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le uova della vicina

A pensarlo non c’è nulla di più perfetto: un guscio resistente e fragile, poroso e scontroso, capace di resistere e pure di cedere (non sempre al momento giusto…), un cuore giallo di “sole” e un’aria leggera intorno a fargli da bianca corolla. Ma tant’è le uova sono nel nostro paesaggio quotidiano  in formato da quattro, da sei e da dodici con anche la perfidia delle solitarie confezioni da due e di quelle da dieci, che servono solo a confondere le idee e i conti. Le uova sono cifre, ingredienti, astrazioni.

Deve essere colpa soprattutto dei dolci, penso, dove le uova compaiono per numero o peggio per peso, a volte intere ma più spesso divise, pura materia da montare, incorporare, legare. Perché alla fin fine anche se ti impegni a cercare le migliori, quelle eco, quelle bio, la prima scelta, a terra, all’aria, eccetera, sempre coi numeri hai a che fare: codici di provenienza, categoria e tutta la compagnia che per fortuna che c’è, perché altrimenti perderesti del tutto il cammino.
Ma quando poi, per percorsi spesso intricati, metti le mani sulle “uova per davvero” lo capisci che la differenza si tocca e che un uovo può essere un uovo. Forma e sostanza, guscio sporco compreso.

Pimientos de Padrón

Capita che nella vita certe lezioni sia necessario ripassarle ed è stato così che un certo architetto, spesso citato in queste pagine, si è trovato quasi ai confini del vecchio mondo (e certamente fuori dal proprio mondo partenopeo) a ripassare una certa lezione, di cucina naturalmente… si trattava in quel primo corso di friggitelli, mentre nel cuore della Galizia proprio vicino alla cittadina da cui prendono il nome si è trattato di Padron, intesi come pimientos, ovvero peperoncini verdi, piccoli, graziosissimi, famosissimi in tutta la Spagna. 

Tetilla (tettina) gallega (galiziana)

Ci sono scoperte che valgono viaggi, oltre che viaggi che portano scoperte… e qui non sapendo bene da dove cominciare verrebbe da dire che tanto vale partire dall’origine, ma dall’origine proprio, dal primo fra i primissimi alimenti, ovvero il latte… non un latte qualasiasi, ma proprio quello: il latte della mamma!  

è cosi che folgorati dalla visione in un mercato di Barcellona di un formaggio bellissimo, bianco bianco, con una forma tenera e dolcissima, ci siamo messi in viaggio: dalla Catalunya alla Galizia, 1200 chilometri, il deserto della Meseta nel mezzo alla ricerca della Tetilla!

Sì certo, non è che tutto il viaggio si tenesse epicamente in quest’unico “gral”, c’erano un sacco di altre ragioni valide e nobili: il pulpo alla gallega, i pimientos de Padron, mariscos e altro ancora, ma soprattutto era lei, la Tetilla.
L’abbiamo trovata, l’abbiamo mangiata e l’abbiamo riportata. Ne valeva la pena perché è un formaggio che sa di latte come pochi, semplice ma in nulla banale sia che lo si colga fresco, un po’ più stagionato o addirittura affumicato.

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