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agnello al limone (quasi Donna Hay)

In partenza avrebbe dovuto essere Donna Hay, semplicemente e unicamente Donna Hay, del tipo scegli una ricetta, ti procuri gli ingredienti e procedi passo passo, libro alla mano.  Ma la verità è che strada facendo la faccenda si è adattata a quello che conteneva, e soprattutto non conteneva, la dispensa e il placard. Agnello certo, un cosciotto disossato, e poi limone ed erbe aromatiche, spezie e patate ancora nuove; ma tra aggiustamenti progressivi, adattamenti necessari e variazioni collaterali ci siamo allontanati a tal punto dalla versione originaria da faticare a riconoscerla. L’ispirazione però, quella sì, è tutta sua.

il garofolato di Roberto Liberati

Ci sono esperienze che nella vita sai che saranno irripetibili. O quasi.
In questi giorni (sì, perché la lavorazione e la cottura è stata a fuoco molto, molto lento) ne abbiamo vissuta e cucinata una: un garofolato. E mica un garofolato qualunque, un garofolato di 6,4 kg, che ha cotto per 18 ore a 70 °C. Son cose, grosse.

filetto di maiale alle nespole, surgelate e non, in due pentole Staub

In ritardo (come sempre) sui tempi di marcia (ma pure da marcia visto la quantità di cose che stiamo sobbollendo in pentola in questo periodo), rischiamo di perdere il treno della stagionalità.
Veloci, veloci, vite, vite!! pubblichiamo di corsa questa cosetta qui che è stato un esperimento molto, molto riflessivo sulle nespole che arrivano tutte insieme e spariscono tutte insieme, sul timo e sulle pentole a breve e a lunga percorrenza…

carrè di maiale al sale

Viene voglia di dirlo subito che tra gli ingredienti di questa ricetta, che viene dritta dritta dallo splendido libro di Stéphane Reynaud dedicato agli arrosti, ci vogliono martello e bicipiti saldi. Non che la carne sia dura, anzi! il risultato è di una morbidezza e di un profumo che raramente abbiamo masticato nella carne di maiale, è piuttosto la cottura che rende le cose un po’ “audaci”. Di nostro ci avevamo messo l’aumentare la dose: sette/otto costolette del carré e 4 chili abbondanti di sale, che sommato al peso della teglia faceva un bell’impegno da portare fino al forno, tanto più stando attente a non far scivolare la piramide di sale ancora poco saldata, e c’è pure da dire che lavoro non è finito lì…

arrosto ai mirtilli rossi

La foto qui sopra è una specie di compromesso, compromesso a tre naturalmente. Sì perchè noi, les filles, vorremmo (spesso, non sempre eh…) immagini un po’ romantiche e sbiancate, in stile Donna Hay per capirsi, tutte tazzine e ciotolini, straccetti appoggiati e piccoli dettagli di colore spesso rotolanti. Il fotografo, lui, tende a sbuffare… roba da femmine, e poi sempre tutto bianco e lo straccetto sotto il piatto ancora? no, per favore no… E allora discussioni sullo sfondo, sullo styling, sullo straccetto… fai come vuoi tu… oppure qualche volta… va beh allora la faccio io la foto… e alla fine a un certo equilibrio si raggiunge quasi sempre. In questo caso i mirtilli rossi aiutavano (i famosi dettagli piccoli colorati e rotolanti), il tagliere, ormai lo sappiamo, risultava fotogenico, la carne era sufficientemente maschia, la luce poteva permettersi d’essere bianca un po’ Donna Hay, un po’ macelleria piastrellata anni sessanta…

arrosto all’ananas

Questo arrostino qui è un classico della cucina anni Settanta (ma pure Sessanta…), almeno di quella praticata nella famiglia di Maite agli esordi dei suoi ricordi alimentari. Presuppone un po’ di pazienza, molto filo, e taglio a libro della carne… tanto che il signor Dario, il macellaio, dopo aver ricevuto precisissime indicazioni telefoniche, era talmente orgoglioso del proprio lavoro che ha annunciato trionfante di volerlo esposto al Mart (!) noi invece, prosaicamente, lo abbiamo messo in forno e felicemente mangiato.

pollo alla frutta secca

 

Questa sembra un po’ la storia di Giufà che aveva tre soldi e non sapeva che farne, noi avevamo un pollo e non sapevamo come spenderlo. Pensa e ripensa, apri qui apri lì, dalla dispensa al frigo, dal frigo alla dispensa ecco che salta fuori un residuo di frutta secca.
In effetti non proprio un residuo e non certo una frutta secca qualsiasi bensì quelle che in Trentino si chiamano persecche che non sono però solo pere, ma ogni tipo di frutta messa via mano a mano con santa pazienza (soprattutto nei giorni abbondanti della frutta estiva) e poi regalata a Natale.

