Per molte ragioni, variamente assortite, ultimamente stiamo mangiando un mucchio di funghi e di alghe.

Non è che sia sempre facile, anzi. Perché se è vero che i funghi sono quella terza via misteriosa tra il regno animale e quello vegetale, le alghe non sono meno aliene, setose in acqua e di cartone sulla terra sembrano una sfida al senso comune. E hai voglia di ripeterti che in realtà sono cibo tradizionale da millenni, non solo in Giappone ma sulle coste atlantiche come su quelle mediterranee (ancora me la ricordo bene una signora sugli scogli di lava dell’Etna  spiegare come cucinare l’autoctono -mauro-) le alghe, da qualunque lato le acchiappi, ti sembra sempre di aver fallito.

Dunque facciamo prove, dalle semplici alle più complesse, cercando di addomesticare il gusto e anche la consistenza. E Marie, che ha le sue fonti, ha pescato un libro che ci può tendere la mano:

La cuisine des algues. Le super aliment au quotidien.
di Xa Milne, Ed. Rouergue.

 

La ricetta:
3-4 cucchiai di olio d’oliva
1 cipolla rossa tritata in modo fine
3 – 4 spicchi d’aglio
250  di funghi
1 bicchiere di vino rosso (noi non l’abbiamo messo, abbiamo preferito mezzo bicchiere di acqua)
1/2 cucchiaio di alga kombu in polvere
1/2 cucchiaio di miso di riso integrale
1 pizzico di sale

Scaldare l’olio e aggiungere aglio e cipolla tratti fini. Attenzione a non far bruciare l’aglio. Aggiungere i funghi, precedentemente puliti e tagliati a fettine e farli cuocere per circa 5 minuti. Versare il vino (oppure l’acqua) fino a quando il liquido non si è assorbito tutto. Per terminare aggiungere il kombu. Macinate tutto in un mixer, rettificate di sale e servite con tartine di pane caldo.

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