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capodanno chino e pure un poco catalano

La giornata atmosfericamente parlando non era delle migliori, anzi volendo fare le pulci all’andamento del meteo da quando siamo a Barcellona è stato un raro esempio di piovigginoso, umidino, grigiastro quando invece per lo più il tempo si mantiene soleggiatissimo e ventoso. Ma tant’è,  questo capodanno esotico e casalingo insieme non era cosa che potessimo mancare: sabato è infatti finito l’anno del serpente e domenica mattina si festeggiava intorno alla Sagrada Familia l’inizio dell’anno del cavallo.
Ora noi, oltre che curiosissimi, ci sentivamo un poco chiamati in causa, perché questo nostro arrivo a Barcellona a gennaio inoltrato ha avuto ed ha ancora tutto il sapore (e pure un poco l’onere…) di un inizio nuovo nuovo, di un capo di anno insomma. Così armati di ombrelli, sciarpe e passeggino incellofanato ci siamo mescolati a una parata di draghi colorati, ventagli, tamburi e fuochi in cui sfilava la comunità cinese a Barcellona, accompagnata però anche da gruppi locali di castellers e da tante, ma proprio tante mescolanze.

barcelona, 4°. 1°

Dove siamo finiti?
Abbiamo latitato così spesso ultimamente tra l’arrivo di Nina, le vacanze, l’anno nuovo e quello vecchio, i libri in uscita e quelli in entrata le mille cose quotidiane e i progetti a scadenza prolungata che rischiavamo di farla sembrare un’abitudine. Ma la verità di questa assenza ha questa volta una forma un po’ diversa: siamo partiti e da una settimana e un giorno appena siamo abbarbicati in cima a queste scale (quarto piano sulla carta, quinto nella realtà) rigorosamente senza ascensore.
Armi e bagagli, macchine fotografiche e luci ci siamo trasferiti (Maite e il Fotografo) a Barcellona lasciando Marie di vedetta a Roma, ma con la valigia sulla porta. Il viaggio è stato avventuroso e decisamente bagnato, con la macchina carica come l’arca di Noè e ovviamente piena di cose che ci siamo diementicati o che proprio non sono riuscite a starci. Conseguenza nè è diventata l’ottima scusa per andare in cerca dell’essenziale e di quello che non propriamente lo è: così in attesa di un forno che dovrebbe arrivare ci dedichiamo a respirare la città, negozi, mercatini, bar e tutto il resto.

croquetas

Il fotografo è a Barcellona, scappato domenica a pranzo tornerà, crediamo, mercoledì per cena o giovedì per colazione.
Era così tanto che mancava da quel suo luogo dell’anima che cominciava a diventare malinconico, così giusto per consolazione e contro il suo principio che vorrebbe rigido isolazionismo tra le sue patrie gastronomiche ci siamo lanciate in crocchette alla spagnola. Che poi sarebbero crocchette con base di besciamella.
Qualche dubbio in partenza lo avevavamo: si terrà sta roba? avrà un gusto troppo bambino? e invece… invece una meraviglia! ora l’idea è di impastarle con qualunque cosa capiti a tiro, baccalà, verdure e pure… pure… un qualche pezzetto di chorizo, magari e se, solo se, il fotografo si decidesse ad abdicare a quel suo increscioso principio  (“niente valigie, un solo cambio e la macchina fotografica!! non porto niente, ma proprio niente, sia chiaro!!!)

caelum

Misteri misteriosi. Eravamo sicuri, certissimi, ne abbiamo l’immagine visiva e il ricordo letterale, ma alla fine ci siamo dovuti arrendere all’evidenza: il Caelum ce lo siamo persi. E non è che sia cosa da poco perdersi il cielo, giocarselo nello spazio siderale, astratto e disordinatissimo del trasloco tra un server e l’altro. E perché santo-cielo di tanti post proprio quello doveva rimanere inghiottito?
Nemmeno dire che ce ne siamo accorti per tempo, no, no c’è voluto tempo e c’è voluto il caso: cercavamo il link per festeggiare il rientro del fotografo da Barcellona e lì, solo a quel punto ci è caduto il cielo addosso.

Ripostiamo dunque la segnalazione e la caldeggiamo oggi (!?!) come allora: se siete a Barcellona, avete in programma di andarci o vi segnate un indirizzo per la posterità giusto perché non si sa mai, in qualunque modo sia prendetevi il tempo di scoprire il cielo di Caelum.

