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come una giraffa

Lo confesso: l’ho avuta sempre (e molto, molto prima di iniziare a cucinare)  un’antipatia viscerale per tutto ciò che in cucina è (anche vagamente) figurativo . Pomodorini travestiti da funghetti, pulcini di uovo e baffi di erba cipollina mi hanno fatto sempre più paura che tenerezza. Ma ognuno, si sa, ha le sue debolezze, i suoi traumi, i suoi mai e poi mai.

cake di polenta e limone

La casa di Marie è un porto di mare. Si parla (spesso) francese, (qualche volta) inglese, (all’occasione) giapponese, e (sempre) un franco-italiano con inflessione toscana mescolato a un italiano con leggera cadenza Roma-nord.
La cucina ne risente. Il forno è sempre acceso, la dispensa colma, la terrazza ormai un appendice di vita domestica.

In questa casa all’inizio di una primavera poco primavera sono sbarcati, direttamente da Parigi, Valérie e la sua famiglia.
Ma Jean Pierre, le mani e gli occhi di illustratore, è  intollerante al glutine e ha durato fatica in una Roma gonfia di paste e carboidrati.
Marie non sapeva bene da che parte girarsi e solo il giorno della partenza ha scovato su un numero di Saveurs questo cake sglutinato e a perfetto tema italiano.

cake miracle

Carte, cartuzze, cartine, quaderni, quadernetti e taccuini, ma pure fogli sparsi, appuntati, cartonati, finanche post-it o addirittura albi… si può dire che la carta è una delle nostre manie. Regolarmente Maite ed io ci regaliamo, a vicenda, carta di ogni tipo, sempre con la stessa promessa/premessa iniziale: questa volta li useremo, questa volta ci si deve scrivere sopra! perché la vera verità è che nella maggior parte dei casi non abbiamo il coraggio di “sporcarli”, di iniziarli e così i quadernini li teniamo, li teniamo fino a quando le pagine non si sono ingiallite.
Prima di cominciare l’avventura del blog (e di avere a disposizione una traccia senza carta), trascrivevo le ricette, quelle infallibili, quelle che riescono sempre in un piccolo moleskine nero. Questa ricetta viene da quel quadernetto.

cake agrumato

Quando un ingredienti lo si ha in testa, oltre che tra le mani, e quando soprattutto si è fieri di una specie di auto-produzione a metri zero (come qualcuno ieri suggeriva…) si finisce per infilarlo dappertutto, l’ingrediente feticcio… Così, nell’impastare un po’ di corsa un piccolo cake per un tè, i kumquat dell’alberello del fotografo ci sono finiti diritti diritti, in scorza e succo (pochissimo) e in rondelle preventivamente candite (o meglio sciroppate?). Il fotografo è rimasto scettico, per lui è un dolce troppo salutista e troppo “panoso” (“ma la crema non c’è?, un po’ di burro?“) ma il profumo era dolcissimo, il sapore morbido e rassicurante. Vi pare poco?

cake con edamame wasabi e sesamo

La vita in provincia regala qualche sorpresa. A parte le produzioni metro-zero della signora Fausta, capita qualche volta cha, a ben girare i supermercati, si scoprano fenomeni che hanno dell’incredibile e che la capitale (ehm…) ignora anche nei mega-iper-centri commerciali dove qualche volta ci succede di pascolare con tutto lo stupore (e a volte il terrore) degli occhi di campagna. Se poi questi stessi supermercati di provincia sono battuti in avanscoperta dal fiuto infallibile di comida, si finisce per sentirsi se non proprio al centro del mondo (è ancora troppo fresca la ricerca vana del wasabi), perlomeno in un mondo dove tutto è ancora possibile. Questa lunga premessa per dire che abbiamo scovato alcune buste di edamame surgelati nei banchi frigo di una catena di supermercati trentini ed è stato subito accaparramento, tanto che credo che ormai non se ne trovino più. Una volta messi al sicuro nel forziere del congelatore è venuto pure il momeno di consumarli e così, dopo averli mangiati un po’ di volte nature, alla fine è arrivato il tempo di ricamarci un po’ sopra inseguendo proprio la matassina del colore verde: dall’edamame al wasabi. Poi siccome non pareva il caso di alterare un sapore così orientale con contaminazioni troppo marcatamente fusion (tradotto: il parmigiano non ci stava) abbiamo aggiunto un paio di cucchiai di semi di sesamo.

cake di zucca, olive e aceto balsamico

Da qualche tempo c’è qualcuno che la sera (quattro sere su sette), si becca un certo corso con la dicitura “alimentare” nel titolo… si torna a casa stanchi, soprattutto quando piove e tira vento, con le foglie che starnazzano nelle pozzanghere e la sciarpa tirata fin sopra le orecchie. Ma ieri sera la lezione era di degustazione (di_vino!), dunque cuore tenuto al caldo e stanchezza rinviata un po’ più in là. Anche perché, giusto per non perdere la strada del ritorno, si mangiava pure qualcosina e allora ci è scappato fuori questo cake (e un altro suo fratello…) ispirato a una ricetta siciliana, ma declinato un po’ a metà, né dolce, né salato, né pane, né cake…. Perché la degustazione era bendata e dunque serviva essere prudenti!

