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that’s Pan’ino!

Qui ad inglese siamo messi così così. Per ragioni tanto lontane da averle oramai perse di vista ci sono capitate in sorte tutte o quasi le lingue neo-latine, anche un poco di latino (e persino di greco) a voler scavare fino in fondo. Dunque francese tanto, castillano pure, catalano in divenire e l’inglese un poco… chi più, chi meno, Marie di più, il Fotografo niente ed io…

Gli azuki della signora Tokue

C’è in silenzio in cucina? Oppure a tendere bene l’orecchio quello spazio tra i fuochi, il lavello e il tavolo grande è un luogo chiacchierone, pieno di parole e di cose da dire e da dirsi? Siamo sicuri che, a parte le giornate convolse in cui molte mani pensano insieme al pranzo di Natale o alla torta di un compleanno speciale, non ci siano discorsi felpati anche quando siamo da soli con le mani in pasta?

Venezia

Il tempo non è dritto. Questo è ormai certo, guardandosi indietro e immaginandosi avanti: il tempo accellera o si incaponisce, nessuna maniera di imbrigliarne il ritmo, nemmeno con lo strano “mestiere” che ci siamo cuciti addosso e che consiste, grossomodo, nel fotografare e scrivere di quel che mangiamo. Giorno dopo giorno, il pranzo, la cena.
Sembrerebbe un modo sicuro di prendergli la misura, ma invece no, il tempo va da solo e ci regala sorprese ogni volta, come questa volta che Venezia (la nostra Venezia, il nostro sguardo sulla sua pancia) è diventata realmente libro, in carta, pagine, colori e ricordi.

letti di notte

Stiamo quasi per chiudere le valigie, per chiudere la stagione qui a Barcellona e imbarcarci per vacanze che, come sempre, mescoleranno lavoro e viaggio, lavoro e (speriamo anche un poco di) riposo. Ma sono giorni di tante cose, di lavastoviglie in panne, di scrittura di corsa, di digestione (vedi alla voce: Tast a la Rambla) e di nuovi progetti. E in tutto questo tourbillon ci siamo presi il tempo bello di leggere, di notte. Chiaro.

Era infatti la notte bianca della lettura, giunta quest’anno alla sua quinta edizione e approdata grazie alle Nuvole, libreria italiana nel cuore di Gracia, qui a Barcellona. Ci siamo dunque mesolati alla festa, una festa che aveva come tema le città, quelle vere e quelle immaginarie, i libri e le parole ben al centro, e la Vigata del commissario Montalbano come scelta di affezione.

Una grazia tutta vintage

Di corsa di corsa che l’aereo non aspetta (e la valigia non si chiude…) postiamo qualche scatto della presentazione della nostra Cucina Vintage di sabato scorso a Rovereto. Eravamo ospiti nella delicata atmosfera di un negozio che è un po’ un’istituzione, come succede nelle storie belle delle piccole città. Mia madre lo aveva nella sua agenda e credo di ricordare che buona parte del “corredo” con cui son partita per la prima cucina tutta mia venisse proprio da lì.

Le nostre cucine esotiche

Stiamo chiudendo le valigie e salutando l’estate. Ci lasciamo alle spalle un week end vintage (di cui riparleremo…) e una Roma ancora assolata. Ci aspetta Barcellona con mille fili da riprendere e il bisogno (!) di ritrovare una routine lungo il filo dei giorni. L’asilo per Anna, il pendolarismo ostinato per il Fotografo e poi il mercato, skype, il barrio, il tempo per la scrittura, la finestra grande aperta sulla piazza. Sembra, guardando con gli occhi della vigilia, di traslocare mondi.
Ma è tutta apparenza.

La verità è che le nostre vite ci somigliano, qui e lì, lì e qui. Barcellona, Roma, il Trentino e la Sicilia, ma anche la Toscana e Parigi sono lo spazio emotivo in cui ci muoviamo, con a tratti la fatica delle valigie legate con lo spago ma con il piacere tutto intero delle grandi avventure. L’Altrove è altrove e ne abbiamo avuto un meraviglioso assaggio nell’arrivo quasi a sorpresa dei nostri libri, nuovi e insieme sempre quelli, che hanno trovato una nuova edizione in quattro lingue: l’italiano e l’inglese rassicuranti, ma anche il russo e il cinese.

