“Questa, questa questa! Mamma facciamo questa!”

La storia, anzi il proverbio racconta quello che succede a casa dello scarparo: i suoi figli son condannati ad andare senza scarpe. Ma qui sarebbe il caso di scrivere qualcosa anche di quel che succede dal lato dei padri, e pure magari da quello delle madri perché a casa nostra (giusto per fare un esempio a portata di mano) i libri di cucina abbondano… i nostri (cioè quelli che abbiamo scritto, fotografato e mangiato noi) ben ordinati in una cassetta che funge da libreria se ne stanno costa a costa e sono oramai, tra una cosa e l’altra, più di una quindicina. Mai però che si tratti di quelli.

Quando Anna dall’alto dei suoi cinque anni e un pezzetto decide che è arrivato il momento di impastare un dolce corre a un solo libro e sempre  a quello: Pasteles (dolci) di (quel diavolo!) di Martha Stewart.

Noi ce lo abbiamo in spagnolo, ma sicuro che esiste in qualunque lingua del pianeta. In copertina troneggia un enorme torta al ciccolato riccioluta e a tre strati, mentre in alto c’è il santino sorridente di Martha che batte a mano gli albumi in una ciotola, come faceva la mia bisnonna che però non sorrideva affatto.
Una volta che Anna lo brandisce tra le mani cominciamo a sfogliarlo ed è in sé un momento bellissimo, solo che è anche l’inzio di una lunga trattativa in cui mi tocca fare la parte un poco arcigna della razionale, quella che dice questo non si può fare, per le fragole non è stagione, il burro non possiamo misurarlo a vagoni, quattro strati non riusciremo a gestirli.
In quanto alle mie di proposte ovvio che risultano per Anna noiosissime, colori spenti, un solo piano, nemmeno l’ombra di una glassa… che festa è questa? Toccherà aspettare la Marie, che è più avventurosa e soprattutto meno arcigna, e intanto cercare un compromesso.

Questa volta siamo atterrati su questo dolce al mandarino: aveva la frutta, ma aveva almeno una glassa, una quantità di burro non indifferente ma un solo piano, insomma un compromesso accettabile che ci ha salvato il pomeriggio.

la ricetta (è proprio quella di Martha Stewart, con solo la panela al posto dello zucchero normale e un pizzico di lievito oltre al bicarbonato… e altre due cosette qua e là)

230 g di burro a temperatura ambiente (importante che non sia freddo)
360 g di farina
300 g di panela (per Martha 400 g di zucchero)
200 g di yogurt (per noi di capra)
6 uova grandi
la pelle grattugiata di 1 mandarino e 120 ml di succo
2 cucchiai di liquore all’arancia tipo Grand Marnier
1/2 cucchiaino di lievito
1 pizzico di sale
1 pizzico di bicarbonato
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (che noi abbiamo omesso)

per la glassa:
150 g circa di zucchero a velo
3 cucchiai di succo di mandarino (per noi due di mandarino e uno di limone)

Pre-riscaldare il forno, imburrare la teglia e infarinarla leggermente quindi rovesciare e battere per eliminare l’eccesso di farina.
Mescolare la farina con il lievito, il sale e il bicarbonato.
A parte battere lo zucchero con il burro fino ad ottenere una crema soffice, incorporare le uova ad uan ad una, avendo cura di amalgamarla  perfettamente all’impasto prima di inserire quella successiva. Unire anche la scorza grattugiata e il succo di mandarino, quindi il liquore.
Abbassare la velocità e incorporare la farina in tre volte, alternando con lo yogurt.
Una volta che l’impasto sia perfettamente omogeneo versarlo nella tortiera preparata e infornare a 180°c per circa 1 ora (nel nostro forno lento anche di più). Sfronare il dolce, rovesciarlo tiepido su una griglia da dolci e una volta completamente freddo decorarlo con la glassa che si ottiene semplicemente battendo a buona velocità lo zucchero con il succo.

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