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papaverina

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quiche al doppio papavero

Delle poppole, o per dirla in italiano della papaverina, abbiamo parlato già da un po’… Ma la signora Fausta insiste a portarla al mercato e noi insistiamo a comprarla perché è buona, anzi buonissima (anche se noiosetta da pulire…) e romanticissima. A mangiare le foglie verdi dei papaveri infatti sembra di intravedere il rosso dei campi di maggio e di giugno, Maite si immagina sul treno e Marie nel Chianti… così con l’ultima borsa di verdura-romantica si è voluto giocare al quadrato, ma in assenza: del papavero si è usato tutto, foglie e semi, ma non il fiore che ancora non c’è. Le poppole come impasto, i semi di papavero sulla base di pasta brisée e nella garnitura “meringata”.

“pancakes” di poppole

Delle poppole avevamo già parlato (poco più sotto), ma la bellezza dei papaveri anche quando devono ancora fiorire è che si trovano ovunque, a patto di saperli riconoscere. Così domenica mattina in un mercato inaspettatamente scoperto (e aperto) in piazza Santa Croce a Firenze una signora ne aveva un cesto  (di poppole o a dire meglio di papaverina)  tra i radicchi selvatici e i cardi, un po’ come la signora Fausta un po’ più a nord dove prevalgono ancora le verze e il cavolame.
Nella casa disabitata di Firenze, con poco margine per l’inventiva, ne abbiamo ricavato frittelline semplicissime, piatte un po’ come dei pancakes e buonissime, mangiate assieme a formagetti biologici (solo pecora e capra) comprati nello stesso mercatino, a pane invece, di domenica avanzata, un po’ si latitava…

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