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polpettine con sobrasada alla minorchina

Le professoresse, ormai lo ripetono tutti i media dunque “deve” essere vero, sono delle scansafatiche! È loro la colpa! Sono brutte, portano occhialetti e hanno nasi adunchi! Solo poche eccezioni, con la vocazione da sante, sorreggono con le loro mani gli edifici scolastici e con il solo ausilio della più antica delle tecnologie (la matita rossa e blù) risollevano le sorti dell’istruzione dei futuri poeti, navigatori ecc…
Il fotografo, incuriosito e dubbioso, invita un gruppetto di prof e naturalmente sceglie le sfaccendate e tralascia le sante. Così gli tocca pure cucinare visto che non può aspettarsi aiuti di nessun tipo, tanto più che le pigrone sono pure sovversive…
Visto poi che “i calycanthus” (come sono stati recentemente battezzati) hanno una piccola passione per la cucina delle Baleari (dove si ritrova la Sicilia  antica, la Spagna e la Catalugna, la Sardegna ma anche la Provenza e qualche odore d’Africa) ecco l’occasione per un ripasso di geografia: fiumi, confini, risorse e capoluoghi.
Quando da piccini si veniva interrogati sulle risorse di un paese, si rispondeva un po’ a caso: “industria metallurgica, cereali, prodotti ortofrutticoli…”, tanto c’erano un po’ dappertutto, vai a capire le differenze!… Dell’esistenza di certe prelibatezze come la sobrasada neanche si poteva sospettare!
Il fotografo, scopertene le virtù, ne ha utilizzato un pezzettino rimasto nel suo frigo (!) dopo l’ultimo viaggio e ne ha fatto polpette per le professoresse, secondo la ricetta di un libro tanto amato (e tanto saccheggiato) questa estate.

manjar blanco (biancomangiare, un altro)

Qualche tempo fa avevamo postato la ricetta di un tradizionale biancomangiare, siciliano e di mandorle, una di quelle ricette di famiglia che si considerano proprio di casa, salvo poi scoprire che le versioni sono tante e diffuse, perlomeno in quell’area mediterranea accomunata dall’olio d’oliva, dall’aglio, dal pomodoro e da lingue e dialetti che si richiamano e si inseguono.
Così nel libro di cucina minorchina, che tanto abbiamo spiluccato (Menorca, gastronomía y cocina, Triangle postals, Menorca 2005), ne abbiamo trovato un altro di biancomangiare: una specie di versione povera fatta solo di latte, amido e aromi, ed in effetti scavando nella memoria (e chiedendo alle mamme e alle nonne) è saltato fuori il ricordo di questo sapore (un po’ antico a dire la verità) e di una versione più ghiotta che prevedeva che la crema una volta rappresa su un piatto piano venisse infarinata e fritta.
Qui ci siamo limitati alla versione quasi light, limitando (di poco) anche la proporzione di amido…

riso della terra

 

Il nome è suggestivo ed è la traduzione letterale di una ricetta minorchina reperita in quel bellissimo libro di gastronomia e cucina di Minorca appunto, di cui abbiamo già tessuto le saporite lodi (Menorca, gastronomía y cocina, Triangle postals, Menorca 2005).
Ma l’arroz de la tierra, ovvero il riso della terra è fatto in realtà di grano spezzato (trigo roto) molto simile al bulgur arabo. Come riferiscono gli autori del ricettario questo piatto tradirebbe proprio un’influenza saracena, riadattata (molto) nell’uso e nella tradizione minorchina che abbonda di carne di maiale e di insaccati, tanto che tradizionalmente l’arroz de la tierra si faceva nei giorni della mecellazione.

Non si tratta propriamente di un piatto estivo, ma dopo averla vista avevamo proprio voglia di provarla anche perché tutti gli ingredienti erano di facile reperimento ed in fondo, ci siamo detti, si tratta pur sempre di una specie di paella di carne, con il grano al posto del riso…

 

baccalà “ab burrida”

Ci si innamora dei libri, a volte anche di quelli di ricette, è il caso di un libro di cucina e di ganostronomia minorchina (Menorca, gastronomía y cocina, Triagle postals, Menorca 2005) trovato a Barcellona in un giro di librerie. Cucina di terra e di mare, con un uso smodato di aglio rosa e di profumi mediterranei, di pesce, oltre che di maiale e di insaccati (tra tutti il più tipico è la sobrassada), ma anche di dolci delicati e di cioccolata e persino di gin, insomma la cucina di un crocevia di culture e di sapori mediterranei, arabi ma anche inglesi che hanno lasciato le loro tracce e la loro influenza.

La prima ricetta assaggiata da questo libro “parla” di baccalà e di aglio, per dir meglio di alioli, ed è ricetta di ascendenza catalana che ha un parente stretto, anche lessicale, nella bourride provenzale. Proprio ispirandoci all’ascendenza francese abbiamo modificato leggermente la versione minorchina: abbiamo introdotto un fumetto di pesce leggero preparato con la manzanilla (vino liquoroso di Jerez, simile al marsala) e i semi di finocchio e diluito maggiomente la crema di aglio (alioli) facendone una vera e propria zuppetta. 

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