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cavolo nero

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pesto di cavolo nero

Parlare, ne avevamo parlato, tanto che quasi quasi questa ricetta sembra una sorta di piccola commissione (vero Valina?). Ma il pesto di cavolo nero è stato un classico personale della cucina di Maite negli anni universitari in Toscana, per la filosofia di massima resa (anche volumetrica) e piccolo sforzo, oltre che di ottima conservazione. Un vasetto nel frigo, coperto di olio, ha salvato periodi di poco tempo e di molta fame, di amici a cena all’ultima ora in numeri variati su due cifre. Oggi che si è un po’ cresciute ci piace ancora e non si è smesso di calcolarne dosi per belve universitarie fuori sede.

alimenti ritratti. il cavolo nero


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cavoli a merenda

Sarà che è la stagione giusta, sarà che è la settimana giusta, quella in cui cavoletto è in tourné per presentare il suo libro cavoloso (che abbiamo già comprato e cominciato ad assaggiare), ma voglia ci è venuta di abbracciare i cavoli, un po’ tutti ma uno in particolare, quello nero. Il cavolo nero è bello di nome e di fatto, è buono, è alto e slanciato, non teme l’acqua ma anzi la repelle (come un trench coat anni ’40) e ci si fanno un mucchio di belle cose: zuppe e non solo, fettunte, gnudi e pure il pesto. Nell’attesa che provino a farci anche ombrelli e imperbeabili a noi piacerebbe provare pure a farci merenda!

pesto di cavolo fiolaro

La storia è sempre un po’ la stessa: una mattina andando al mercato abbiamo incontrato questo meraviglioso cavolo tutto verde e tutto foglie, non avendolo mai visto la seduzione è stata immediata e folgorante, potevamo resistergli?
Questa volta però la signora Fausta ce l’ha proprio dovuto scrivere come si chiamava perché il nome non riusciva proprio a entrare in testa, chissà perché.

F-i-o-l-a-r-o dunque e il nome deriverebbe dalla quantità di “fioi” (=figli, nel senso di giovani gemme) che si trovano lungo il fusto di questo cavolo veneto, tipico del vicentino. La signora Fausta, che ha cresciuto il nostro un po’ più a nord, ci ha tenuto ad informarci che di gusto è simile al cavolo nero, ma un po’ più delicato… a quel punto era chiaro cosa farne, essendo adepte di un pesto inventato per caso da Maite a Firenze, proprio a base di cavolo nero.

Variazioni poche rispetto alla versione originale con il cavolo toscano e uguale soddisfazione, soltanto per compiacere un certo gusto alla miniatura di certe affezionate lettrici di questo blog (!), le trofiette le abbiamo messe in una zuppiera minima riuscendo persino a utilizzare finalmente (!) anche le mini-salsiere… e pensare che il fotografo le disdegnava (!), incredibile no juliette?

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