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maionese al bergamotto

Abbiamo passato il cuore dell’estate in un giardino di limoni in Sicilia che di nome però fa Cerzazza, vale a dire qualcosa come “querciaccia”. La quercia non c’è più, in compenso c’è un grade albero di gelsi neri, un ippocastano che ha l’età di chi scrive, un mare screziato di foglie di limone e qualche anomalia. Negli anni, e con parsimonia, sono infatti arrivate piante più o meno esotiche che si sono adattate benissimo: il kiwi per primo a fare ombra, due avocadi dai semi della Martinica, un mango che quest’anno finalmente si è deciso a fare i frutti e ultimo arrivato a ricordare chi non c’è più un bergamotto.
Può sembrare a prima vista una pianta meno esotica delle altre, ma certe distanze non sono solamente un fatto di chilometri, il bergamotto infatti cresce solo e solamente in Calabria, in Sicilia è un’anomalia.  Spesso chi si sta difronte si guarda in cagnesco o perlomeno con radicata diffidenza: a tal punto che del bergamotto in Sicilia non si sa quasi niente, fino ad immaginarlo solo profumo, impossibile da mangiare. Ma il nostro bergamotto è cresciuto e l’albero quest’anno è carico di frutti, così rete alla mano si scopre che si mangia, si spreme, si tratta in tutto e per tutto come un limone. Il profumo però è una cosa tutta a sè, che non somiglia a niente se non a se stesso, vien fuori tutto o quasi dalla buccia che è molto molto più oleosa di quella del limone.
Non sapendo da che parte cominciare, abbiamo cominciato dalle basi (anche per via di un progetto di cui riparleremo…) ed abbiamo variato una maionese classica con il bergamotto al posto del limone e la buccia di rinforzo. Se vi capita sotto mano questo frutto da profumeria, non esitate.

faraona e clementine per il pranzo di natale?

Quanto tempo è che non mettevamo in forno (e prima nella macchina fotografica) un po’ di ciccia?
è vero che di carne tendiamo a non magiarne moltissima, è vero pure che tra le cose da fotografare è una delle più ostiche, ci sta pure che necessita di una certa premeditazione, ma è anche vero che vista da vicino la faccenda è molto più semplice di quel che sembra.
Entriamo dunque nei dettagli. Questa qua sopra è una faraona di circa un chilo e mezzo finita in bocca al forno con un contorno aranciato di clementine, e qualche spezia, ha fatto una suntuosa figura nel profumo e nel sapore, tanto che, quasi quasi, la si potrebbe replicare in un ideale menù di Natale…

cake agrumato

Quando un ingredienti lo si ha in testa, oltre che tra le mani, e quando soprattutto si è fieri di una specie di auto-produzione a metri zero (come qualcuno ieri suggeriva…) si finisce per infilarlo dappertutto, l’ingrediente feticcio… Così, nell’impastare un po’ di corsa un piccolo cake per un tè, i kumquat dell’alberello del fotografo ci sono finiti diritti diritti, in scorza e succo (pochissimo) e in rondelle preventivamente candite (o meglio sciroppate?). Il fotografo è rimasto scettico, per lui è un dolce troppo salutista e troppo “panoso” (“ma la crema non c’è?, un po’ di burro?“) ma il profumo era dolcissimo, il sapore morbido e rassicurante. Vi pare poco?

zuppa di agrumi, latte di cocco e coriandolo

All’influenza, al freddo, al mal di gola, si reagisce con le vitamine! e dunque dopo essere sopravvissuti a catastrafi, esodi, nevi, nevischi, gelo e pioggia, e prima di rimetterci un po’ tutti in movimento (chi a impastare tortellini, chi a sfidare i supermercati di provincia in cerca di alimenti troppo esotici, chi ad attaversare su un “destriero” grigio l’Italia sempre “divisa a metà”) ci stava bene una zuppetta confortante e già piena i buoni propositi. Ci sono finiti dentro 3 mandaranci, 1 pompelmo e 1 limone, qualche buccia per profumo, 2 scalogni provvidenziali e 1 bicchiere di vino bianco, un po’ di zenzero e l’ultimo coriandolo fresco del giardino del fotografo, oltre a una “buatta” intera di latte di cocco. L’effetto benefico è certo, peccato che la pozione non possa nulla contro i ritardi delle ferrovie…

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