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i cantucci di marcella

In partenza, in partenza, siamo in partenza! chiudi valigie, stringi cerniere, ammassa sciarpe, cappelli e i guanti? pure loro! che ancora quest’anno non si erano visti… scarpe per camminare tanto, i libri per il treno, il carnet d’adresses, la moleskine per non perdere niente, due regalini per amici che non vediamo da tanto, il numero di Babette che così finalmente ci conosciamo… ma è inutile qualcosa la dimenticheremo. Anche perché partire per Parigi (e partire insieme, Maite e Marie) non assomiglia a nessun’altra partenza. È, almeno in parte, una specie di ritornare, e così spenderemo una parte del tempo a ripercorrere gli stessi tragitti, a bere lo stesso tè, a magiare ostriche sui tetti delle macchine al Baron Bouge, a sperare con il cuore in gola che all’angolo di Aligre ci sia sempre la stessa vecchina a venedere lattuga, tre mazzi 3 euro.
Ma è anche un viaggio vero a scoprire quello che prima non c’era, perché la città cambia nonostante a noi sembri di essere sempre uguali… dunque Merci (che ci ha consigliato anche barbaraT), Pierre Hermé (che caldeggia enza) e tutta una serie di negozietti minuti dove mai basteranno il tempo e il budget.
Intanto nella fretta della partenza, agguantiamo al volo un pacchettino dei cantucci di Marcella, faranno buona la merenda persino sul TGV del pomeriggio.

cantucci salati nocciole e vezzena

I cantucci, lo sappiamo, sono dolci, mandorlosi e toscani, contesi come quasi tutto in Toscana tra diverse orgogliosissime patrie locali, Prato su tutte. A Firenze però, proprio tra il mercato di San Lorenzo e la stazione di Santa Maria Novella c’è un negozietto minuto e curato dove ne producono, e ne vendono direttamente, di buonissimi: al cioccolato, ai fichi secchi e soprattutto classici.  
Si tratta di un indirizzo un po’ segreto di cui varrà la pena di parlare in dettaglio un’altra volta ma che qui è inevitabile ricordare perché proprio con la signora che calorosamente lo gestisce avevamo parlato per la prima volta della possibilità teorica di cantucci salati. Scettica ma possibilista la patronne aveva chiesto la ricetta anche se poi non si sa se li abbia provati.
In ogni modo questi qui, inventati sull’estro di quel-che c’è-c’è-nella-dispensa, sostituiscono mandorle con nocciole (ancora quelle del pacco siciliano!), tolgono lo zucchero ma aggiungono pepe in abbondanza e un formaggio  che è anche lui una gloria locale (presidio trentino slowfood) il Vezzena

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