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Tortino di cavolfiore

Fate in tempo a metterci l’ultimo cavolfiore e le margherite di prato.

La cosa è semplice semplice, avanza mezzo cavolfiore ed è già chiaro che si andrebbe trascinando stancamente in frigorifero. Lo acchiappi, lo frulli, ci aggiungi una presa di curcuma, mezza tazza di latte di avena e se l’avessi una patata schiacciata. Ma pure niente.

Guscio di brisée all’olio, ma ad occhio pure quella.
What else?

La formula è reclinabile e reclinata con tutti gli avanzi vegetali che la stagione presenti, perché se è vero che fritta è buona anche una ciabatta è vero pure che in forma di torta tutto è più bello.

La ricetta

Per la pasta brisée
300 g di farina
1 bicchierino e 1/2 di olio extravergine di oliva
qualche cucchiaio di acqua fredda
1 pizzico di sale

per il ripieno:
mezzo cavolfiore (ma anche uno intero, o quel che avete) lessato e ben scolato
1 tazza (più o meno) di latte vegetale
1 cucchiaino di curcuma (o le spezie che preferite)
1 patata o anche una patata amricana (facoltativa)
sale e pepe

Raccogliete la farina sul piano di lavoro o nella planetaria, formate un incavo al centro e versate l’olio extravergine e il sale, cominciate ad impastare velocemente aggiungendo l’acqua fredda un cucchiaio alla volta. Quando il composto risulti omogeneo ed elastico, avvolgete in pellicola alimentare e conservate in frigorifero per un’ora almeno. Dopo il riposo stendetela con il mattarello e foderate uno stampo da crostata, bucherellate il fondo e livellate i bordi e conservate nuovamente in frigorifero.
Preparate il ripieno: frullate tutte le verdure (già cotte) assieme al latte e alle spezie, tenete conto che dovete ottenere un composto morbido ma non eccessivamente liquido. Versatelo nello stampo di brisée e cuocete i forno già caldo a 180°C per circa 25 minuti, se la superficie dovesse colorirsi troppo coprite con carta alluminio. Controllate che i bordi della torta siamo ben cotti, spegnete e lasciate intiepidire.


zuppa di cavolo e pastinaca

Qui a Barcellona non abbiamo puntarelle, cicorie aromatiche, broccoletti (benché ci siamo, cercandoli bene, grelos che gli somogliano…), non c’è barba dei frati, nè radicchi variegati in forme e colori, la zucca in generale è un po’ insipida, però le carote e le barbabietole hanno sempre le foglie attaccate e le pastinache abbondano.

Crostata di alberelli bianchi

Non abbiamo mai fatto fatica a mangiare le verdure, anzi.. zucca, avocado, broccoli, zucchine, fagiolini e pastinache in un balletto facile e pure colorato che faceva pensare che ci vuole? Ma tutte le storie sono fatte per vivere di parentesi e così, da un giorno all’altro, le verdure son diventate una cosa nemica: se le mangia la mamma! se le mangia il papà!
Sono sopravvissute a questa diaspora poche cose: gli avocadi (specie quelli che il nonno ha portato dalla Sicilia), i fagiolini e lui il cavolfiore, quello bianco, ma solamente fatto a racconto e trasformato in una selva di minuscoli alberelli. Anna inzia sempre dai più piccoli, piccoli come Anna, ma poi ne mangia una foresta cavalcando sul filo sottile della mia idiosincrasia con il cibo figurativo.

cavolo le alici!

Roba da vergognarsi un po’ questo titolo, ma già che ci siamo facciamola tutta e concentriamoci a raccontare quella che probabilmente è un’assoluta banalità: se i ceci van d’accordo con il baccalà, il cavolo-fiore si marita a meraviglia con le acciughe. Del resto pure qui rimaniamo in tema Roma in pentola, essendo pure questo un grande classico della cucina capitolina e laziale. Ma da questo punto di partenza quante variazioni laterali possiamo considerare?

crumble di cavolfiori

Com’era? Un sacco di vedure nel frigo? Come faremo a mangiarle tutte? Tutti quanti? Senza morire di noia?
Per la serie camouflage vegetale ecco che fine ha fatto il cavolo-fiore, parente in bianco di quel broccolo verde, romano e frattale di ieri. Qui si è giocato “sporco” infilandoci le nocciole, un po’ di burro (ma sospetto che la pasta da crumble si potrebbe pure osare farla con l’olio, anzi mi sa che ci abbiamo già provato in passato), e gratinando tutto nelle cocottine (queste qui sono quelle molto primaverili della Staub).
Garantito, questa robetta qui è a prova di bambino, l’ha mangiata d’un fiato pure il fotografo.

zuppa di merluzzo e cavolfiore

D’accordo, d’accordo la dicitura non suona tra le più appetibili. Anzi, a dire la verità, il fotografo per primo l’ha giudicata sulla parola (non avendola assggiata) un tantino punitiva. Ma tant’è il merluzzo ha questa fama un po’ vischiosa di pesce penoso e vetusto, quando invece è delicato, morbido e capace di adattarsi. Non parliamo poi del cavolo, seppure fiore, ma in questo il fotografo ha un immaginario alimentare un tantino infantile, tutto panna e salsicce e niente verdure. Io però questa zuppa la difendo, seppure a parole evidentemente, perché non solo l’ho cucinata ma mi è pure piaciuta (molto!): i sapori (il merluzzo e il cavolo) si piacevano forse perché tutte e due bistrattati e l’uvetta, che è reminiscenza sicula associare al cavolo, ci metteva del suo in contraltare al limone. Insomma era buona, bisognrà che il fotografo si rassegni e anzi, visto che ora ha una cucina non nuova ma rinnovata e finalmente funzonante (o quasi) che si decida a provarla.

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