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il finocchio, l’arancia e l’acciuga, ovvero ingredienti per una zuppa di genere

Il titolo lungo e un tantino criptico di questo post riassume alcune delle riflessioni che l’iniziativa ironica e carina di un gruppo di blogger ci ha smosso dentro.  Si trattava, e si tratta in questa precisa giornata, di invitare alla propria tavola il finocchio, vale a dire di sommergere con l’ironia, con la cucina e con la biro, il pregiudizio, ma ancora di più la stupidità e la volgarità che avvolge certe categorie di ortaggi. Abbiamo aderito perché i finocchi ci sono simpatici: versatili, eleganti, leggeri son tutti fasci di muscoli disposti a cipolla ma a differenza di quella sbucciandoli non fanno piangere. Soltanto una preoccupazione avevamo, ovvero quella di finire per categorizzare troppo, perché le verdure al mercato e ancora di più in pentola sono sempre mescolate per genere e per colore. Dunque come direbbe la Marie Viva i finocchi! e pure i sedani, le carote, le patate, persino le cipolle, i porri, le pastinache…

acciughe e melone

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La passione di Ilaria per le acciughe non ammetteva compromessi, dunque dopo esserci strafogate di acciughine sui crackers, occorreva trovare qualcosa che l’acciuga la santificasse nella sua essenza pura. La ricetta, anzi l’idea, si è materializzata proprio al momento giusto cadendoci addosso da un libro (come spesso succede a sostare davanti agli scaffali…) per fortuna molto sottile e perfetto per l’occasione: L’acciuga, dieci modi di pubblicato in Francia da Les Èditions de l’èpure e in Italia da Guido Tommasi Editore .
L’idea bisogna dirlo è di quelle da urlo, semplice ad averci pensato, come un sillogismo di qualche figura: se il prosciutto è salato, e sta bene con il melone dolce e bagnato, e l’acciuga è salata allora….

pesto di aneto

L’aneto ci piace. Ha carattere ma delicatezza, un profumo solo suo che lo rende riconoscibile tra tante erbette anche per chi, come un certo architetto che conosciamo, confonde il basilico con il prezzemolo. Il guaio semmai è che rischia di avere un potere evocativo troppo marcato: sa di nord assoluto, di salmone, di marinature, di panna acida. Farci la pasta, e per di più richiamare il pesto, sa di azzardo-fusion, ma la verità è che se l’estro spesso (e sicuramente in questo caso) scaturisce da quel che langue nel frigo (un mazzo troppo generoso di aneto fresco…) i risultati sono spesso quelli che più ci sorprendono e che sappiamo replicheremo andando a cercare, ad uno ad uno, gli ingredienti che fortunosamente ci siamo trovati tutti insieme tra le mani.

tortino di alici

Se le sardine sono in pericolo d’estinzione allora forse anche questa ricetta, a base delle sorelle minori, le alici, rischia di diventare una delizia del passato.
La ricetta è semplice ma richiede pazienza e perizia nella pulitura del pesce. A volte però si trovano già pulite. Il fotografo portava tutti i suoi amici ad un mercato di barcellona di cui abbiamo parlato ad ammirare una pescaderina con degli occhialetti quadrati che preparava montagne di alici solo con le dita e senza neanche guardare.

alici marinate allo zenzero

Le alici sono pesciolini sobri e timidi, ma a guardarli bene (e pulendoli si guardano bene… anche da dentro…) sono l’incarnazione stessa del pesce, tutto però in miniatura! Occhi grandi e lisca tesa, dorso d’argento e carni rosate, con una consistenza speciale che certe preparazioni, forse in particolar modo la marinatura, sono in grado di esaltare. In questa versione le abbiamo marinate con aceto e limone (insieme) e zenzero e peperoncino… 

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