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una Tatin di cipolle

Era rimasta indietro questa piccola Tatin, deliziosa e minimale aveva fatto festa a una tavola dell’interminabile autunno romano. Ora che l’inverno almeno lì sembra arrivato la ripeschiamo perché al mercato a Barcellona son comparse delle cipolline piccine piccine che sono tutto quel che serve per rimetterle in cantiere.

Del resto pare che la dimenticanza sia il destino della Tatin, così vuole la tradizione che racconta che furono quelle sorelle lì, le Tatin, a recuperare all’ultimo le mele dimenticate lungo un procedimento più tradizionale. Nessuno sa se sia vero o meno, ma se vi viene una gran voglia di Tarte Tatin, e le mele sono finite… perché non tentare « quasi » la stessa ricetta con le cipolline? La nostra è del resto la Tatin del compleanno del Fotografo (la trovate qui),  solo con un po’ meno zucchero e usando la farina di farro per la base della brisée, ma il procedimento quello, è proprio lo stesso, burro compreso.

Tartine Tatin con rape e miele

 

Per le tartes tatin abbiamo una vera venerazione. Che sia il piacere infantile di voler fare le cose al contrario, che sia la tenacia convinta con cui ci ostiniamo a credere che la prima tarte tatin in assoluto sia stata davvero il frutto di un errore, ma insomma ci piacciono e ci piace tentarle con quel fremito di paura… piccolo, piccolo certo, ma inalienabile… Si sformerà?

Questa qui poi si presentava ardita e seducente, letta molti anni fa su un numero di Marie Claire Idées, rivista alla quale Maite tributa un culto insensato senza per questo essere mai riuscita a bricoler nulla che non fosse culinario.
L’abbiamo messa in cantiere con le rape (les navets, più o meno) della signora Fausta modificando di poco la ricetta: formato mini e semi di anice per contrastare il dolce delle rape e del miele e soprattutto pasta brisée al posto della sfoglia.

consigli per la sopravvivenza al frigo vuoto del rientro. il PDF di settembre

“Lunedì 1 settembre” è una di quelle date che non lasciano spazio alle interpretazioni.
Soltanto a leggerlo sul calendario già si sente tutto il sapore desolante della ripresa, del rientro, di un inizio che è soprattutto una fine… ma poi ad esserci sul serio, a viverlo da dentro, lunedì 1 settembre rischia di avere soprattutto il sapore desolante e concreto di un frigo vuoto!

Qualche tempo fa, stimolati da un’idea di gustosamente , ci eravamo cimentati nella cucina del riciclo proponendo per la sua raccolta un risotto al fondo di bottiglia . In realtà in quell’occasione non contenti di una sola ricetta avevamo provato ad organizzare una vera cena di resti, e dunque aperto il frigo del fotografo (domenica 1 giugno alle ore 15.30) ci eravamo lanciati in un esercizio di cucina ad ostacoli: utilizzare solo quello che giaceva (in condizioni commestibili) all’interno dell’elettrodomestico bianco!

Riproponiamo proprio oggi, lunedì 1 settembre, quell’esercizio di stile raccolto in PDF, perché speriamo possa aiutare la sopravvivenza in questi giorni di rientro, ma anche perché ci sono voluti tre mesi esatti per vincere le resistenze del fotografo che dall'”operazione” si sente “messo a nudo” quasi quanto il suo frigo…

Per scaricare il PDF vai alla pagina PDF o clik sull’immagine

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