la chutney di katie

Ci sono cose su cui inciampi e ti sembra per caso, ma poi, sempre per caso, queste stesse cose tornano e ritornano sulla tua strada, tra le mani e nei pensieri. Così per noi è stato con Katie (Quinn Davis), scoperta tanto tempo fa saltellando nella rete. Di link in link, o su prezioso suggerimento di qualcuno (ormai è troppo lontano per ricordare…) un giorno abbiamo aperto le pagine scure del suo blog ed è stato come svelare il lato oscuro del cibo.
Cercando di non metterci troppo enfasi (!) diremo il modo di Katie ci ha colpito subito, come l’opposta fascinazione del siderale bianco di Donna Hay: lei composta, abbagliante e distante e Katie invece disordinata, “sporca”, gotica. Il bianco e l’azzurro di qua, il nero e il marrone di là, la garza trasparente dell’una, i lini pesanti e spessi dell’altra, il cibo intatto e il cibo spezzato… tante e tante volte abbiamo raccolto mollichine sulle pagine dell’una e strizzato gli occhi di fronte al bagliore dell’altra, ma la cosa straordinaria è che, al fondo, non serve fare una scelta, dichiarare di voler più bene alla mamma  al papà. Sono stili, modi diversi di comunicare il cibo, di mostrarlo, di metterlo in scena, la cosa veramente divertente è proprio il fatto che siano così marcatamente contrapposti.
Durante le officine calycante ne abbiamo parlato più e più volte, le loro foto ci hanno aiutato a smontare gli aspetti tecnici, a parlare di luce, di scelte compositive, di tonalità e anche di sfondi e forchette, ma soprattutto ci hanno mostrato più di mille raccomandazioni a freddo che è importante individuare uno stile, un modo che sia proprio, in cui sguazzare con piacere e fare prove, ri-prove e tentativi.
Oggi il primo libro di Katie Queen Davis è tradotto e reperibile in italiano (e proprio da Guido Tommasi) e noi ci abbiamo camminato dentro, avanti e indietro, incerti di quale fosse la ricetta giusta per cominciare, alla fine per scelta di stagione e pure per sfida (visto che le barbabietole non sono esattamente il nostro ingrediente più amato) la scelta è caduta su questa chutney che lei in realtà chiama relish. Risultato buono a tal punto che, la più scettica tra noi, ha finito per spalmarla sul pane facendo a meno della carne e del formaggio che avrebbe dovuto accompagnare…

Crostate e Ottagoni

Riprendiamo il filo e promettiamo che quella che inizia con l’immancabile lunedì di trasferte, treni, valigie e passeggino sarà una settimana zuccherosa. Sarà infatti il clima, sarà dicembre che fa capolino, la luce che cala, il pomeriggio che cresce ma i dolci si intestardiscono a rimanerci in testa, oltre che in mano. Del resto c’è sempre una scusa, sempre una ragione: che sia la merenda del giovedì, la prima fame a colazione o un languore che persiste dopo cena si cercano dolcetti, biscotti, fette di qualcosa, purché dolce, rassicurante, ad alto tasso di felicità glicemica.
A ben guardare poi, questo clima dolce si può leggere chiaramente come l’impronta di quel pomeriggio (piovosissimo!) in cui presentavamo il nostro libro di Crostate con Emanuele Coen nello spazio di OttagoniFood a Trastevere (Roma). Sì perché accanto alle nostre parole, c’erano ben 14 crostate a sfidarsi in una gara partecipatissima, conclusa con il brivido di una vincita a parimerito.

crostate

Eccoci ci risiamo! da qualche giorno è in libreria la nostra ultima creatura, un librino decisamente romantico e vistosamente da femmina (come direbbe il fotografo) tutto ma proprio tutto, interamente dedicato alle crostate.
Gli vogliamo un gran bene non solo perché è l’ultimo arrivato, perché è perfetto alla stagione e anche perché fa compagnia al libro sulle torte di mele, ma pure perché è fiorito e carico di promesse. Ci lavoravamo che era primavera, con Annina nella pancia e il tavolo, la casa e i giorni invasi dai fiori delicati di Nina e i fiori. Fiori piccoli, di giardino, di campo, di siepe capaci di fiorire pure a Roma, fiori spesso minimi e tenerissimi intrecciati alle pagine e alle crostate, senza artifici, senza rumore, con tutta la naturalezza di immaginarsi paesaggio.
In quei giorni abbiamo fatto di tutto una gran scorpacciata, oggi è bello tenere tutta quella primavera tra le mani.

officine e crostate!