cake di asparagi

Non abbiamo avuto la fortuna di Alex di averli visti dal vivo venire fuori dalla terra (e per altro i suoi erano pregiatamente bianchi per non aver visto la luce, mentre i nostri sono prosaicamente verdi…) ma per gli asparagi abbiamo una passione vera. Quando poi al mercato del sabato mattina Giustino-il-contadino si prodiga in una scorbutica lezione sulla stagionalità assoluta e arriva persino a caldeggiare (con tono di sfida!) che il modo migliore di mangiarli (questa settimana soltanto e naturalmente soltanto i suoi!) sia crudi, sappiamo già che non possiamo non comprarli (del resto ci pensa lui a metterceli a forza nel borsone senza possibilità alcuna di opporsi). Tra le signore in coda davanti al banchetto serpeggia scetticismo e incredulità dubbiosa, persino un po’ di panico quando la manona di Giustino ne spezza uno e lo porge nudo e crudo all’assaggio, naturalmente all’unico uomo presente, che sentenzia: “uhm, sanno di fave”. Inutile dire che sì, li abbiamo usato crudi e quando la macchina si deciderà a sputarli fuori racconteremo il come e il cosa (sempre che le fotografie passino le maglie della censura stretta del fotografo), però per intanto eccone una versione a cake giocata su quella intuizione del sapore (sanno di fave…) e sulla necessità di gestirne la quantita: le manone di Giustino hanno una misura tutta loro a cui è inutile replicare, per fortuna che sono buonissimi.

cake di feta, semi di girasole e fiori di finocchio

La primavera occheggia e noi proviamo a occhieggiare a lei, così tiriamo fuori i semini del girasole e i fiori del finocchio per un cake che all’origine avrebbe dovuto avere tutt’altro aspetto… Sulla faccenda delle attese deluse, però, o come in questo caso delle muffin già spese (prima di averle sfornate…) intendiamo tornare prestissimo e in dettagliato dettaglio per la raccolta geniale delle cuoche dell’altro mondo…
In questo caso in effetti, a parte la questione della forma, il risutato è stato del tutto piacevole, buono e rassicurante per quanto forse un po’ troppo classico… va bene per il pic-nicque (è troppo presto?), va bene per il brunch della domenica, va bene da portare avvolto nel tovagliolo al primo coraggioso aperitivo in terrazza, insomma va bene… anche se noi un po’ nostalgia delle muffin che avrebbero dovuto essere e non sono state, ce l’abbiamo!  

pandorini salati alla trota salmonata e all’aneto

Eccoci!  ci siamo quasi, è iniziato il conto (o la conta?) delle vigilie e delle antivigilie… addobbi, alberi, presepi, capponi, tortellini, pandori, panettoni, panforti e struffolini… ma siccome il pandoro c’è chi, qui, praticamente lo detesta, con i meravigliosi stampini ipertattili a forma di pandorino della Silikomart l’idea perversa è stata di farne una cosa salata, con pure la pretesa di concepirla iper-natalizia.
L’impasto è ispirato ai cake salati che praticano spesso il salmone e l’aneto assieme, solo che invece del pescione grande ci sono finite più minute trote salmonate che si trovano (almeno in Trentino) facilmente, sono più economiche, ma molto saporite e sospettiamo più genuine della media dei salmoni bustati che abbondano alle feste comandate.
La panna, le bacche rosse e (ancora) i ciuffetti freschi di aneto hanno fatto il resto, ma per gli auguri ci vediamo domani!

cake al limone e ai due sesami

Questa ricetta è tratta dal bellissimo libro “Une cuisine grande comme un jardin” [cioè: Una cucina grande come un giardino, che è già un ottimo augurio…] testi di Alain Serre e disegni di Martin Jarrie. L’editore è Rue du Monde, una casa editrice per bambini, ma questo è un libro per tutte le età, bellissime illustrazioni, piccoli proverbi provenienti da tutto il mondo.
Sulla pagina dedicata al limone per esempio il proverbio è albanese: L’un mange le citron et c’est l’autre qui l’a planté, vale a dire che chi mangia il limone non è necessariamente colui che l’ha piantato, un po’ come noi che abbiamo “raccolto” questo profumatissimo cake dall’ “albero-libresco” di Alain e Martin che non ci stanchiamo di sfogliare.

mini cake aringa e broccolo romanesco

Il broccolo romanesco è un frattale, una metonimia matematica in cui ogni parte sta per il tutto. Ci abbiamo quindi un po’ scherzato sopra, insistendo sul gioco delle dimensioni e delle prospettive, sul molto piccolo (e questo ci capita spesso, ma sono così carine le miniature…) fino a infornare questi bocconcini pure un po’ natalizi. Se fuori prevale il broccolo-frattale-alberellato, dentro ci abbiamo associato due diversi sapori: uno forte, l’aringa, e uno dolce, la patata americana.

I due gusti si compensano, si mescolano, si adorano e mi sa che ci torneremo sopra presto….

settimana della zucca 5. cake di zucca e cioccolato

In cucina, si sa, si vivono spesso momenti alchemici in cui si ha voglia di provare cose nuove giocando ad associare materie e sapori, e anche noi guardando l’ultimo pezzetto di zucca di questa settimana delle zucche ci siamo detti che forse meritava una fine dolce. L’esperimento dunque lo abbiamo tentato con quello che avevamo sotto mano, zucchero di canna, cioccolato in pezzetti, un filo di cannella… il forno con la sua magia ha fatto il resto.

quatre quart di nonna fanette per il compleanno di stefano

La ricetta è di quelle tradizionali e immutabili. Non si può sbagliare. Quasi la potrebbe usare a scuola il “nuovo” maestro unico per insegnare le frazioni. Non le equivalenze, che intanto è un quarto di tutto e non importa da quale misura si parta.
Il quatre-quart è un cake senza latte e con tanto burro, ma con il latte si accoppia irresistibilmente, a colazione. Il sapore è semplice, di quelli che al fotografo ricordano la nonna Fanette.

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