Se grattugiassi il cuore di un “alberello bianco”, ci aggiungessi un mazzo di aneto verdissimo, una cipolla rosata dalla marinatura e la robustezza grassa e salata di un’aringa, che salterebbe fuori?

Racontata così sembra una ricetta al telefono, come le favole da quel libro di Rodari, bianco e rosso, come ancora perfettamente me lo ricordo, con il telefono disegnato sulla copertina, pieno di asterischi e stelle e di numeri nessuno.

Ma più prosaicamente è che in questi tempi di scarsi carboidarti (almeno per il Fotografo) si gioca con la consistenza e la versatilità. E dopo aver letto mille volte negli ultimi anni delle mille possibilità del cavolfiore crudo, ci siamo messi a grattugiarlo pure noi, cercandogli una compagnia che gli potesse funzionare e ne facesse qualche cosa di più che un semplice starsi accanto.

Lui, il cavolfiore bianco, ha l’anima dolce, così gli abbiamo messo insieme l’aringa tosta perché avessero delle cose diverse da raccontarsi, la cipolla marinata  a fare la parte acida e l’aneto quella dell’amico di famiglia.
Nel complesso ci pare che la cosa abbia funzionato egregiamente senza scomodare nè il fuoco, nè il forno.

La ricetta
1/2 cavoliore bianco freschissimo
4-5 filetti di aringa dissalata e conservata in olio
1 cipolla grande
3 cucchiai di acidulato di umeboshi
un pgno di olive nere infornate
un mazzetto di aneto
pepe macinato fresco
olio extravergine di oliva

Lavate con cura il cavolfiore, quindi grattugiatelo con una gratttugia (tipo microplane) e conservatelo in un colapasta rivestito con uno strofinaccio perché perda un poco di liquido.
. Affettate sottilmente la cipolla e mettetela a marinare con l’acidulato di umeboschi; lavate l’aneto.
Mescolate tutti gli ingredienti, condite con pepe nero macinato fresco e olio extravergine di oliva.

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