Nulla è per sempre.
E che tutto cambi, o possa cambiare, ce lo ricorda la cucina e soprattutto chi si siede a tavola con noi.

Questo blog ha compiuto i suoi dieci anni e in questo tempo tanto lungo ha attraversato ere che sembrano geologiche, dal finger-food alla “rivoluzione healty”, dalla pasta fillo alla chia, costeggiando la pizza ad alta idratazione, la cottura a bassa temperatura, il pepe di Sichuan, i cake, i muffin, i cupcake, i macarons e infine anche la fermentazione. Siamo sopravvissuti.

Quando abbiamo imcboccato questa strada i blog di cucina erano così pochi da potersi permettere il lusso di leggersi ogni mattina, come si faceva un tempo anche con il giornale. Era un lusso perché forse ci permetteva di focalizzarci di più sul contenuto, di masticare lenti, di non leggere solo il titolo e a stento la fotografia. Ma appunto todo cambia, e non vale la pena di rimpiangersi, tocca invece inventarsi modi nuovi, perché perdere l’appettito (e la voglia) quello no, è proprio fuori questione.

Come se non bastasse quel che succede fuori c’è pure quello che ti succede dentro e così ci è successo che il Fotografo (quello dal cuore bretone di burro e zucchero) ha fatto una di quelle virate che ancora ci gira la testa. Non mangia più niente, ci viene a volte da dire, anche se così non è, solo che certo tutto è stato rimesso in discussione.
Così quando nei suoi giorni romani la Marie lo invita a cena si arrovella per trovare una quadra. Verdure, pesce, poco pollo e poi?

Il tofu! sì certo il tofu… quella roba bianca senza consistenza, senza sapore e soprattutto senza un perché. Così la pensavamo un poco all’unisono, però todo cambia, e il tofu è diventato ingrediente, prima per disperazione, poi per piacere reale.

 

In tutto questo c’è da dire che, come quasi sempre per gli ingredienti, la differenza vera la fa il tipo. Hai voglia di dire tofu, ma l’hai mai mangiato per davvero?
E qui la premessa è d’obbligo. Nessuno ci ha pagato, nessuno ci ha regalato una confezione omaggio ed è pure un gran peccato visto che facciamo un poco di fatica a trovarlo regolarmente. Ma questo tofu qui sopra è veramente -diversamente buono- ed è in grado di farvi cambiare idea, dunque se vi capita sotto mano (che è una rarità…) non esitate mezzo minuto!

Oggi è diventato il preferito del Fotografo, però Marie, che non si sa come faccia ma riesce sempre a precedere i tempi, lo aveva conosciuto tramite la sua amica Gisella quando organizzava  degustazioni in vari posti di Roma proprio del tofu Otani.
E’ prodotto vicino Roma a Montecompatri. E’ fatto solo di semi di soia biologici, nigari ed acqua, secondo quel che prevede la tecnica artigianale giapponese che ha qualche migliaio di anni.
 
 

Insalata di fagiolini e tofu.

La ricetta parte da uno dei libri di Ottolenghi come idea, ma poi ha preso la sua strada. Voi intraprendete la vostra, leggendo questo come un canovaccio su cui improvvisare ad estro
Abbiamo sbianchito i fagiolini per 4 minuti, i piselli per pochi secondi. Poi abbiamo mescolato tutto ad un’insalatina di spinacini crudi che abbiamo candito con acidulato di umeboshi, olio di oliva e tofu, precedentemente marinato nella salsa di soia. Abbiamo aggiunto per finire lo za’atar.
Se non vi piace il tofu crudo o avete problemi a digerirlo, potete scottarlo sulla piastra e poi marinare.

 

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