Quando un ingredienti lo si ha in testa, oltre che tra le mani, e quando soprattutto si è fieri di una specie di auto-produzione a metri zero (come qualcuno ieri suggeriva…) si finisce per infilarlo dappertutto, l’ingrediente feticcio… Così, nell’impastare un po’ di corsa un piccolo cake per un tè, i kumquat dell’alberello del fotografo ci sono finiti diritti diritti, in scorza e succo (pochissimo) e in rondelle preventivamente candite (o meglio sciroppate?). Il fotografo è rimasto scettico, per lui è un dolce troppo salutista e troppo “panoso” (“ma la crema non c’è?, un po’ di burro?“) ma il profumo era dolcissimo, il sapore morbido e rassicurante. Vi pare poco?

La ricetta

Ingredienti
90 g di farina
80 g di zucchero
75 g di burro
2 uova
1 limone
7 kumquat (circa)
1/2 bustina di lievito

Scegliere due dei kumquat più carini tagliarli in rondelle sottili, preparare uno sciroppo di acqua e zucchero e mettere sul fuoco, quando lo zucchero sarà completamente sciolto aggiungere i kumquat tagliati e far stringere per qualche minuto, quindi spegnere e lasciare raffreddare. Montare lo zucchero con le uova, unire la farina, il burro sciolto il succo di limone, la buccia dei kumquat e il succo ottenuto premendoli con un fazzoletto e alla fine il lievito. Versare nello stampo e far cuocere a 180° per 20-25 minuti, alla fine della cottura spennellare il cake con lo sciroppo di zucchero e decorare con i kumquat a fettine, rimettere nel forno spento e lasciar intiepidire.

maite

8 Comments

  1. io, lo dico… sono stata malata e pure in viaggio, di questo dolcetto ne avrei proprio avuto bisogno per rimettermi in sesto.

  2. francesco da novara Reply

    fame notturna..se mi mettessi aprepararlo adesso? ho già il sapore sul palato..

  3. Anche io sono malata e ne avrei bisogno! bellissimo cake… un bacio a voi

  4. @Ilaria, dai chiediamo a Maite se ce ne manda uno, visto che siamo malatine :)

  5. @marie @ilaria e pure @francesco da novara: magari! esistesse il teletrasporto almeno per i dolci…. ma secondo me deve esserne rimasto un po’ a casa del fotografo, le orecchie romane intendano…

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