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I biscotti di don Pepito e di don Josè

Qualche volta quando si inizia a giocare non c’è modo di fermarsi. Cominci in un punto qualsiasi, afferrando il lembo di un pensiero e tirando forte, sperando senza nemmeno saperlo di far cadere dal tavolo tutta la noia di un pomeriggio girato un po’ male. E così, proprio così ci è capitato con questi biscotti che volevo fare da una vita senza mai trovare nè il tempo nè la strada e che si sono alla fine animati di quel che c’era.

i biscotti di sant jordi

Sabato qui è stata festa. Non è che a Barcellona sia esattamente una cosa rara, visto che ogni scusa è buona per spassarsela, ma alla festa di Sant Jordi siamo affezionati in modo particolare. è un giorno di sole in cui la città si veste di rose e di libri, festeggiando insieme due idee romatiche che insieme stanno benissimo.

Così, visto che la leggenda recita draghi, principesse, cavalieri ci siamo messi a far biscotti da portare con un giorno di anticipo all’asilo. Avevamo castelli, molte spade e cavalieri a cavallo (gli stessi a dir la verità che erano serviti per San Martino, ma tant’è…) ci mancavano draghi, principesse e rose, ma per l’anno prossimo ci organizzeremo.

tuiles

Tanto vale confessarlo: les tuiles, intese come biscotti, sono state a lungo un sogno di bambine. Leggere, quasi soffiate, se ne stavano appollaiate sui dorsi dei mattarelli nei libri di cucina (quelli un po’ “primitivi” che sfogliavamo allora…) per poi sciolgiersi in bocca quasi senza masticare, impasto sottile di zucchero e forno. Sì perché nelle tuiles, esattamente come nelle loro parenti (strette!), le lingue di gatto, la croccantezza e il tono dolce sono tutto, senza il quasi. E si potrà dire che sono semplici, banali, roba da bambine appunto, ma la verità è che le tuiles sono un esercizio di misura e di compromesso: se le cuoci troppo non si piegheranno, ma se non le asciughi rischiano di risultar gommose, un attimo prima son pallide come novizie, l’attimo accanto irrimediabilmente  tostate e perdute. Insomma ci vuole pratica e buona, anzi ottima conoscenza del proprio forno.
Nel nostro caso già da un po’ abbiamo rinunciato al mattarello, se proprio le volete piegare meglio un angolo più accentuato (il bordo di uno stampo, ad esempio, come la ricetta suggerisce), ma per la merenda, fidatevi, andranno bene pure di piatto.

biscuits craquelés au chocolat

L’avevamo detto che sarebbe stata settimana ad alto tasso glicemico, con gli zuccheri sotto al cuscino, i biscotti a colazione e ogni scusa acchiappata al volo per mettere un dolcetto sotto i  denti. Così vien buono pure il freddo di questi giorni, quello che al Fotografo pare un affronto personale, non appunto un accidente di stagione. Con in testa ancora il rammarico per non essere riuscite a partecipare alla cookies swap della nostra amica Elena, prendiamo appunti per l’anno prossimo. facciamo questi oppure quelli al tè, sempre dedicati al fotografo?

brownies al cioccolato e zenzero

Lunedì, è lunedì. Inizia la settimana, inizia pure (finalmente?) pure l’autunno almeno qui a Roma, è San Martino e siamo alle soglie del periodo a più alto tasso di cucinamento che l’anno contempli. Da qui a Natale e oltre (fino almeno alla couronne des rois il 6 gennaio…), il forno non avrà tregua (pure quello di Marie che meriterebbe la pensione con la porta che ormai si apre da sola) e saranno biscotti, dolcetti, zelten, pain d’epices e sì certo pure qualche crostata (a proposito venerdì prossimo da Ottagoni gara di crostate e presentazione del libro, ma ne riparliamo…).
Dunque mano ai grandi classici, roba che fa piacere ritrovare anno dopo anno come i fuochi di San Giovanni, come i tortellini a Natale, ma mano pure ai nuovi classici: quelle ricette che ci hanno folgorato nel passato più prossimo o che promettono di farlo in un futuro egualmente prossimo.
Il libro di biscotti di Martha Stewart in questo senso è una miniera inesauribile: ci piace, e lo pratichiamo parecchio, è uno di quei libri dei quali abbiamo fatto e rifatto varie ricette e tante altre ne vogliamo fare, con persino l’idea vaga di riuscire a provarle tutte, ma tutte proprio. Perché sì Martha ci fa un po’ paura con quella sua aria da casalinga disperata che prepara ad agosto le decorazioni natalizie e i regali per l’intero vicinato, ma le sue ricette sono in generale a prova di bomba e di facile approccio, mentre nella libreria di cucina ci sono alcuni libri, che si sono guardati e riguardati con tanta ammirazione, ma di cui non si è mai fatto niente. Mentre cerchiamo di capire quale sia il motivo, ci intestardiamo con i buoni propositi: questa settimana dovremmo preparare una ricetta che abbiamo voluto fare da sempre senza mai trovare l’occasione. Ecco.