le recensioni di calycanthus. la cerveceria catalana a barcelona

E ora chi lo sente il fotografo, diranno le cuoche vedendo le foto di un’altra scappatella catalana, Non vorrà più lavorare e pretenderà di tornare subito a Barcellona a fotografare tutti i bar della città. E un po’ è vero, il fotografo non vorrebbe più tornare, e soprattutto vorrebbe poter pranzare nella Cerveceria Catalana almeno una volta a settimana. Ma poi ci si abituerebbe troppo bene e vedere tutto quel bendiddio sulla barra non sarebbe ogni volta un’emozione nuova. Eh si, perché insieme al Ciudad Condal, un poco più giù scendendo la Rambla de Catalunya, la Cerveceria Catalana è uno di quei posti in cui si va se ci si vuole trattare bene, mangiare da re (se i re mangiassero tapas!) magari anche cercandosi un varco verso il bancone, facendosi guidare nella giusta direzione dal colore del cibo o da certi sorrisi…

le recensioni di calycanthus. la paradeta a barcelona

La parada è il banco del mercato, e questo semplice locale, proprio dietro il mercado del Born (uno dei quartieri più animati di Barcellona) è più una pescheria che un ristorante. E visto che il mercado del Born è chiuso ormai da anni a causa di certi scavi archeologici, il fotografo, in libera uscita catalana, non poteva che consolarsi con questo banco di pesce con cucina annessa. Cucina assolutamente inutile per ostriche e lumachine e piccoli gamberetti, ma fondamentale per il resto del menù: chipirones –moscardini– fritos gambas –gamberoni– a la plancha tallarinas y navajas –telline e cannolicchi– a la plancha calamares –calamari– a la romana sopa de mejillones –zuppa di cozze– … e vino turbio asturiano si consigliano orari tedeschi per evitare la lunghissima e prevedibile fila. Ma ne vale assolutamente la pena.

sbranate libri!

la libreria know-food di Barcellona
e due ricette catalane

Il barrio de Gracia è a Barcellona uno dei quartieri più vivi e animati. È un piccolo paesino dentro la grande città, tutto in salita e inciso da una griglia di stradine fine fine e strette strette che si aprono su piazze quadrate dove si sfoga la vita e l’attività dei “vicini”. Quest’anno si festeggia il centenario della nascita di Mercé Rodoreda, la più famosa scrittrice catalana contemporanea. Il fotografo si stupisce che non abbia mai vinto il Nobel. Uno dei suoi libri ha il titolo di una di queste piazzette quadrate che hanno il sapore del quartiere, La Piazza del Diamante.
E le piazzette e i vicoli brulicano di saracinesche dipinte e insegne di bar, ristoranti, botteghe di artigiani, gallerie, sedi delle associazioni di quartiere e di strada… Fra queste insegne abbiamo scoperto una piccola perla, la Libreria “Know food“, piccola ma accogliente e fornitissima libreria di cucina e alimentazione, unica nel suo genere nella città (ma nelle nostre città quante librerie di cucina conosciamo?). Ci abbiamo passato un pomeriggio a sfogliare ed ammirare e siamo usciti con un bel bottino (fra cui un libro sui paté con delle foto magnifiche) e la voglia di tornarci a intervistare e parlare più a lungo con Sergi, il proprietario, simpatico e loquace, catalano ma un po’ innamorato anche dell’Italia.

Così il fotografo è ripartito in missione, travestito da inviato speciale, per scoprire che invece Sergi è giornalista sul serio. Oltre a quattro chiacchiere e il suo interessante punto di vista ci ha regalato anche due ricette, due classici catalani: Trinxat de la Cerdanya e Espinacs a l’ampurdanesa.

Libreria Know food
C/Penedes, 11
08011 Barcelona
info@know-food.com

mercati di Barcellona. La Boqueria

“Certo, cucinare, come governare, implica la capacità di prevedere. La premeditazione è consustanziale all’arte dei fornelli come lo è al potere. In materia culinaria, questa premeditazione si chiama andare al mercato.”
(Irène Frain, La felicità di far l’amore in cucina e viceversa. Riflessioni su sesso, cucina e letteratura, Ponte alle grazie, Milano 2004)

Di tutti i mercati di Barcellona la Boqueria è certamente il più famoso, il più visitato, il più fotografato, persino dalle propagini più “audaci” di quelle orde turistiche che della città percorrono e conoscono solo le ramblas o poco più. Ma questo volto un po’ per tutti non impedisce alla Boqueria di essere un mercato autentico, vivo e bellissimo, traboccante di ogni meraviglia… pesci, crostacei, carni e salsicce, prosciutti naturalmente, ma anche semenze, erbe aromatiche, verdura e frutta di ogni latitudine, funghi freschi (in questa stagione) e secchi, e poi fois di anatre francesi e catalane, insomma qui c’è tutto…e tanto… e bello… e buono!
Fare la spesa alla Boqueria è un’esperienza assoluta, di quelle che rischiano di far girare la testa se è vero (e lo è) che è uno dei più bei mercati al mondo dove la premeditazione, che anima ogni visita al mercato, rischia addirittura di confondersi..

alioli

A cercare un aggettivo per l’aglio, il fotografo direbbe fotogenico, maite e marie insostituibile.
L’alioli ne è l’essenza pura. Una salsa dalle origini antichissime, egizio-romane-andaluse-siciliane, si usa ancora moltissimo nella cucina catalano-valenciana (due cucine accomunate da molti sapori) ma anche in provenza e in alcune zone d’italia.

