Il Fotografo ci gira intorno da un poco. Credo che gli piaccia il colore cangiante, quel verde che poi cede al giallo con tutto un suo cuore aranciato.

Così ci abbiamo fatto nature morte e nature vive, sempre con i mapo al centro, quelli che per me sono un incrocio tra mandarini e pompelmi, comparsi in una data imprecisata dei primi anni Novanta nei mercati italiani. A casa nostra li portò un giorno mia madre che era sensibile a tutte le novità, così come aveva fatto con i kiwi e come avrebbe fatto con altre esotiche meraviglie più tardi.

Qui a Barcellona al banco delle nostre pagesas (ovvero la Juana e la Maria che portano le cose dai loro campi di famiglia) tirano un poco dritto e li chiamano semplicemente mandarinas, considerando sofismi un poco inutili se debbano avere la pelle verde, gialla o aracione. Sono citrici, sono piccoli, vengono prima delle arance, sanno più o meno di mandarini dunque sono mandarini!

Fatto sta che l’infatuazione estetica del Fotografo si è tradotta in alcuni chili di mapi distribuiti nelle fruttiere di casa. E sbuccia e spremi e spremi e sbuccia, qui non si sapeva bene come uscirne.

Di mezzo c’era pure un certo nervosismo in giro per casa: le prime settimane di Primaria (sì, Anna ha iniziato la prima elementare… anche se mi chiedo ancora come sia potuto succedere tanto velocemente) non sono state esattamente la passeggiata che tutti le avevamo entusiasticamente dipinto. E anche se le cose son velocemente migliorate, e la maestra Judith è oramai l’incarnazione della bellezza (e della sapienza) in terra, toccava impastare qualcosa di dolce per sollevare l’animo e andare tutti insieme alla prima festa della scuola.

Ne sono uscite delle madelaines classiche classiche, solo un poco più sbarazzine del solito (chi ci segue in Instagram sa perchè…) e poi questa cosa qui, una torta buonissima che rifarei domattina, ma sì sa le infatuazioni (del Fotografo) son passeggere, così aspettiamo e vediamo che cosa ci riserva il futuro.

La ricetta

5 uova
250 g di farina
125 g di panela (o zucchero integrale)
80 g di zucchero a velo
25 ml di olio extravergine di oliva
50 ml di succo di mapo
+ il succo di sei/otto mapo circa per bagnare il dolce
8 g di lievito in polvere
un pizzico di sale

Per una teglia di circa 22 cm di diametro
Montare gli albumi con un pizzico di sale, quando cominceranno ad essere consistenti aggiungere lo zucchero a velo e montare a neve ferma.
Battere i tuorli con la panela, aggiungere 50 ml di succo di mapo e l’olio extravregine di oliva. Quando il composto sarà uniforme incorporare poco alla volta la farina setacciata con il lievito.
Infine incorporare gli albumi con grande delicatezza, mescolando con una spatola dal basso verso l’alto.
Versare in uno stampo molto ben imburrato e cuocere a 180°C per circa 45 minuti. verficare la cottura con lo steccgin, quindi sfronare e girare subito il dolce. Quando sarà tiepido bagnare con il succo di mapo a piacere.

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