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i biscotti dei nonni di Eliana

Son giorni di taglio e cucito. Di nuovo.
Questa volta non si tratta di rammendare le pagine stropicciate nel trasloco di server e nel cambio di vestito (appunto), ma di provare a mettere insieme un piccolo “qualcosa” che renda ragione della nostra ansia e ci aiuti a passare il tempo. Sì perché i libri (quelli a cui abbiamo lavorato per più di un anno scorrazzando per campagne senesi e declivi etnei), sono finalmente in tipografia, da qualche giorno, e noi non vediamo l’ora di annusarli.
Così inforniamo i biscotti di Eliana che hanno tutta una loro storia di nonni e di nuove e vecchie abitudini, e non contenti ci infiliamo pure collanine, giusto per non perdere il filo…

barazek

Altro che i non compleanni del fotografo, con questi biscottini celebriamo un non compleanno ben più importante! Faccenda che ha meritato un viaggio di confine, in una città che fa sembrare Londra un paesino e Roma una frazioncina, posto da imperatori, da orient-express, da mercati delle mille e una notta e da hammam sognati un po’ da tutti noi. Come al solito siamo un po’ in ritado per fare auguri, ma il fatto è che il bellissimo libro di Gregand Malouf, Saha, ci è arrivato solo ora, e Marie ha chiamato il fotografo in fretta e furia per fotografare questi biscottini appena sfornati che arrivano dritti dritti da Istambul. Anzi è il libro che viene da Costantinopoli, i biscotti (il fotografo dice deliziosi! e ha già finito il doggie bag che gli spettava) sono siriani (in Libano ed in Siria sono biscotti che si trovano nei souk), ma che importa, per fotografarli il telo da hammam (che visto da lontano sembra un po’ un canovaccio da cucina tutto colorato) ci stava bene lo stesso.

nuvole glassate

Non sarebbe nemmeno questione di chiamarla ricetta, ma queste nuvolette erano troppo carine e un tantino autocompiaciute per vergognarsi di postarle. Il fatto è che la Pasqua è stata nuvolosa, ma è proprio in quei giorni, o poco prima, che abbiamo imparato a fare la glassa, tentata la prima volta proprio per le minne fuoristagione. Una volta imparato avremmo glassato anche le carote, o comunque tutto quello che capitava sottomano. Così di un ritaglio di pasta frolla (morbido e aromatizzato), disegnato a margherite e dilatato nel forno fino a nuvole, abbiamo fatto cirrocumoli candidi di glassa.

ciambelline al prosecco

Cosa fare di un rimasuglio di prosecco nel frigo in una giornata fredda e piovosa? Ci sono giorni in cui si avrebbe voglia di qualche cosa di dolce, ma il frigo e la dispensa non hanno molto da offrire. Magari è pure domenica pomeriggio, o è troppo tardi, o l’indolenza è troppa per uscire fuori a comprare delle uova. Ecco questa ricetta ce l’ha regalata la nostra amica Raffaella ed è da considerarsi a tutti gli effetti un salvagente! Mica solo perché le ciambelline sono tonde come quelle per galleggiare al mare, ma perché riescono sempre (e con il buco!) e con molto poco, che il vino sia bianco, rosso o pure prosecco, insomma quel che c’è e quanto ce n’è…

biscotti cioccolato e pistacchi

Sono buonissimi, giganti e vagamente spaccadenti. Hanno pure i pistacchi, un gusto tostato e la natura di cioccolato che, di questi tempi grigi (ma quando finisce l’inverno?), piace pure più del solito. A tenerli tra le dita, poi, chiamano a un effetto regressivo, come se si avessero di nuovo le manine che avevamo da piccini quando un biscotto si stringeva per ore e non finiva mai… insomma una cosa un po’ da Alice, da non sapere più se siamo rimpiccioliti noi o gigantizzati i biscotti. La ricetta del resto viene diretta dal libro di Martha Stewart (Biscuits, sablés, cookies, ed Marabout) a cui una certa banda aveva attinto a piene mani per festeggiare il compleanno estivo della zia e, manco a dirlo, è a prova di bambino.

la banda-biscotti dei calycanthus junior

Ovvero, quattro ricette di biscotti per sfamare una tribù
Ovvero, Buon Compleanno zia Marie!
La Casa di nonna Maria Cristina è rifugio di tribù di varia specie, polimorfe, poliglotte… umane, canine, per non parlare dei polli nel pollaio, le anatre nello stagno e del pavone che si da gran arie con le galline. Per il compleanno di Marie sbarca qui anche la tribù dei calycanti (ma altre tribù stanno convergendo) e allora, libri e grembiuli alla mano, la banda dei petits (Camille, Charlotte, Jeanne, Nicolas, Noe, Sarah) sfodera un intero repertorio di leccornie, subito preda del fotografo e di tante mani golose.

palets bretons (di Pierre Hermé)

