasi due mesi dal nostro trasferimento a Barcellona pare una cosa un tantino incredibile. Da una parte tutto è andato veloce, anzi velocissimo presi da questioni di lavastoviglie, forno, canguro(baby-sitter) per Annina e tutto un turbinio di riferimenti nuovi da cercare, di passeggiate a zonzo e di abitudini nuove (viva la merenda!!).
Dall’altra sembra che qui ci stiamo da sempre, un po’ perché la città la conoscevamo già bene, un po’ perché la vita qui è facile e piacevole in quei dettagli minuti che viviamo come lussi speciali.
Il tempo dunque si accorcia e si dilata e adesso che si tratta di chiudere una valigia stretta per tornare in Italia qualche ora ci pare che sia tempo di raccontare la fabada, una robina di cotture lunghe e di buona premeditazione, che sa di Asturie, di pioggia vento e pure un poco di bufera. Al nostro rientro, tra qualche giorno, sappiamo che sarà già troppo tardi, incalzati come siamo da una primavera che si è largamente annunciata.

our best fish soup ever

Ci sono dei vantaggi, è indubbio. Occuparsi di cibo, di ricette, di libri di cucina, di mercati potrà essere pure faticoso, a volte frustrante (specie quando si tratta di mangiare pasta scotta e risotti freddi), ma permette di regalarsi certi lussi che nel ménage quotidiano settimanale si finisce per dimenticare. Sì perché al fondo basterebbe un po’ di organizzazione e qualche volta di testa, ma è pur vero che al bordo della crisi da sur-menage la prima a venir meno è proprio la testa, seguita stretta stretta dall’organizzazione. E dunque fumetto di pesce questo sconosciuto…

Poi però capita che per la nostra rubrica sul canale cucina del Corriere della sera (quell’Allacciate i grembiuli che va “in onda” una volta la settimana, il martedì) si tratti di rivedere i fondamentali, le parole chiave e soprattutto le buone abitudini. Ci ri-mettiamo così a ripassare le basi per bene e soprattutto ci prendiamo il tempo di far le cose con calma e con tutti, ma proprio tutti i crismi, un po’ come fosse Natale.
Il fumetto diventa un esercizio di stile e la spesa al mercato di Santa Caterina è tutta per lui.
E qui c’è da aprire una parentesi, giusto per dire che a Barcellona da questo punto di vista è tutto un po’ più facile, non solo perché di pesce ce n’è tantissimo, ma perché c’è molto di più l’abitudine della sfilettatura al banco (che è anzi proprio routine) e pure l’abitudine di vendere separatamente teste e lische per il caldo (il brodo). E così con teste e lische per il fumetto, più due calamari puliti, sei gamberoni e un bouquet di cilantro ce ne siamo tornati a casa.

Prepara il set, prepara la foto e scopri che il fumetto, quello invece praticamente si fa da sè. Raccogli qualche consiglio da amiche fidate e ti chiedi sbigottita perché non lo fai di più, perché non lo fai sempre, perché non hai il congelatore stipato di fondi di pesce?
E non è che fosse la prima volta: non era il primo fumetto e non era nemmeno il primo sbigottimento. Ripassare i classici non vuol dire soltanto scoprire che non smettono di dire quello che hanno da dire (come diceva Calvino), ma anche che, almeno in cucina, li trascuriamo ingiustamente.

Curry Massaman alle verdure

La cucina thai ci affascina e sempre con molta timidezza e spesso con qualche precauzione ci avviciniamo ai banchi orientali dei mercati, chiedendo informazioni sui diversi ingredienti e soprattutto sul loro utilizzo. La faccenda si conclude quasi sempre con poco successo: le melanzane piccine sono melanzane, il basilico thai basilico, l’ocra ocra, il kefir kefir (quando si trova…), come dire che a maneggiare le cose di casa propria si finisce con l’avere poche parole in bocca. Che cos’è il pomodoro? Come si cucina la zucchina? Cosa fate con il limone? Se ci facessero queste domande rischieremo di essere laconici o al contrario inutilmente verbosi, certamente poco utili. La verità è che è meglio mettersi a fare, con una guida possibilmente, che sia un libro, una maestra, un maestro, un tutorial via web, ma insomma provare.

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