La ricetta autentica prevede solo aglio e olio, pestati a lungo, con pazienza, fino ad ottenere una salsa bianchissima e consistente.
In Calalunya si usa ancora il mortero tradizionale, giallo e verde, ma sono ormai ammesse variazioni “moderne”, con l’uovo, per facilitare e accorciare i tempi. Ne viene fuori una specie di mayonese, molto agliosa, e un po’ gialla. Addirittura si può usare il minipimer per ottenerla in pochi minuti.

Ecco le due variazioni negli appunti di Gloria (originale e traduzione)

fideuà di Gloria

A Caldas, (un bel paesino catalano con antiche terme romane), gloria ci ha preparato la sua fideuà, un ricco piatto tradizionale valenciano-catalano, di cui esistono molte versioni (una per ogni cucina) e come sempre sono in molti a contendersi la vera origine.
È una paella di mariscos che usa la pasta fina invece del riso. Gloria ci avverte che alcuni usano spaghetti più grossi e perfino bucatini (sempre spezzati), ma la versione con i capelli d’angelo fini ci è sembrata più divertente perché si tostano bene, sono croccanti e si bruciacchiano anche un po’.

La versione di gloria (senza verdure e con seppie e gamberi) sembra sia tipica dell’Empordà (la regione a nord, al confine con la Francia), ma noi, per strafare, abbiamo poi aggiunto anche le cozze.

Ecco la sua ricetta come ce l’ha data (in catalano). Si capisce bene, ma c’è anche una traduzione.

mercati di Barcellona. Santa Caterina

Il mercato di Santa Caterina è forse il piú bello dei mercati di Barcellona.
Sorge sul vecchio recinto del mercato in stile coloniale, a pochi passi dalle Cattedrale, completamente ricostruito da Enric Miralles, con un tale risultato da far “eccitare” tutti gli architetti in gita a Barcellona, anche quelli più restii alle visite al mercato… 

Ma il mercato è bellissimo anche dentro. Pesce e mariscos, e poi tutti i tipi di insaccati e salsiccie catalane e spagnole: botifarra, morcilla, chorizo, chistorra, fuet. E poi il prosciutto… per non parlare delle giovani donne che lo animano di qua e di là del bancone, sulle quali l’obiettivo del fotografo sembra aver indugiato questa volta più del solito… 

Come se non bastasse oltre ai soliti bar (qui ce ne sono molti) il mercato ospita anche un bel ristorante, luminoso e lindo, con una lunga barra e la cucina in vista. Vale la pena farci un salto.

mercati di Barcelona, Poble Nou e Clot

I quartieri di Poble Nou e del Clot si somigliano come i loro mercati, piccoli ma molto vivi e partecipati. Piccoli paesi inglobati dalla città, ma che conservano atmosfera e aspetto di paese.
Dentro si ritrovano gli schemi di tutti i mercati di Barcellona: le barre dei bar frequentatissime, i banchi (paradas) di pesce pieni pieni addobbati con le foglie di cavolo, prosciutti “parati a festa” esibiti come reliquie profumate, santi e tori, e soprattutto tutto un vociare di facce di tutte le età…

mercati di Barcellona. Sant Antoni

Il mercato di Sant Antoni è enorme e labirintico. È facile perdere l’orientamento fra i suoi bracci simmetrici, che si diramano a partire dalla grande cupola centrale, punto di riferimento di questo microcosmo dove si trovano i banchi del pesce, proprio al centro, come in tutti i mercati di Barcellona.

Il lungo recinto ottagonale ospita invece bancarelle di tutti i tipi, vestiti e cachivaches. L’impressione è quella di entrare in una medina o in un grande bazar, piuttosto che in un mercato europeo.

La domenica mattina il mercato si trasforma e diventa una immensa fiera del libro usato. Ci si trova di tutto, perfino riviste di cucina degli anni ’30: una ghiottoneria… ma questa è un’altra storia.

mercati di Barcellona. la Barceloneta

La Barceloneta è un quartiere popolare, di pescatori. O almeno lo era, ma conserva ancora il suo carattere forte, di barrio portuale. Questo metrcato è uno dei mercati d’autore di Barcellona. Conserva ancora la sua vecchia struttura di ghisa, ma Josep Miás (l’architetto dei mercati) ha aggiunto qualche vela d’acciaio.

Un mercato un po’ di lusso. modernissimo e pieno di bar e ristoranti, in una piazza enorme e luminosa. Stride un po’ con le stradine strette con le case piene di panni stesi. Ma sono questi contrasti che fanno … innamorare di Barcellona.

mercati di Barcellona, La Concepció

La Concepció, alla congiounzione delle vie Valencia e Girona, ne “la dreta de l’eixample”, é un mercato lindo, ordinato e luminoso.
Lo rende inconfondibile il bell’atrio con i banchi dei fiori (anche nelle vie intorno le botteghe dei fiorai spuntano in tutti gli angoli), ma soprattutto, lo rende inconfondibile (per il fotografo soprattutto…) il banco di Sunta, pescaderina, che ha l’aspetto di una giovane professoressa, capace però di impugnare e usare il coltello come la spada di Beatrix Kiddo (in kill Bill).
È il mercato del fotografo; e certamente dirà che è il più bello della città.

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