Ebbene sì, siamo tornate. Però, per parlare del marché di Aligre, bellissimo sempre, con l’acqua o con il sole; della sindrome stendaliana che ci ha preso da Merci; del quasi svenimento all’entrata della boutique-gioiello di Pierre Hermé; della vertigine compulsiva tra gli scaffali dei Fratelli Tang; della tenerezza della Cocotte, ci sarà tempo… il tempo di scaricare le foto, di mettere insieme le nostalgie, di metter via le cosine che abbiamo riportato indietro in uno stato ancora un po’ confusionale. Così per la “pappa del rientro” è finita che ci è venuta in mente questa robina qui, ispirata al libretto della Zavan di cui abbiamo parlato già diverse volte, e di cui manco a farlo a posta ci interessa soprattutto la sezione salati. Perché dopo aver declinato quella specie di ossimoro che fu la panna cotta all’ortica, e l’astrazione del pesce e la sua ombra, questa volta giochiamo solo un po’ sulle consistenze e sui generi, ma in associazioni in fondo tradizionali (zucca e amaretto) guardati semplicemente da un diverso punto di vista. Partire e tornare non serve in fondo proprio a questo?

La ricetta

Ingredienti
250 g di polpa di zucca (cotta in forno)
25 cl di panna liquida
4 g di colla di pesce
mezzo bicchiere di vino cotto
1 cucchiaio di aceto balsamico
25 amaretti (circa)
sale q.b.
Cuocere la zucca in forno senza spellarla e senza togliere i semi, quando sarà morbida eliminare i semi e le barbe e con un cucchiaio scavare la polpa, frullarla e tenere da parte. Scaldare la panna fino a bollore, unire la colla di pesce (precedentemente ammollata per 10 minuti in acqua fredda), quindi la zucca, lasciar addensare mescolando bene per qualche minuto quindi versare nelle coppette e lasciar raffreddare per un paio d’ore. Al momento di servire scaldare il vino cotto in un pentolino, quando incomincia a fare bollicine unire gli amaretti sbriciolati grossolanamente e l’aceto, alzare la fiamma e rimestare velocemente, spegnere e accompagnare alla panna cotta.

maite

16 Comments

  1. Ma alla fine da Mercì si può salire la scala bianca e accedere al tavolino? O hanno cambiato allestimento dal set fotografico?

    (e bentornate)

  2. (maite non mi chiedere al telefono se ho novità se non hai del tempo da spendere attaccata alla cornetta del telefono)

  3. Mademoiselle Manuchka Reply

    Siamo reduci di una cena in un posto di cui non ricordo neanche il nome, non era l’essenziale..
    il punto é che vi ho pensati, intensamente.

    bisous e welcome home

  4. ri-leggervi fa sempre bene.
    anche io ho provato la panna cotta, quella classica però questa qui mi ispira tanto tanto anche se il must del pesce e l’ombra non è raggiungibile.

  5. ilfotografo Reply

    ciao enza. grazie ancora per la dedica delle pere al cioccolato, per errore avevo ringraziato elena (che comunque va sempre ringraziata, di esistere!).

  6. @comida: prendo il telefono in mano e ti chiamo, cmq no la scala da Merci sta sempre sospesa, sola e inaccessibile
    @MlleManu: eh…
    @enza: scusa il fotografo che è sempre un po’ buzzurro e un tantino svalvolato, meno male che l’ombra del pesce resiste per qualcuno
    @lenny: felice che sia nelle tue corde, però in effetti non è un dolce ma una roba salata…

  7. Ciao,
    anche io ringrazio tutti.. lo so dico una banalità, ma Paris è “da sbattersi per terra” come direbbe Elena…
    @comida, ma anche io voglio sapere… perché non ci sono le cornette a tre?

  8. ma ragazze mi cadete su uno dei miti degli anni 90 il telefono swatch! com’è possibile che siate arrivate al 21° secolo scordandovi del mitico telefono di plexiglass.

  9. fotografo io ti perdonerei la qualsiasi lo sai, l’avevo capito e infatti mi son sbattuta per terra :)

  10. bentornate!!
    sindrome di stendhal da merci? OMMAMMA! sarà già emozionante leggere il vostro reportage! non vedo l’ora!

  11. uh non vedo l’ora che postiate gli scatti fatti a Parigi!!! intanto vi ringrazio per questa ricetta che mi sa tanto sarà il dolce della mia cena di halloween
    baci
    fra

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