Senza macchia e senza paura, questa zuppa candida è diventata per noi una sorta di comfort food. La mettiamo in pentola almeno una volta la settimana con il cuor contento perché, almeno in qualche occasione, si riesce a mettere d’accordo tutto e tutti.

La zuppa bianca è un regalo di Pilar (Sala) la nutrizionista che è entrata nella nostra vita (e nella nostra tavola) con una nuvola di capelli ricci, una pelle stupenda e la pazienza dello spiegare.
Con il tempo qualche variazione di aroma l’abbiamo introdotta, ma la sostanza quella è rimasta lì, intatta e ferma come forse solo alle cose bianche succede.

La ricetta (x2)
1 pugno di mandorle pelate a testa (circa 60 in tutto)
2 cipolle grandi (possibilmente quelle rosate che qui sono di Figueres, in Italia di Giarratana o di Montoro)
la parte bianca di un porro
la scorza di mezzo limone non trattato
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
rosmarino tritato o cumino nero o origano
acidulato di humeboshi

La mattina, o addirittura la sera prima, mettete a bagno le mandorle in acqua, cambiandola una volta. Trascorso il tempo scolatele e sciacquatele.
In una pentola capace versate l’olio extravergine di oliva, unite la scorza di limone, le cipolle tagliate finissime e il porro anch’esso tagliato fino, fate dorare a fuoco dolce in modo che le cipolle comincino a sudare e diventino trasparenti. Unite quindi le mandorle, coprite di acqua e fate cuocere 5 minuti a fiamma dolce. Frullate tutto finissimamente con il minipimer o con il frullatore e servite con l’acidulato di umeboshi e l’aroma che preferite.

 

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