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con le farine

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il pane del macellaio

Ieri era la giornata mondiale del pane. Abbiamo visto pani bellissimi, quello del convento di Alex, quello alle nocciole della Virgi, quello anticipato ed equo alle spezie di comida, quello anglofono di Enza, quello al ciccolato del cavoletto e un sacco di altre pagnottine, anelli e miracoli di lievitazione.
Noi, bisogna ammetterlo, abbiamo qualche problema con i lieviti… questione di brutte esperienze che a volte segnano (magari più del dovuto…) così in effetti panifichiamo piuttosto poco. Poco anche perché il fotografo di pane non ne mangia, Maite scorda sempre di comprarlo tanto che gli amici più avvertiti vengono a cena portandoselo da casa e Marie è pazza di quello di Lariano e di certi pani di campagna della boulangerie di Aligre, un tantino difficili da replicare. Ma un pane, in ritardo e pure non nostro, volevamo comunque almeno mostrarlo. Un po’ per sentirci un pochino partecipi di un’iniziativa bellissima, un po’ perché di questo pane c’è piaciuto, a tutti (fotografo compreso), non solo il sapore ma pure, tanto, la genesi. Riccardo Stiaccini, il macellaio di Castellina in Chianti ha un negozio che è una meraviglia, pieno di marmi, di carne eccellente e di buone abitudini. Le parti finali di prosciutti, rigatini e altri salumi, quei pezzettini diventati troppo piccoli per essere venduti ma buonissimi (che sarebbe sacrilegio buttare!), vengono conservati e consegnati al panificio che li impasta in corone e ne fa un pane croccante, saporitissimo e pericoloso…

pissaladière

La pissaladière è un piatto tipico della cucina nizzarda e di tutta la costa limitrofa. Alcuni non usano salsa di pomodoro, solo cipolla, acciuche e anche olive nere, ma la nonna Charlotte, che pure Marie non ho mai conosciuto, la faceva così. E così la nonna Charlotte aveva insegnato all’altra nonna Juana (pure quella di Marie) a preparla… e di nonna in nonna la pissaladière è arrivata fin qui, così che noi possiamo dedicarla, con un po’ di ritardo e con le acciughe al posto delle candeline, a Luca (anzi a Lucà…) che ieri ha compiuto gli anni.

cake di feta, semi di girasole e fiori di finocchio

La primavera occheggia e noi proviamo a occhieggiare a lei, così tiriamo fuori i semini del girasole e i fiori del finocchio per un cake che all’origine avrebbe dovuto avere tutt’altro aspetto… Sulla faccenda delle attese deluse, però, o come in questo caso delle muffin già spese (prima di averle sfornate…) intendiamo tornare prestissimo e in dettagliato dettaglio per la raccolta geniale delle cuoche dell’altro mondo…
In questo caso in effetti, a parte la questione della forma, il risutato è stato del tutto piacevole, buono e rassicurante per quanto forse un po’ troppo classico… va bene per il pic-nicque (è troppo presto?), va bene per il brunch della domenica, va bene da portare avvolto nel tovagliolo al primo coraggioso aperitivo in terrazza, insomma va bene… anche se noi un po’ nostalgia delle muffin che avrebbero dovuto essere e non sono state, ce l’abbiamo!  

orecchiette

La nostra amica Sara, che nella vita fa tuttaltro, ha delle passioni piene di avventura… spesso anche in cucina. Così, abituata a viaggiare (fa immersioni nei laghi e nei mari e ha fatto marketing in Ghana), è stata ospite di una signora pugliese in una masseria (di cui ha promesso di rivelarci il nome) per seguire un corso intensivo di orecchiette. Ha imparato l’arte e comprato l’asse.
A noi, bisogna dirlo, pareva impossibile eppure dai mucchietti di farina bianca e da poca acqua tiepida sono venute fuori orecchiette bellissime… certo non poprio proprio le prime che abbiamo cercato di rigirarci sul pollice, tutte sbilenche o bucate, ma diciamo che dopo le prime cinquanta è “facile” prenderci la mano tanto che alla fine guardando sul tavolo quel mare di orecchiette ci siamo lanciate nell’improbabile elezione di Miss Orecchietta…

cantucci salati nocciole e vezzena

I cantucci, lo sappiamo, sono dolci, mandorlosi e toscani, contesi come quasi tutto in Toscana tra diverse orgogliosissime patrie locali, Prato su tutte. A Firenze però, proprio tra il mercato di San Lorenzo e la stazione di Santa Maria Novella c’è un negozietto minuto e curato dove ne producono, e ne vendono direttamente, di buonissimi: al cioccolato, ai fichi secchi e soprattutto classici.  
Si tratta di un indirizzo un po’ segreto di cui varrà la pena di parlare in dettaglio un’altra volta ma che qui è inevitabile ricordare perché proprio con la signora che calorosamente lo gestisce avevamo parlato per la prima volta della possibilità teorica di cantucci salati. Scettica ma possibilista la patronne aveva chiesto la ricetta anche se poi non si sa se li abbia provati.
In ogni modo questi qui, inventati sull’estro di quel-che c’è-c’è-nella-dispensa, sostituiscono mandorle con nocciole (ancora quelle del pacco siciliano!), tolgono lo zucchero ma aggiungono pepe in abbondanza e un formaggio  che è anche lui una gloria locale (presidio trentino slowfood) il Vezzena

ricetta d’artista n°3. empanadas chilenas para el cumple de Humberto

Humberto Orellana è un musicista un po’ speciale!
Un po’ speciale perché suona uno strumento, la viola da gamba, dimenticato per qualche secolo forse perché era troppo bello e poi gli altri sfiguravano.
Un po speciale perché gli stumenti che suona se li costruisce da solo. Oltre che musicista anche liutaio. Un po’ speciale perché, nella notte dei tempi, è stato maestro del fotografo.

