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capretto ai carciofi (quasi armeno)

Questa ricetta avrebbe un’origine armena, nel senso che da un libro di cucina armena (quello di Verjin Manoukian ) è stato ispirato, solo che quando due amiche aprono un libro di cucina e cominciano a fantasticare finisce che mettono insieme più pagine e un milione di osservazioni, così di variazione in variazione, di aggiustamento in aggiustamento non si sa più bene come chiamarla. Dunque incollandoci stretti stretti agli ingredienti l’abbiamo nominato semplicemente capretto ai carciofi, sottolinando con la foto la presenza (importante) del limone e con la parentesi il punto geografico-libresco di partenza.

Pilaf di frumento intero con melograno (Hadighì pilaf)

 

Questa ricetta è in realtà una recensione: viene direttamente, così com’è, dallo splendido libro di cucina armena di Verijin Manoukian (Cucina armena, OEMME edizioni, Milano 1987), libro che ricevuto in dono prezioso da un’ospite armena, è sfogliato da anni a casa di Maite con un sentimento a due facce. Da una parte infatti la cucina armena ha un profumo esotico e fascinoso, che sa di Oriente, del Piccolo e Grande Arat, di una cultura millenaria compressa, perseguitata e dispersa, tenacemente ancorata alla necessità di conservarsi e di esistere, dall’altra questa stessa cucina ha un sapore universale, in cui si ritrovano un influsso mediterraneo, radici medio-orientali, un uso di stampi, forni (il tonir) e metodi di cottura antichissimi.
Questa ricetta, che è anche in copertina al libro stesso, volevamo provarla da sempre. Vi si ritrova pienamente tutto questo sentimento a due facce, o a due mani: in una mano il grano che ci ricorda la radice di ogni uomo al suo pane e nell’altra il rosso melograno che ci porta l’ingegnosa originalità di ogni cultura nel condire questo suo pane.

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