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cucina vintage

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pollo tonnato

Ognuno ha le sue debolezze in cucina e certo non solo. Per me, ad esempio, il vitello tonnato, o come si diceva allora con dubbio accento francese il Vitel Tonnè, è un mito irresistibile. La ragione deve nascondersi come al solito nel fascino del proibito visto che a mia madre non piaceva e non lo contemplava tra le possibilità della cucina estiva.

generi misti in formato vintage

Che sia amore immagino che lo abbiano capito anche i muri. Lo dichiarano a gran voce la collezione di tazzine impilate in bilico, l’eccitazione maniacale per ogni mercatino, banchetto, robivecchio; l’ammirazione compulsiva per le righe degli strofinacci, le cifre ricamate, le pentole smaltate, i piatti scombinati, le materie parlanti.
Gli oggetti con una storia dentro ci piacciono da morire, sono stati già amati, sono stati il centro o la periferia nella vita di qualcuno prima di noi, e nel caso di quelli che abitano la cucina hanno nutrito a volte più di una generazione, accompagnando i gesti e il pane, il latte, il pranzo, la cena, i fagioli o la polenta. Hanno dunque qualcosa in più nei graffi dell’usura, nell’imperfezione apparente con cui portano in sè la traccia dell’uso. Anche quando li compri, e non sono un regalo prezioso che ti rimane in famiglia, sono comunque sempre una sorta di piccola grande eredità. Li maneggiamo con cura e li amiamo a dismisura.

Nei nostri libri, ma pure su queste pagine e anche nella rubrica Allacciate i grembiuli che curiamo per Il Corriere della Sera entrano praticamente sempre. Le ragioni sono semplici e contenplano da un lato il fatto che per passione sono parte della nostra vita e della nostra cucina reale, dall’altra l’innegabile verità che gridano a gran voce: sono tremendamente fotogenici!

Una grazia tutta vintage

Di corsa di corsa che l’aereo non aspetta (e la valigia non si chiude…) postiamo qualche scatto della presentazione della nostra Cucina Vintage di sabato scorso a Rovereto. Eravamo ospiti nella delicata atmosfera di un negozio che è un po’ un’istituzione, come succede nelle storie belle delle piccole città. Mia madre lo aveva nella sua agenda e credo di ricordare che buona parte del “corredo” con cui son partita per la prima cucina tutta mia venisse proprio da lì.

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