Solo che a Natale, si sa, si finisce per essere stanchi di mangiare, le persecche erano avanzate  così a quella tazza di frutta secca residuale abbiamo aggiunto rum e fegatini ed è diventata il succulento ripieno del nostro pollastro…

arrosto con cipolline glassate al miele

Di cipolle ce ne sono di grandi e di piccine ed il fotografo deve aver trovato queste qui piccole come caramelline fotogeniche quasi quanto gli agli rosa dei mercati barcellonesi, perché tornati dal mercato di piazza Vittorio (Roma) con un bottino cospiquo di verdure classiche ma soprattutto sconociute, non c’era verso di riuscire a mettere in pentola queste cipolline novelle, piccole piccole, tenere tenere… era tutto uno scattare, un ritrarle su sfondi caravaggeschi, da crude (e poi da cotte), davanti, dietro e di lato, con il sacchetto da cui sono uscite, con le cugine più grandi e più consuete…
L’arrosto ha finito per giocarci un ruolo comprimario, anche se bisogna dire che una volta cotti insieme, con l’aiuto del miele e della Manzanilla (sì, proprio quella cantata nella Carmen) la faccenda era diventata un tutt’uno, sicurmente almeno in termini di gusto, a quel punto si è deposta la macchina fotografica e si è brandito il coltello!  

 

faraona al melograno

 

Eravamo partiti dall’idea di una tacchinella al melograno, sulla scia di un libro dedicato alla cucina delle osterie venete di cui varrà la pena di parlare in dettaglio. Ma consulato il macellaio è saltato fuori che le tacchinelle si trovano, almeno qui, soltanto a Natale e che quindi era decisamente troppo presto per ambire ad averne una in pentola. Sorvolando sui misteri di una bestia allevata (supponiamo) tutto l’anno, ma destinata a esser cucinata solo a Natale, siamo atterrati su una faraona e nonostante apprezzabili differenze di stazza presunta e di qualità della carne non abbiamo desistito dal nostro progetto iniziale: marsala e melograno.   

arrosto alla senape

Siamo di fronte a un grande classico… talmente facile, talmente abituale, talmente buono, talmente praticato che quasi quasi finivamo per dimenticarcelo e invece no, l’arrosto alla senape va festeggiato in tutta la sua semplicità e dietetica perfezione!
Sì, perché qui non c’è soffritto, non c’è rosolatura, non c’è né olio né burro, solo filetto di maiale (magro) e senape, che in questo caso è moutarde à l’ancienne (quella a grani grossi), ma vanno bene tutte le senapi, quelle semplici e quelle aromatizzate, persino i fondi di barattolo che giacciono storditi sul fondo del frigo. Se tutto questo non bastasse c’è da aggiungere che l’arrosto alla senape cuoce in ventiminuti e si prepara in due: 22 minuti in tutto per un arrosto buonissimo, dotato pure di crosticina che non impegna e non ingrassa!
“Entrino Signori, entrino…”

arrosto alle mandorle

Il filetto di maiale è un taglio a volte difficile da trovare ma è un peccato perché è magro, di proporzioni facilmente declinabili, veloce da cucinare e soprattutto perché a differenza di altri tagli più comuni, in particolare dell’arista, non tende a seccare.
In questa versione è cotto in una crosta di mandorle che lo mantiene umido ma lo fa croccantino, rendendolo praticabile anche d’estate, quando di mangiare carne non sempre si ha voglia.

Roast beef alle ciliegie

Potremmo quasi considerarla una serie: prima quello alle pesche noci, ora quello alle ciliegie.
Il procedimento è rimasto sostanzialmente lo stesso, anche la foto ha la stessa allure vagamente pornografica, abbiamo invece cambiato macellaio: non più Osvaldo ma Sergio, non più Firenze ma Roma… e forse un po’ abbiamo rimpianto l’arte e la perizia con la quale il figlio di Osvaldo aveva scelto, manipolato e legato la carne nuda…
ma il risultato è comunque eccellente e coreografico.

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