Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno…
Da quando siamo tornati dalla Sicilia non ci siamo chetati un minuto, facciamo in sù e in giù come le biglie di un flipper, Roma Rovereto, Rovereto Roma, per fortuna non a cavallo (!) ma così a stretto giro che gira un poco la testa.

E se in macchina per vincere la noia c’è chi si è messo a lavorare all’uncinetto la cosa buona di questa transumanza accellerata è che ci permette di tenere un poco più incollati tra loro i nostri luoghi del cuore e, naturalmente, le persone che li abitano.

 

In tutta questa geografia sovvertita un posto molto speciale ce lo ha il Masetto, che è un luogo molto ma molto speciale in se stesso, lontano e vicino a tutto, dove succedono cose grandissime come solo “i piccoli” sanno immaginare. Forse per questo è un poco difficile da spiegare, una di quelle cose in cui bisogna immergersi anche solo lo spazio di un pomeriggio, perchè lì le cose sono in un’armonia magica tra la programmazione serrata (basta dare  un’occhiata alla stagione appena conclusa) e il lasciare che accadano.

Il Masetto è prima di tutto una casa e una cucina, accogliente e schietta, una foresteria dove fermarsi a dormire e un luogo di incontri dove imparare mille cose, bellissime. Tutto questo in montagna, ma non distrattamente come un accidente del caso a cui ci si adatta, Il Masetto è un dialogo stretto con la montagna che ha aiutato a farlo così com’è.

Forse anche per questo sulla grande panca per giganti che Giulia e Gianni hanno costruito davanti al loro Masetto viene facile parlare anche con chi non si conosce, proprio come succede sui sentieri di montagna quando è costume salutarsi e sorridersi, gettando ponti di familiarità tra chi sale e chi scende, anche solo durante il minuto stretto in cui le rotte si incrociano.
Così noi abbiamo scoperto che la nostra stravagante geografia scorre vicina, molto vicina ad altre, e che pure le assomiglia: al Masetto abbiamo parlato di Sicilia, del castagno dei 100 cavalli, di andare, venire e tornare, i conservare le radici e di trapiantarsi altrove. Forse è settembre che porta certe magie.

Poi tra sentieri, libri e disegno abbiamo inseguito le tracce nel bosco a metà tra esploratori e indiani d’America. Anna ha studiato minuziosamente le cacche rotonde delle capre, le ha immaginate così forte che con uno scampanellio dietro una curva si sono materializzate all’improvviso a spasso da sole per i loro percorsi quotidiani. In un attimo ci hanno circondato vive, forti e rumorose affondando i musi curiosi nel nostro cestino.
Era un incontro che aspettavamo da tanto, dal compleanno dei tre anni che avevamo festeggiato proprio al Masetto: allora le capre non c’erano ancora, che il loro viaggio, la loro lenta transumanza tra l’nverno e l’estate ha i suoi tempi e le sue precauzioni. Ma questa volta che festa!

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