Quando l’anno scorso tra il serio e il faceto le impastavamo tra le mani con un occhio al libro della Torregrossa e uno al nostro che prendeva forma, ci eravamo dette:  ecco questa è l’occasione per farla nascere una tardizione domestica, ogni anno il 5 febbraio, il giorno di Agata, faremo e rifaremo anche noi le nostre minne. Roba da donne, c’eravamo dette, con allegria e una punta infantile di spirito cospirativo, dalla parte delle bambine insomma.
Ma quest’anno, mani nell’impasto, tra ricotta e glassatura, cottura in forno con formine diverse, abbiamo rivisto da capo la ricetta (che se no che gusto c’é?) e trovato parole più amare, meno di zucchero. Forse, certo non è questa la sede, eppure davvero non dovrebbe essere difficile capirlo, esprimerlo o sentirlo che una donna è una donna, intera tuttaquanta, minne comprese ovvio, di farina, zucchero e ricotta, plastica esclusa.

Ad ognuno ovviamente i suoi pensieri, la sensibilità sua personale, ma a noi personalmente, maschi femmine e cantanti, questo modo di trattare le minne non ci piace. Non c’è rispetto, non c’è senso e nemmeno piacere. E si dirà pure che i gusti sono gusti, ma il disgusto certe volte lascia inbocca un sapore che non si può che sputare.

Insomma se non ora quando?

info qui: http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/

La ricetta l’abbiamo cambiata di un poco rispetto a quella tradizionale, modificando in particolare la frolla e per due ragioni: che l’impasto fosse più sostenuto e che, per economia domestica, ci fosse corrispondenza tra rossi nell’impasto e bianchi nella glassa, così non avanza niente.

Ingredienti

per la frolla:
300 g di farina 00
100 di burro
100 di zucchero a velo
1 uovo e 2 tuorli

per la farcia:
300 g di ricotta di pecora
40 g di zucchero a velo
cioccolato e canditi a piacere (50 g circa)

per la glassa:
2 albumi
300-350 g circa di zucchero a velo
2 cucchiai di succo di limone
(acqua fredda in soccorso se servisse)

Setacciare la ricotta (sembra una sciocchezza ma serve), montala con lo zucchero finché non risulta spumosissima, aggiungere cioccolato (tagliato a pezzi non troppo piccoli) e canditi e conservare in frigo (l’ideale sarebbe una notte intera).
Impastare la frolla il pù velocemente possibile (burro freddo a pezzi!), avvolgerla in una pellicola e conservarla fuori dal frigo per almeno mezz’ora.
Accendere il forno, posizionarlo su 180° e nel frattempo stendere la frolla, ricavare dei cerchi di circa 8-10 cm di diametro, a seconda delle formine in uso, foderare con il disco la formina, farcire con la ricotta e quindi richiudere con un disco più piccolo (5,5-7 cm circa sempre secondo lo stampo). Cuocere per 20-25 minuti, sfornare, sformare e lasciare raffreddare.
Montare la glassa con le fruste elettriche: prima gli albumi, aggiungendo man mano lo zucchero e il limone in modo da regolarsi sulla consistenza, deve risultare compatta ma sufficientemente liquida da scivolare bene dal cucchiaio.
Posizionare le minne su una gratella (va bene anche quella del forno in mancanza di altro) e con un mestolino o un cucchiaio glassarle a una a una, facendo scivolare la glassa dalla cima lungo i bordi con movimenti circolari. Quando si sarà un po’ rappresa ma non del tutto, aggiungere la ciliegina.

maite

33 Comments

  1. Passate da me?! le ho fatte anch’io, seguendo la ricetta fedelmente, la prossima volta seguirò le vostre dritte sono cose da donne e… se non ora quando?
    Ciao ciao

  2. Agata (come nome) l’ho schivato per un pelo (essendo nata il 5 febbraio, mia mamma non vedeva l’ora di trovare lí per lí un nome che cominciasse per A…
    ma questa vostra ricorrenza mi piace un sacco!!! Bello il post, concordo su tutto.

  3. checarine! Le minne me le ha fatte conoscere mio fratello. Io pensavo fossero mini cassatine..e invece! Però nn l’ho mai fatte! Bella questa tradizione!

