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il latte

Il latte viene dalle mucche. Anzi a voler dire correttamente, come ci hanno recentemente insegnato, il latte viene dalle vacche… le mucche, quelle che fanno mhuuh, sono una cosa da bambini, solo una parola onomatopeica che non corrisponderebbe a nulla ma che di certo possiede un suono perfetto.
Che il latte lo facciano le mucche è dunque una verità infantile di quelle che abbiamo imparato a scuola, più che dalla mucca stessa, abituate (almeno Maite e Marie) a vedere il latte sempre al supermercato, dal droghiere, al massimo alla latteria, ma sempre confezionato, impacchettato, nascosto, oltre che pastorizzato, scremato, conservato…

Siamo dunque dovute arrivare alla soglia dell’età matura (NB il fotografo ha altre esperienze…) per provare l’ebrezza di scoprire che il latte si può spillare, che l’alimento esiste in purezza e in purezza può essere venduto e comprato, in città, vicino a casa, tutti i giorni, 24h su 24.
È con l’entusiasmo delle prime volte e dotati di bottiglie di vetro portate da casa che ci siamo avventurati dunque alla nostra prima “mungitura” al distributore, ecco come è andata…

Tetilla (tettina) gallega (galiziana)

Ci sono scoperte che valgono viaggi, oltre che viaggi che portano scoperte… e qui non sapendo bene da dove cominciare verrebbe da dire che tanto vale partire dall’origine, ma dall’origine proprio, dal primo fra i primissimi alimenti, ovvero il latte… non un latte qualasiasi, ma proprio quello: il latte della mamma!  

è cosi che folgorati dalla visione in un mercato di Barcellona di un formaggio bellissimo, bianco bianco, con una forma tenera e dolcissima, ci siamo messi in viaggio: dalla Catalunya alla Galizia, 1200 chilometri, il deserto della Meseta nel mezzo alla ricerca della Tetilla!

Sì certo, non è che tutto il viaggio si tenesse epicamente in quest’unico “gral”, c’erano un sacco di altre ragioni valide e nobili: il pulpo alla gallega, i pimientos de Padron, mariscos e altro ancora, ma soprattutto era lei, la Tetilla.
L’abbiamo trovata, l’abbiamo mangiata e l’abbiamo riportata. Ne valeva la pena perché è un formaggio che sa di latte come pochi, semplice ma in nulla banale sia che lo si colga fresco, un po’ più stagionato o addirittura affumicato.

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