Barcellona è così. Non resiste, è più forte di lei e si “inventa” per ogni fine settimana caduto in terra, sia estate calorosa o teorico inverno (come quest’anno…) una festa, una ragione, una scusa per uscire, stare insieme, mangiare, bere, suonare e spesso ballare e sparare petardi.

Molte delle feste sono qui tradizionali, nel senso che segnano appuntamenti certi in un calendario liturgico e insieme secolarissimo, che spesso segue inalterato da secoli.
Ma poi, tocca dirlo, Barcellona si è fatta prendere la mano e oltre ad onorare quelle di sempre ne ha inventate di nuove, o nel dubbio ha preferito festeggiare due volte. Per la serie ogni lasciata è persa e due è ancora meglio di uno.
Così a Barcellona ci sono due patrone: una d’estate, la Mercè (quella ufficile che cade a settembre) e una d’inverno, La Santa Eulalia, quella antica e poi spodestata, ma pur sempre amata e festeggiata con tutti gli onori.
In attesa del suo giorno che pure cade tra poco (il 12 febbraio), non ci si annoia. Il festeggiato è stato Sant’Antonio abate, patrono dei macellai (e a Barcellona anche di carrettieri, cocchieri, e trasportatori in genere), ma protettore anche degli animali.

Il calendario dei festeggiamenti era lungo ed articolato: a partire dal suo giorno vero (il 17 gennaio) prevedeva benedizioni di animali, merende per bambini e anche una “ruta di tapas”, tutta dedicata al maiale, el porquet, indissolubilmente legato alla festa di Sant’Antonio in molte culture, compresa quella catalana.

Noi di tutto questo ci siamo per quest’anno almeno emendati, ma la festa ce la siamo goduta in pieno. Dal barrio di Sant Antoni partiva infatti una cavalcada di cavalli, cavalieri, carrozze e animali che arrivava fino a Las Ramblas e lì noi l’abbiamo aspettata in un giorno di sole primaverile, con molto batticuore e un ombrello giallo…

Durante la cavalcada è infatti tradizione gettare dalle carrozze (alcune francamente bellissime) caramelle… ed Anna, dopo aver detectato l’anno passato una tattica geniale in uso in un’altra festa (quella di Sant Medir) ha deciso di inforcare l’ombrello al contrario perché ci piovessero dentro quante più caramelle possibile.
Il bottino è stato stupefaciente. Durerà fino all’anno che viene e probabilmente oltre, visto che nel frattempo aspettiamo al varco tutti gli altri santi con la tattica (gialla!) in mano.

Se volete saperne di più sulla festa e la sua tradizione trovate tutto sul sito della federazione che la organizza: http://trestombsbarcelona.cat/
e  i manifesti della cavalcada sono (quasi) tutti bellissimi!

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