Sono state settimane dense, di corse e rincorse, aerei, chilometri in macchina, pranzi in autogrill, baci al volo e incastri miracolosi. E ora che siamo tornati alla base tra Barcellona e Roma, riavvolgiamo il filo e riguardiamo indietro per fissare un poco ciò che è andato tanto veloce.

Oderzo è una cittadina piccola, piccola, vicina a Treviso ma già in odore di Friuli, oltre il Piave per intenderci che continua ad essere in qualche misura un confine. Fino all’anno scorso ne avevo un’idea un poco vaga, legata nebbiosamente a geografie affettive poi Federico (Zaghis) e Francesca (Maronese) mi hanno invitata alla loro festa del cibo (e dei libri del cibo!) e allora Oderzo è diventato un punto parlante e caldo in quella complicata mappa di luoghi che ognuno di noi si va costruendo.

Quest’anno ci siamo tornati, all’Oderzo Food Fest. E questa è di per sè una piccola notizia nella nostra vita di incastri e di conferenze via skype: ad Oderzo ci siamo presi il lusso di andare tutti e tre, Maite & Marie e il Fotografo.

Non sembrava vero ed è stato bellissimo.

Una vita sparpagliata è una gran cosa da tanti punti di vista, ma mille volte ti fa sognare invenzioni bambinesche come il teletrasporto: poter essere qui e anche lì, andare a scuola a Barcellona ma cenare in pizzeria a Roma con gli amici la stessa sera. E per quanto in questi anni ci siamo impegnati a far combaciare tutto, ci si mettono di mezzo aerei, ritardi, valigie ed impegni così che difficilmente noi tre calicanti coincidiamo nello stesso luogo più di qualche ora.

Oderzo ci ha dato il tempo e anche lo spazio.

Una presentazione (che poi erano due e forse più) in un negozio meraviglioso dove stava d’incanto, una mostra diffusa ed elegantissima per le strade e le vetrine, due workshop di fotografia e una tavola rotonda (che in realtà era su un tavolo lungo lungo con Elisabetta Tiveron, Rosella Di Bidino, Rossella Venezia e Guido Tommasi) per parlare di scrittura e cibo.

Il Fotografo laconico è tornato senza voce dopo aver speso parole e parole sulla luce e il taglio delle inquadrature, ma abbiamo avuto il tempo di addentare tramezini panciuti, di brindare con prosecco sur lie e assaggiare certe patate specialissime.
Abbiamo avuto il tempo di raccontare e raccontarci, di conoscere persone, storie, prodotti, di immaginare progetti, di stupirci di quanto ci sia ancora da dire e da “cucinare” e persino di fare qualche lezione di unicetto.

Grazie dunque, grazie a Francesca e Federico per un’ospitalità che non ha eguali, grazie ad Elisabetta Tiveron, Rossella Di Bidino e Rossella Venezia per gli stimoli e la condivisione, grazie a Becco Giallo,  grazie a Rosebi per la grazia,  grazie a tutti i partecipanti ai workshop di fotografia (siete stati un incanto!), grazie all’Osteria Capeotin per la gentilezza e le patate, grazie al Cavolo giallo per le sue colazioni e grazie in generale a tutta una cittadina in cui ci siamo sentiti a casa.
Ci vediamo l’anno prossimo, promesso! (… ma la prossima volta cercheremo di non romperci un braccio sulla lunga via del ritorno)

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