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hummus, quello classico

Siamo nella settimana del nostro compleanno (!) e siamo sparpagliati nuovamente tra i monti, Parigi e Roma; il computer (quello mobile che segue il grosso dei lavori di aggiornamento) è definitivamente oscurato e una certa pancia in crescita imbarazzante rende difficile allacciarsi le scarpe ma anche aprire lo sportello del forno… insomma cucina a balzi e saltelli e desiderio di essere semplici, semplici. Così, complice anche un assiduo visitatore che si è spulciato minuziosamente l’indice di queste pagine abbiamo scoperto che se abbiamo postato hummus di cicerchie, di piselli, di lupini, di fagioli e di carciofi la versione originale, quella che in questi anni, prima e dopo il blog, abbiamo cucinato miliardi di volte per cene a numero imprecisato, feste, pic nic e anche pranzi solitari semplicemente non c’era. Eccola dunque, con dosì molto, molto ad occhio, come succede sempre con le cose che si conoscono troppo bene.

pasta e ceci senza ceci

Questa pasta è un remake, e come tutte le migliori re-interpretazioni di un grande classico si prende alcune (molte!) libertà, fino ad arrivare al punto di fare a meno del suo co-ingrediente principale, i ceci. Tanta disinvolta libertà se la poteva permettere Luca e soltanto Luca, che su queste pagine e pure su quelle del libro di Cucina di Roma e del Lazio ha firmato una sua celebre interpretazione di quella classica, classicissima… sì, però anche lì con qualche variazione…
Del resto la cucina vive sul filo di una trama che si ricuce ogni volta e raramente, o meglio quasi mai, procede dritta.

zuppa di ceci e arancia con acciuga

La zuppa è di quelle con i baffi, provare per credere. Facile come quasi solo le zuppe sanno essere con quella speciale virtù che consiste nell’essere più che la somma delle parti. Perché provate a mettere insieme il gusto dolce, costante, vellutato dei ceci con l’acidità dell’arancia e la sapidità dell’acciuga e per miracolo di pentola e di fuoco funzionerà come un sapore unico, rustico e denso. Insomma a noi c’è piaciuto e all’architetto pure…

zuppa di fregola, ceci e vongole (e altri buoni propositi)

L’abbiamo detto no che stiamo giocando ai buoni propositi? E si è anche capito pure che bariamo alla grande cercando di portarci avanti sull’anno che arriva (talmente avanti che avevamo datato il capodanno prossimo al 31 gennaio 2012, sigh…) sperando di farci trovare virtuosi e già perfettamente dentro le righe.
Dunque se ancora ci rimpalliamo tra le mani la scatoletta di hidago de rape galiziano con la scusa che scade nel 2014 la fregola, meno esotica ma fino a un certo punto, quella sì l’abbiamo messa in pentola. Finalmente. Sì perché pure lei, regalo di una carissima amica aveva traîné (sostato troppo a lungo?) nella dispensa, poi siccome l’occasione fa l’uomo ladro abbiamo mescolato una ricetta tipica per la fregola (quella con le arselle) con la pasta e ceci (romana), impiattato in una ceramica siciliana di Alessi et voilà, ci sentiamo virtuosi.

ricetta d’artista n°4. zuppa di ceci

Chi è luca de carlo
www.myspace.com/tetesdebois

Si, sa: gli uomini che sanno cucinare bene, hanno un atout in più con le donne, il sapersi muovere ai fornelli piace. Questo è il caso di Luca che nella fattispecie è pure musicista, suona la tromba, e si sa che anche questo piace alla donne…
Da quando lo ha detto al resto dei componenti del gruppo, i Têtes de Bois, si sono lanciati tutti a chi cucina meglio e ognuno di loro invita l’altro per fargli assaggiare cosa ha preparato. Una delle ricette che gli chiediamo di prepararci quando comincia a fare freddo e si vuole una coccola è la sua pasta e ceci, un grande classico della cucina romana che Luca interpreta al meglio. 

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