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gnocchi viola

 

L’anno si sa comincia a settembre. E noi che non abbiamo fatto in tempo a toglierci di dosso il calendario del nostro lungo passo scolastico ci siamo ritrovati alle prese con quello di Anna che quest’anno ha iniziato la prima (!). Così, annaspando per una ripresa che quest’anno è stata più faticosa e più lunga del solito, ci siamo trovati in bocca di ottobre con la luce che cade e il Natale che sembra all’improvviso vicino.

 

Se il cambio degli armadi lo continuo colpevolmente  a rimandare così non si può fare con la cucina, che segue un andamento suo che non sente ragioni, un ritmo legato alla metereologia, al mercato e anche misteriosmente al desiderio.

Tutto questo preambolo per dire che è tornata la stagione del cibo caldo, dei primi brodi e degli gnocchi che non abitano tanto il nostro giovedì quanto più facilmente il fine settimana, quando si ha tempo di andare un poco più tranquilli, anche se poi a conti fatti ci vuol meno tempo di quel che sembra…

Nel caso di questi coreografici gnocchi viola (che sono nel nostro libro Giovedì gnocchi, monograficamente dedicato agli gnocchi…) la cosa più lunga (e complicata!) è sicuramente procurarsi le patate viola!

Però vale la pena: cercatele per mari e per monti e se le avvistate non lasciatevele scappare! Sanno un poco di castagne, sembra che facciamo benissimo e tingono l’acqua di cottura in maniera inaspettata, provare per credere.

La ricetta tratta dal nostro libro Giovedì gnocchi, Guido Tommasi Editore

800 g di patate viola
1 uovo
1 cucchiaino di grappa
150/200 g di farina
1 cucchiaino di sale per l’acqua di cottura
1/2 cucchiaino di sale per l’impasto

Lavare con cura le patate, strofinarle con una spazzolina e metterle a cuocere in una pentola ampia in cui entrino comodamente ben coperte di acqua fredda. Aggiungere il sale e cuocere a fiamma media fincheè non siano morbide.
Una volta pronte scolarle, sbucciarle e passarle al passapatate ancora caldissime lasciandole cadere direttamente sul piano di lavoro. Una volta che la purea si sia intiepidita, fate un incavo al centro aggiungere l’uovo legermente battuto, la grappa e il sale e cominciate a lavorare l’impasto incorporando la farina poco alla volta. Quando avrete ottenuto un impasto lavorabile formate dei salsicciotti con il palmo delle mani, quindi ritagliate gli gnocchi.

Tuffateli in abbondante acqua salata bollente e appena verranno a galla raccoglieteli con l’aiuto di una schiumarola. Conditeli a piacere. SUl libro trovate la nostra proposta con funghi Shitake e Malvasia.

Le nostre cucine esotiche

Stiamo chiudendo le valigie e salutando l’estate. Ci lasciamo alle spalle un week end vintage (di cui riparleremo…) e una Roma ancora assolata. Ci aspetta Barcellona con mille fili da riprendere e il bisogno (!) di ritrovare una routine lungo il filo dei giorni. L’asilo per Anna, il pendolarismo ostinato per il Fotografo e poi il mercato, skype, il barrio, il tempo per la scrittura, la finestra grande aperta sulla piazza. Sembra, guardando con gli occhi della vigilia, di traslocare mondi.
Ma è tutta apparenza.

La verità è che le nostre vite ci somigliano, qui e lì, lì e qui. Barcellona, Roma, il Trentino e la Sicilia, ma anche la Toscana e Parigi sono lo spazio emotivo in cui ci muoviamo, con a tratti la fatica delle valigie legate con lo spago ma con il piacere tutto intero delle grandi avventure. L’Altrove è altrove e ne abbiamo avuto un meraviglioso assaggio nell’arrivo quasi a sorpresa dei nostri libri, nuovi e insieme sempre quelli, che hanno trovato una nuova edizione in quattro lingue: l’italiano e l’inglese rassicuranti, ma anche il russo e il cinese.

rillettes di sgombro all’armagnac e alle meline

Quattro sgombri al mercato del martedì: 4 euro e 39.
Al banchetto affollato c’è ogni bendidio, ma la maggior parte degli acquirenti, giovani o meno, pare intimamente imbarazzata dal contatto troppo espressivo con il pesce. E allora: “Vorrei due tranci di vitello di mare“, o “Mi raccomando mi tolga la testa che mi fa impressione“, “Sì, sì me lo tagli a bistecca per favore“… gli sgombretti freschissimi non se li fila nessuno!
Eppure è pesce azzurro, eppure ha i grassi quelli giusti che fanno bene invece che male, eppure costa poco ed ha pure poche lische. Certo è un pesce-pesce, un po’ come le sardine (quelle che sono in via di estinzione) ed è anche un pesce grasso (anche se non più del glamouroso salmone), ma è buono e saporito oltre che bellissimo e con qualche attenzione può diventare una faccenda sorprendente…   

L’ispirazione ci è venuta sfogliando un libro dedicato al “buon ricevere” (Garden Party, Guido Tommasi) in cui le rillettes di ovvia derivazione francese si declinano per ogni tipo di pesce, sgombro compreso. Di nostro ci abbiamo messo le meline secche della signora Fausta per dare un tocco più trentino a questo pesce comprato “in montagna” e l’Armagnac per “sgrassare” il pesce, per accompagnare le mele, per onorare degnamente i 4 euro e 39 della nostra spesa. 

flan di carote con fiori di erba cipollina

Le carote non sono intuitive. Bisogna lavorarsele un po’, camuffarne la consistenza altrimenti tanto vale mangiarsele crude a morsi come conigli.
Nel guardare la ricetta di una torta di carote cotta a bagnomaria in un libro tutto dedicato al cibo da/in giardino garden party, guido tommasi editore  la faccenda ci è sembrata interessante e promettente, così ci siamo buttate con qualche uova in meno e qualche spezia in più, giusto per giocare un po’ sulle variabili.

Poi, siccome avevamo previsto dosi da cavallo ci siamo ingegnate a farne versioni diversificate giocando con le formine…

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