Sono passati dieci anni, ora più ora meno. Dieci anni di questo blog, di queste pagine e di questa cucina che non si era saputa immaginare prima di esserci per davvero.

Dieci è un numero che fa impressione, due mani tutte aperte che dicono: Eccomi, sono qui!

Il doppio della vita di Annina, la compiutezza della prima di molte nostre decine, un’unità di misura per un’infinità di cose.
Dentro ci stanno così tanti post, così tante parole e così tanto cibo che forse non ne abbiamo più la precisa memoria, ma non importa, perché in questo la vita è esigente, non permette di fare due cose alla volta: vivere e misurarsi il polso, mangiare e misurarsi la gola. Tocca godere la misura di ogni boccone, come di ogni passo, ricordandosi e insieme scordandosi chi eravamo l’anno passato.

è così che si cresce, credo, è così che passano dieci anni.

Tante volte in questi anni ho raccontato/abbiamo raccontato come è andata questa storia, che è la nostra storia, che è la mia, alternando le voci, facendone coro o assolo, che quando diceva io era sempre noi e quando noi un io sottinteso.
Dentro questa storia ci siamo noi, i calycanti, come qualcuno, in un qualche momento, ha avuto il cuore grande di chiamarci. Tutti interi e tutti quanti, con quello che si vede e quello che timidamente (ancora) si nasconde, esattamente come in questa foto qui sopra che, proprio come dieci anni fa, è nata senza pensarsi.

Marie, che è capace di incantesimi concretissimi, è riuscita da Roma a raccogliere per me qui a Barcellona un mazzo di peonie, lillà, fiordalisi e foglie di quercia. Il Fotografo me lo ha fotografato tra le mani, ed io mi sento esattamente a fuoco, al centro perfettamente fiorito dell’amore e dell’amicizia.

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