  4. Grandi. E bellissime le minne e le foto (soprattutto quella con bocca/minne vere che si affacciano con semiapprensione e amore su quelle dolci…).

  5. “Agata, Agata!
    Com’è ridotto quest’uomo per te!…”
    ve la ricordate la canzone? ;-))

    Le guardavo giusto 2gg fa, tra le vostre pagine, servite in negligé color perla…
    Bellissime replicate qui, così.

  6. cittadini….viva Sant’Agata!!! e viva queste splendide minne!!!

  7. bellissima la foto dove una di voi suppongo è curva sulle glassate di fresco, sembra quasi ……Genesi 2,7, le donne si sa possono farlo, anche con il cibo.

  8. Grazie, trovate sempre il modo garbato per dire le cose. Viva Sant’ Agata e viva la tradizione delle minne.

    Buona giornata

  9. Una volta giocammo a cercare tutti i cibi che si potevano fare con i corpi santi. Fu bello e terribile, dagli occhi di Santa Lucia ai seni di Sant’ Agata all’orecchio di San Pietro… Qui sì che ci vedrei un contest ; )
    Per il resto, quanto al modo di trattare le donne, mi viene in mente solo una frittura per alcuni, molti in verità, come negli inferni di una volta.

    • maite Reply

      sono impressionata.. contest da urlo! se lo fai voglio ragionare sul petto di San Sebastiano…

      • Che ne dici se lo programmiamo per Ognissanti? Non oso pensare a quel che si puó fare con San Lorenzo…..

  10. belle belle.. e poi la foto che è nel libro è eccezionale!:)
    ve l’ho detto che finalmente sono in possesso di entrambi?.. quello “Siciliano” è arrivato da Alberto (un siciliano ad una toscana, quello “toscano” è arrivato da me come regalo da una toscana ad un siciliano ;) non male no? considerando che restano a casa….. :)

    • maite Reply

      bellissimo questo scambio incrociato! per la foto del libro, ehm, non dire altro che arrossisco e avevo quasi litigato con il fotografo perché non la mettesse…

  11. Se non ora quando? Riprendiamoci la nostra dignità.

    Grazie Virginia.

    Giuli

  12. Come dire con delicatezza cose difficili, senza sfiorare la retorica…
    Bravi, sempre.
    Un abbraccio

    Giuditta.

  13. come dice Ligabue…..”le donne lo sanno” complimenti per foto, ricette e commenti intelligenti.

  14. Mi avete fatto venire voglia di leggere il libro, che non conoscevo, magari in compagnia di un vostro dolcetto, non è che me ne date uno?
    Nel libro c’è una ricetta diversa a quanto ho capito, ma sono sicurissima di andare bene prendendo la vostra!

    • maite Reply

      ma grazie a te Giuseppina per il tuo libro bellissimo, ce lo siamo passate di mano già l’anno scorso e come vedi lo abbiamo ancora dentro. Sarebbe bello incontrarsi di persona, se ti va, fare delle parole e magari cucinare pure qualche cosina siciliana…

    • ciao Giuseppina, mi associo a Maite, il libro ci era piaciuto tantissimo.Sarebbe bello conoscersi… Evviva le minne.

      • sarei molto felice di incontrarvi…diamoci un appuntamento verso marzo, sto concludendo il mio nuovo libro e sono in una sorta di ritiro spirituale. grazie e vi prego scrivetemi voi, io so che mi avete risposto da una mia amica che vi segue( sono un po’ pasticciona in fatto di elettronica….) grazie g

  15. Martottola Reply

    Vi seguo ormai da tempo e il vostro blog mi piace davvero tantissimo, come le ricette e la delicatezza di certe riflessioni. Concordo, le minne vanno trattate con rispetto, altrimenti davvero non c’è gusto per nessuno! Domani mattina percui mi cimenterò nella vostra versione della ricetta per gustarla nel pomeriggio in compagnia!

  16. Bellissime foto… e bella ricetta!
    mi incuriosisce e vorrei provarla….
    maaaa…domanda: le forme emisferiche non le ho mai viste!!
    dove si possono trovare????

    • maite Reply

      elisa non so da dove scrivi, in ogni modo le coppette in silicone che vedi lì sopra le ho trovate in un negozio di casalinghi assolutamente “normale” di una città di provincia (Rovereto, Tn), dunque credo che non dovresti avere problemi.

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