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polvere di arancia, tagliatelle e carciofi

La pancia deve avere una sua memoria, o forse è la bocca che tieni i conti di quel che in passato ha funzionato per un’associazione di sapori, e così finisce per suggerirti all’orecchio che sì si può fare, perché no?!
L’idea di partenza è stata di quelle semplici e domenicali (tiriamo un po’ di pasta), poi però pareva brutto non giocarci un po’ sopra (ma quelle scorze di arancia seccate con l’essiccatore nel barattolo lì dietro alla farina di grano arso della Virgi?), e infine bisognava pure condirla con quel che c’era in frigo (pensando di essere originali e invece mica tanto)

zuppa di fagioli (lucani) e bottarga (campisi)

Il titolo, lo assicuro, ha tutto un suo velo di (auto)ironia. Non certo nell’associazione fagioli-bottarga, che è di per sè una cosa serissima, ma per quello sguardo  da fuori che ancora a tratti, e per fortuna, ci prende a leggerci tutti di un fiato. Sì perché da quando (e presto saranno già tre anni) abbiamo messo mano al blog e cominciato a scrivere, riflettere, fotografare (contiuando per altro a masticare, assaggiare, deglutire e chiacchierare come facevamo prima) il cibo ha acquisito altre dimensioni.
Tu dici zuppa di fagioli, sì certo ma di che tipo? e da dove vengono? hanno buccia fina, grossa? sono stati raccolti nell’anno? e poi dici bottarga, certo, ma comprata dove? e grattugiata, intera? di quale bestia marina?

e naturalmente è tutto molto bello, molto giusto, proprio perché, in un mondo senza quasi più storie, intestardirsi nel far parlare il cibo è una cosa che val la pena. Come dire dargli nome, cognome, chiedergli da dove viene e pure un po’ perché, senza scordarsi però che i fagioli sono fagioli, la bottarga bottarga.

insalata di patate, bottarga e cilantro

A furia di brucare fiori (di tarassaco, di acacia, ecc ecc) c’era chi temeva di trasformarsi davvero in capretta e così, per correre ai ripari, è sembrato il caso di mettere in pentola qualcosa di appena un po’ più sostanzioso, senza esagerare si intende. Patate lesse, al dente e corpose, una grattugiata di bottarga, cilantro (ovvero coriandolo fresco) come se piovesse e qualche chicco appena di uvetta.

Se poi il tempo si decidesse a disegnare primavera anche fuori dalla finestra smetteremmo di evocarla con tanta insistita convinzione nei piatti fioriti…

chitarra bottarga e finocchietto

Siamo alle solite, in viaggio e con una connessione quasi inesistente, mentre il “povero” fotografo stira ed inamida le stoffe, c’è chi si abbarbica alla finestra in riva all’Arno per tentare di carpire un segnale e c’è chi srotola l’ultimo fazzoletto di finocchietto riportato dalla Sicilia. L’idea è quella di mettere insieme una pasta con il poco che abbiamo stipato in valigia sapendo la casa di Firenze praticamente disabitata: il limone e il finocchietto da Cerzazza (il giardino siciliano), la bottarga regalo sardo e gli spaghetti alla chitarra che abbiamo trovato in dispensa. Siamo quasi al cinquecentesimo post e ci sembra incredibile che abbiamo potuto mangiare tanto…

calamarata puntarelle e bottarga

Puntarelle da queste parte non se ne vedono sempre e spesso, dunque all’occasione occorre essere lesti ad agguantarle. Queste qui erano belle e tronfie con ditoni lunghi un po’ tentacolari che in qualche modo chiamavano il pesce, anche perchÈ l’accoppiata Ë di quelle classiche e sperimentate, a Roma e non solo. Sar‡ che l’amarino della verdure ben si sposa con la declinazione dolce del pesce e qualche volta con la sapidit‡, ma qui non avendo alicette, accanto alle puntarelle Ë finita la bottarga riportata quest’estate da Campisi a Marzamemi. Risultato da leccarsi i baffetti, rafforzato pure da due gocce di colatura di alici giusto per anticiparsi un po’ di gusto romano, visto che domani si riparte!

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