Humberto vive da tanti anni in Italia ma ci regala una ricetta che più chilena non si può, uno di quei piatti che si fanno per le feste importanti e che hanno bisogno di una preparazione lunga e laboriosa, che diventa essa stessa un rito…

parmigiana di pasta fillo

Con le foglie di pasta fillo colorata tra le mani (quelle di ieri) rimaneva da capire che cosa fare… certo del tutto praticabile l’idea di servirsene come sfogline appena condite per salsette o mousse ma già che c’eravamo tanto valeva osare…
Ne è venuta fuori una “parmigiana”, ispirata negli ingredienti ma semplificata (di molto!) nella costruzione, nella cottura e pure nelle calorie: solo melanzane, pomodoro, pasta fillo e ricotta salata.

sfoglie di pasta fillo al pomodoro

L’idea ci frullava in testa già da un po’: perché non provare a condirla la pasta fillo, visto che è tanto versatile? perché non provare a colorarla, visto che è così carina? 
Dall’idea alla pratica però, c’è un passo che per un po’ abbiamo rimandato: chissà se tiene, chissà se non diventa troppo umida e molliccia, e poi soprattutto c’era sempre qualche cosa d’altro da fare, da provare in cucina…
Finché sul sito di un cuoco andaluso, come accompagnamento a un gaspacho, non è spuntata proprio lei, la pasta fillo condita, e proprio al pomodoro (con in più il peperoncino) come avremmo voluto provare. E dunque senza più esitazioni si siamo lanciati.
Il risultato è decisamente carino, e non solo… tanto che ne è venuta fuori un’idea per rieditare un grande classico, ma questo è per domani…

quatre quart di nonna fanette per il compleanno di stefano

La ricetta è di quelle tradizionali e immutabili. Non si può sbagliare. Quasi la potrebbe usare a scuola il “nuovo” maestro unico per insegnare le frazioni. Non le equivalenze, che intanto è un quarto di tutto e non importa da quale misura si parta.
Il quatre-quart è un cake senza latte e con tanto burro, ma con il latte si accoppia irresistibilmente, a colazione. Il sapore è semplice, di quelli che al fotografo ricordano la nonna Fanette.

gatti di kamut (dedicato a Honesta)

“Volevo un gatto nero, nero, nero
mi hai dato un gatto bianco ed io non ci sto più.
Volevo un gatto nero, nero, nero
siccome sei un bugiardo con te non gioco più”

La canzone è dello Zecchino d’oro del 1969 e la cantava una bambina imbronciata con un vestitino corto e i codini…

ma la verità è che questa pagina è dedicata a Honesta, la gatta tra tutti i gatti, con la vita più lunga…
ha vissuto 154 (22×7) anni, in tutto 7 vite, 7 volte vent’anni più un pezzettino per ogni vita. Ha zompettato i tetti di Siena e di Venezia, una soffitta di Firenze e persino un agrumeto in Sicilia. Ha preso la macchina, il treno, l’aereo e quand’era piccola ha viaggiato abbarbicata sulla spalla. è stata difficile con i pretendenti, alcuni li ha rifiutati altri terrorizzati, si è arresa solo a Napoleone e solo dopo avergli usurpato il talamo. Le piaceva mangiare, tanto-tutto-e sempre, era per un uovo oggi e una gallina domani, le piaceva mangiare soprattutto al bordo del tavolo, bistecca, pesce e un po’ quel che capitava, ma più di ogni cosa adorava le olive!

biscottini salati di farina di riso al pepe rosa

L’idea era quella di provare una variabile dei biscotti al kamut, e infatti abbiamo riutilizzato la stessa forma a puzzle (che sia l’inizio di una serie?) ma è risultato subito evidente che la farina di riso non dà le stesse soddisfazioni. È più difficile da manipolare perché tende a sfaldarsi, non si può tirare fina fina e una volta cotta risulta piuttosto secca e un po’ “sabbiosetta sotto i denti” (il commento sinestesico è del fotografo). Però: la farina di riso è molto digeribile, il pepe rosa ci sta bene, sono buoni con i formaggi molli da spalmare e anche con le zuppette fredde. Insomma due su tre li abbiamo promossi.

Ingredienti:
300 g di farina di riso ( si trova in quasi tutti i supermercati)
150 ml circa di acqua tiepida
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
la scorza grattugiata di mezzo limone (meglio verde che è più profumato)
un cucchiaio raso di bacche di pepe rosa

Fare una fontana con la farina, aggiungere nel centro l’olio extravergine, un pizzico di sale e cominciare a impastare. Aggiungere man mano l’acqua finché la farina la assorbe. La pasta tenderà a compattarsi ma si sbriciolerà facilmente.
Stendere la sfoglia un po’ più alta di mezzo centimetro su un piano ben infarinato e ritagliare con le formine. L’operazione di trasferimento sulla teglia (rivestita di carta da forno) può non essere semplicissima.
Cuocere in formo già caldo ma a media temperatura. I biscotti resteranno piuttosto chiari ma si asciugheranno: vanno quindi girati dopo circa una decina di minuti.

Nota: come i loro “cugini” di kamut si conservano bene in barattolo ben chiuso, ma sono molto più duri: attenzione ai denti!

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