In questi ultimi giorni ci siamo resi conto più che mai che rimanere senza connessione diventa una faccenda quasi surreale. Quando finalmente Maite ed il fotografo sono andati a trovare Marie in campagna, sperando di riuscire a connettersi dopo giornate di varie peripezie connettive, Marie li ha accolti dicendo che dopo un temporale era rimasta senza telefono e senza rete. Neanche a farlo apposta proprio ieri mattina sul davanzale della sua finestra si è appollaiato un piccione viaggiatore, uno di quelli veri con un anellino di un colore diverso a seconda dell’appartenenza al proprietario… ovviamente si è provato a catturare il volatile nella speranza di riuscire ad adoperarlo per le sue funzioni di postino volante, ma adoperandosi da inesperti nel settore, il volatile, un po’ scocciato, ha deciso di andare a proporre i suoi servigi altrove, peccato! perché avremmo voluto attaccargli un sacchettino di tela bianca al collo, se non proprio alla zampetta per certi biscotti non esattamente leggeri ma buonissimi. La ricetta è un classico, declinato auprès Pierre Hermé, noi la dedichiamo alla nonna Fanette del nostro fotografo e a lui. Ormai per noi la Bretagna ci fa pensare sempre un po’ anche a lui, sarà per le sue magliette da marinaio, sarà per la sua aria da vero bretone, sarà per la sua passione per il burro… e possiamo dire che questi biscotti per chi non li conosce, sono davvero il tripudio del burro.

canestrelli genovesi

Ci sono regali che si portano dietro mondi, tradizioni, famiglie, sapori, abitudini, impasti di mani, zucchero e farina. E ne portano le tracce. Così quando Maite ha aperto il pacchettino che Maria Vittoria riportava dalla casa di Genova, ci ha trovato un fiore e molte tracce: una formina da biscotti, di quelle antiche, per i canestrelli genovesi che apparteneva alla sua mamma, e un augurio di farne tanti, di farli buoni perché alla signora genovese, a cui questo fiore apparteneva, riuscivano particolarmente bene. Questi qui sono la prima infornata (impastata con un po’ di emozione) ed erano già buonissimi. A seguire le impronte di altre mani ci si trova spesso sorprendentemente a proprio agio e si finisce presto per capire che l’ombra di un fiore nello zucchero a velo, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre un fiore, è sempre….

bottoncini (o muffin?) alle carote viola

Succede ogni tanto che la marie compaia a casa del fotografo con un cestino pieno di ogni bendiddio. Un po’ come cappuccetto (rosso, è il caso di dirlo) a casa della nonnina (o nel bosco del lupo!). Il fotografo fotografa (a stomaco vuoto) e mangia. Questa volta, oltre a biscotti magici (che saranno rivelati a tempo debito), c’erano carote viola e dolcetti piccoli e tondi come bottoni, che al fotografo hanno subito fatto pensare ai cassettini della merceria o a quelle scatole piene di aghi, ditali, metri gialli arrotolati, cerniere e merletti (e tanti bottoni, naturalmente) che sembravano dei piccoli tesori da piccoli. Così allestisce il set (mica facile, che di bottoni, a casa dei fotografi, non ci stanno mica) e tutto contento spedisce la foto nell’iperspazio a maite e marie.

Ma quali bottoni e bottoni! quelli erano solo gli avanzi dell’impasto! non hai visto i muffin nel cestino?-

…Eppure come bottoni erano proprio carini!- pensa ancora il fotografo… (che ora non sa più bene quale foto deve mettere nel post).

biscotti allo zenzero candito

Non c’è che dire, lo zenzero è certamente uno degli alimenti più à la page del momento, surclassato forse soltanto dal lime, dal coriandolo fresco (che tanto piace al fotografo), dal wasabi (con o senza grattugia di pelle di squalo), e naturalmente dal macha.
Ma il punto è che lo zenzero ha effettivamente un fascino irresistibile (come pure il lime, il coriandolo, il wasabi e naturalmente il macha), lo metteremmo dappertutto… un po’ perché  quando eravamo piccine non si sapeva nemmeno cos’era ed ora da grandi ne abusiamo a sette palmenti, un po’, temiamo, perché lo zenzero dà effettivamente un poco di assuefazione.   
Questa ricetta, perfetta nelle giornate come quella di oggi, ci è stata ispirata da un libro dedicato appunto interamente allo zenzero (Gingembre, di Clare Gordon-Smith, James Merrell, Éditeur Gründ) volendo poi, per potenziare l’effetto (e accrescere la dipendenza) ci si può mettere insieme un buon tè o meglio ancora un decotto sempre allo zenzero.

biscotti della fortuna per il 2009

 

Quello che si chiude in questo scampolo di ore è stato un anno pieno di cose, di giorni, di fotografie, di ricette,di sapori, di morsi dolci e amari, uno di quegli anni in cui ci si accorge all’improvviso che si cresce anche se non si vuole, che i bocconi sotto il palato non sono tutti uguali come i giorni che gli abbiamo contato.
Ma è stato un anno, quello che se ne va, in cui abbiamo misurato nuove energie ed è stato soprattutto l’anno in cui questa cucina si è messa in piedi, o per dire meglio, in cui si è messa sul web. Abbiamo ancora un po’ di mesi prima di finire un anno ma siamo felici di vederla crescere e per festeggiare abbiamo avuto voglia di fare biscotti ma che portassero fortuna naturalmente… perché, diciamocelo, si spera sempre che quello che viene sia meglio di quello che finisce!
Auguri a tutti!