Settimanina intensa quella che inizia questa mattina con cielo incerto, qualche ora si sonnellino in arretrato e i tre porcellini in loop da un tempo ormai senza memoria. Ma tra preparativi per una prossima gita in laguna (e poi ancora verso nord), cambio degli armadi in formato mignon (che ormai siamo grandi e le cose dei piccoli piccoli non ci stanno più…) lasciamo almeno qualche appunto di promemoria, giusto qualche sassolino per non perdere il filo e la strada…

di cozze, di senape, di birra

Ebbene il libro è in libreria, noi nuovamente in partenza, ma soprattutto l’indigestione da cozze è finalmente archiviata.
Sì perchè quando si cucina, si fotografa e si mangia (!) per un libro monotema il rischio realistico e inevitabile è quello di declinare l’alimento in questione in tutti i pasti comandati. Nel caso delle cozze poi, essendo difficili da regalare (a differenza delle torte di mele), abbiamo rischiato cozza party pure a colazione e un diradamento drastico della vita sociale. Meno male che abbiamo amici comprensivi che nei mesi “caldi” si son prestati ad ogni tipo di esperimento e di assaggio, poi però mentre il libro “cuoceva” in redazione e quindi in tipografia, noi (e gli amici) di cozze non abbiamo voluto sentir parlare.
Ora siamo rinsaviti ed è tornata la loro stagione. Pubblichiamo dunque una delle 32 ricette del nostro librino, anche perché un ripassino casca bene visto che da domani saremo in laguna (veneziana) per qualche tempo, dove i peoci sono amati da sempre.

cozze, muscoli e peoci

Strana faccenda la rentrée di quest’anno, si imparano cose nuove e si mettono in nuovo ordine quelle vecchie. Annina tra le braccia, fresca fresca dei sui due mesi, insegna a far le cose di prima (quasi tutte…) con una mano sola e con una lentezza senza colpa. Si cambia e si è in fondo sempre gli stessi, e probabilmente è proprio questo il senso del ritrovarsi a settembre, con l’estate di mezzo e un nuovo anno che comincia sempre, e sempre comincerà, con la campanella di un rientro a scuola.
Domani andremo a comprare quaderni e matite colorate, la lista dei buoni propositi la richiamiamo a mente già da qualche settimana tra un sonnellino e una risatina, in uno spazio/tempo interstiziale che non è mai stato tanto intenso. Di progetti poi abbiamo una cartella piena, alcuni già per strada, altri decisamente al via, altri finalmente in porto o quasi.

Tra questi arrivano in livrea scura e magistralmente vestite da un couturier di grido le nostre cozze: librino ultimo nato (!) per i piccoli spuntini di Guido Tommasi editore, che sarà in libreria dal prossimo giovedì 5 settembre. Ci abbiamo lavorato con amore e pazienza (quanti chili di cozze avremmo pulito alla fine?!!), con l’aiuto di molti amici che si son prestati a cene monotematiche e con il preziosissimo contributo di Mirco Marchetti, stilista ortista dell’Orto di Michelle che ha scelto tessuti e confezionato grembiuli sartoriali, chicchissimi e molto maschili per i nostri muscoli, peoci e pure per le cozze!

slurp!

Eccolo dunque, fresco fresco (è il caso di dirlo) e da domani in libreria.
Slurp!, titolo molto pop, che vuol dire 30 ricette di gelati e gelatini tra ghiaccioli, stecchi di crema, gelati biscotti ed esotici kulfi (nb. gelatini indiani) tutti rigorosamente senza ausilio di gelatiera. Roba da fare insomma senza scaldarsi e senza scomporsi. Perfetta per questi giorni di caldo sospirato ed atteso di cui non vogliamo certo cominciare (o continuare) a lagnarci, anche perché serve davvero poco, pure in termini di buona volontà. Noi ci siamo divertiti a inventarne variabili di ogni sorta: ingenui ed alcolici, calorici e sobrissimi, in formato classico, biscottato e pure vintage, abbiamo utilizzato forme, bicchierini, tazzine ma per rendere le cose più immediate ci sono allegati quattro stampini per cominciare a giocare come bambini sulla sabbia.

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