Il cibo regala avventure lungo il cammino, anche alla fine del mondo.Siamo appena tornati dalla Galizia (la terra alla fine del mondo) dove abbiamo trascorso giorni freschi di calma, amaca e Oceano, ma anche di fiume, pulpo e more selvatiche. Abbiamo avuto percorsi a piedi, incursioni in Portogallo, e persino una sgambettata (diventata nuotata per Anna) tra le foci del rio Mino e l’Oceano un po’ più in la . Siamo andati lenti e ci siamo presi il tempo.Forse proprio camminando piano (e senza macchina o quasi) abbiamo guardato quello che in altre incursioni ci era sfuggito e proprio a Tui, un paese di pietra grigia con un’anima a tratti cupa, abbiamo bussato alla porta di un convento. La cosa suonava un po’ leggenda già dall’anno scorso: ci sono delle monache di clausura (las encerradas…) che fanno dolci, suoni alla porta e si apre una ruota (!), di quelle girevoli, di legno… e i biscotti sono deliziosi, pesciolini di pasta di mandorle con una ricetta segreta.
Bastava? Certo che sì e infatti ci siamo andati e poi tornati, con la promessa di tornare ancora.

Abbiamo suonato, abbiamo aspettato, finché, con uno scalpicio di passi, una voce e una figura in controluce ci hanno chiesto che volevamo. Pescesitos e almendrados che si vendono a dozzina. Altro scalpicio, altra attesa e poi pacchettini lindi avvolti in carta oleata. Così è finita che ci siamo seduti sui gradini sbocconcellando in attesa che il Fotografo finisse le sue foto e Anna la smettesse(!?) di correre avanti indetro fierissima di salire e scendere gradinate erte. C’era il sole, persino calura e rami di buganvilla che facevano ancora più vicino il Portogallo già  a portata di sguardo. E là siamo stati avvolti da una nuvola fatata di parole in formato un metro e cinquanta, bastone con gambe arzille, 82 anni di sguardo limpido e memoria gloriosa, Lolita. La signora Dolores ci ha raccontato la sua vita e la vita del convento a cui da una vita vive accanto. Le monache sono rimaste cinque, la più giovane è giovane quanto lei, le altre un po’ di più.

Vivono i spazi grandissimi lasciati vuoti dalla manzanza di vocazione e da una vita diventata molto diversa, ma continuano a impastare biscotti a fare persino qualche dolce su commisione. Viene così fuori che i pesciolini non hanno stampo, ma sono le mani a sagomarne la forma, segreta (o quasi) rimane invece  la ricetta. Del resto qui siamo proprio lungo il cammino che porta a Santiago che conclude un pellegrinaggio diventato oggi molto pià sportivo che mistico, ma le frecce gialle, quelle per non perdere la rotta ci sono ancora, proprio là a lato del convento de las encerradas.

Ascoltiamo, ascoltiamo e forse aspettiamo non sappiamo nemmeno bene che cosa. Arrivano alcuni turisti, la maggior parte in cerca di frescura, qualcuno chiede i dolci e la ruota si riapre e si richiude con lo stesso scalpiccio di passi. Suona lentamente mezzodì. La campana, ci dice Lolita come la chiamano le monache, serve a radunarle per il pranzo e a volte deve insistere per quelle che si sono fatte più distratte. Poi arrivano due donne con due bambini e una borsa di uova, si affacciano sul portone e chiedono a Dolores se sono là le Clarisse, hanno portato un’offerta di uova: serve a scongiurare la pioggia nel giorno del matrimonio della loro sorella. Sono venute da Gondomar che è un paese là vicino ma che suona lontano, lontanissimo sulle strade del Signore degli Anelli.

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