biscuits au thé earl grey pour le photographe

Qualche giorno fa è stato il compleanno di un certo fotografo, e siccome viviamo “scomposti” e “diffusi” i festeggiamenti si protraggono e si sparpagliano seguendo flussi di treni, valigie e passeggini (a proposito: stiamo abbandonando l’ovetto per passare a roba da grandi!).
Sali, scendi, scendi sali e con noi pacchetti e cene, preparativi, telefonate e biglietti.
La Marie che ha il cuore tenero e la mente astuta ha cotto certi biscotti da urlo (fidatevi!) e li ha confezionati stretti stretti in una scatolina con un packaging da brivido, ha aspettato il fotografo al binario e glieli ha messi sotto il braccio…

gli zuccherini di Gaia

Tra neve e pioggia, pioggia e neve, valigie che non si fa nemmeno in tempo a disfare per conzarle di nuovo ci consoliamo con le incursioni nelle “ricette degli altri”. In questo caso però la faccenda si fa ancora più letterale perché il sacchetto di zuccherini qui sopra è opera di Gaia che ce lo ha portato assieme a un abbraccio durante l’utimo Taste.

frollini al cioccolato, what else?

Ci sono momenti, e l’inverno sembra tenerne in pancia molti, in cui la bocca torna bambina. Il puré di patate che si basta da sè, la crema pasticcera nella tazza a due mani, la merenda con latte freddo e biscotti caldi. E del resto la regressione in cucina ha il suo chiaro perché: il cibo è quasi sempre un ricordo sospeso tra il passato prossimo e il futuro imminente, tra il ricordo di un sapore in briciole e la promessa di una preparazione che lievita sotto lo strofinaccio di lino o che gonfia nel calore del forno.
Questi biscotti sono esattamente così. Impastati nel pomeriggio con la testa all’indietro e le mani in avanti. Quasi senza intenzione e assolutamente senza ricetta hanno trovato il loro sapore. Sapore “classico”, se di questa parola potessimo dire -parafrasando Calvino (che ci perdoni!)- che è classico quel cibo che non smette di dire ciò che ha da dire.

Breve elogio del bicarbonato di sodio

Quante virtù ha il bicarbonato di sodio?
A guardarlo da vicino assomiglia a una pozione magica: può sostituire il lievito, lo si può aggiungere nell’acqua di cottura di cavolo, verza, finocchi per attenuarne l’odore, mentre aggiunto al bollito di carne lo render più tenero, giusto per dirne qualcuna. Ma non è che solo in cucina il suo uso sia imprescindibile: lo si può infatti mettere in frigo per togliere gli odori, è utile nella battaglia ecologica contro l’invasione delle formiche e gli arditi possono perfino arrivare a fare un peeling al bicarbonato.

biscotti animati

Tante volte ci è capitato su questo blog di rimanere indietro con le parole. Succede che le cose, le persone, le emozioni ti trascinino, giustamente, nel loro ritmo e così, tutti protesi nell’acchiappare il momento, tra preparativi ed azioni, ci ritroviamo poi a guardare le foto, uscite dalla macchina del fotografo, un po’ trasognati e imbabolati…
è successo, tanto per cambiare, nel week end passato a Rovereto, trascorso ad animare biscotti, sospendere pecore danzanti, disegnare armadilli, pinguini, camaleonti, stambecchi e pure qualche pulcinella di mare, perché se c’è abbastanza pasta… c’è posto per tutti!

biscotti salati alla birra

Era già da un po’ che questa ricetta giaceva nella lista delle cose “da fare”, lista che del resto di questi tempi si sta allungando tanto da sembrare l’indice di un’enciclopedia . Poi il giorno che abbiamo deciso di preparla non è stato così semplice: libro alla mano, traduzione in testa, ricognizione in dispensa e adeguamento nelle mani.

i kipferl di Felder

Il week end è stato di quelli da far tremare la glicemia. Al mercatino della Chiesa Valdese di Roma c’era una folta schiera di manine al lavoro (lo avevamo annunciato qui, mentre Caris ne racconta qui), un tavolo sommerso di dolcezze (e non solo) e chiacchiere a non finire.
Per noi c’è scappato pure uno zighinì (buonissimo) per pranzo, mentre il fotografo poverino se ne stava rincattucciato a casa con l’influenza.

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