dolcetti al melograno

Per finire questa settimana dedicata a questo bellissimo frutto ci voleva anche qualche cosa di dolce e ci è venuto in mente di riarrangiare una nostra ricetta di quelle di base per provare a farne dei bottoncini con i chicchi ed il succo del melograno. Forse è più semplice mettere solo i chicchi perché il succo non si emulsiona molto bene con gli ingredienti anche se certo dà sapore, ma vedete un po’ voi. In questi giorni di freddo improvviso, si possono accompagnare al tè delle cinque, preferibilmente un buon tè nero profumato, pensiamo in particolare al Thé des amants o al Blue of London entrambi del Palais des Thés a cui siamo molto affezionati, ma forse qui ci vorrebbe la consulenza speciale di Acilia che di tè si intende come nessuna.
Questo post è anche il nostro contributo imperfetto (non abbiamo rispettato tutte le regole!) e molto di corsa alla raccolta di twostella… perché eravamo partiti che volevamo fare un sacco di cose (muffins, scones, dolce, salato, magari anche un cheese cake, o i blinis…), poi alla fine ci mancava sempre il tempo, ma un salutino, almeno quello, volevamo farlo sperando di essere “perdonati” anche grazie alla fine della nostra storia delle tre melograne che si ascolta bene con il tè delle cinque.

biscotti all’anice

Problema
La mamma fa i biscotti all’anice per la merenda dei bambini, quella che si fa alle dieci e mezza quando suona la campanella della ricreazione. Mette sul primo piatto della bilancia 3 uova e versa sul secondo piatto lo zucchero necessario a stabilire un perfetto equilibrio. Poi leva 2 uova dal primo piatto e vi versa la farina necessaria a ristabilire l’equilibrio. Se la mamma ha usato delle belle uova fresche da 100 g l’una, scrivi il peso degli ingredienti dei biscotti in ettogrammi.

Se invece usi il computer al posto del calamaio, se hai finito la carta assorbente, se il tuo grembiulino è a lavare e non puoi fare i compiti, se la tua maestra non te l’ha ancora spiegato perché, scellerata, ha scioperato, allora volta pagina e leggi la soluzione.

biscotti quattro quarti e mezzo

Nel sentire il “titolo” di questi biscotti il fotografo si è inquietato… dedito alle proporzioni fin dalla più tenera infanzia ha cominciato prima a interrogare sulle frazioni e poi a farneticare:

4/x + (1/x):2 = 1
4/x + 1/2x = 8/2x + 1/2x = 1
9/2x = 1
x = 4,5
 sostituendo:
4/4,5 + 1/9 = 8/9 + 1/9
 cioè nove noni! = biscotti nove noni!

In realtà  l’idea di base per questi biscotti era semplice, se non semplificata, e partiva proprio dalla “mania” dei dolci ad una sola proporzione, secondo lo stile 1 (x) di farina : 1 (x) di zucchero : 1 (x) di burro…. e così via
é così che in questi dolcetti inventati per uilizzare le nocciole della nonna e per fare merenda con il latte fresco del distributore ci abbiamo messo la stessa “x” per 4 volte (nocciole, farina, zucchero e burro) più mezza “x” (cacao) giusto per essere un po’ sovversivi (!)

bicchierini di melanzane/melone e biscottini d’artista al kamut

Il titolo della mostra di Pietro Weber, Città d’Oriente, ci ha spinti a uno sforzo di interpretazione: se l’arte sta nella cucina e noi vogliamo mettere la cucina nell’arte, come possiamo tradurre questo titolo (e questa ispirazione) in cibo?
Smembate le parole ci sono rimasti: città e Oriente.
Sulla prima parola urbana abbiamo incrociato piuttosto facilmente l’idea del cibo di strada, o streetfood che dir si voglia, insomma cibo da sgranocchiare in piedi, possibilmente senza ungersi le dita ed è così che sono saltati fuori dei cartoccini a forma di cono pieni di biscottini di kamut le cui forme erano state disegnate dall’artista.
Sulla deriva orientale invece il gioco è stato più complesso. L’Oriente è molte cose e molto diverse, persino, alla fin fine, una direzione che vuol dire semplicemente un po’ più a destra sulla cartina, semplicemente sempre un po’ più in là in un mondo che è comunque tanto rotondo… Dunque messa da parte la filologia ci siamo affidati al ricordo e all’evocazione di un piatto mangiato molti anni fa a un matrimonio, piatto ebraico o turco (qui i ricordi si biforcano e non collimano), cucinato da un amico degli sposi e che associava strepitosamente, quanto insospettatamente, melanzane e melone.
Messo insieme il menù della vernice rimaneva da capire cosa bere…

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