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i fichi sciroppati di Paola

Ce ne siamo resi conto fin quasi dalla prima ora: uno dei vantaggi collaterali (e per nulla secondari!) dei nostri 4 anni di blog è che gli amici hanno voglia di condividere con noi alcune delle loro ricette.
Così ci sono pacchi che salgono e pacchi che scendono, da nord a sud da sud a nord e questa volta, tra le varie cose che ci ha mandato Paola c’erano questi deliziosi fichi sciroppati.
Il fotografo ci ha inzuppato le mani, li ha adorati e ne avrebbe mangiati ancora e ancora e ancora, e allora visto che la stagione dei fichi è quasi alle porte cominciamo con il mettere nel barattolone del blog la ricetta di Paola.

pere in almibar

Non è che ci sia una ragione particolare per designare in spagnolo queste pere allo sciroppo, ma il fatto è che il fotografo, rientrato da poche ore, c’ha ancora la parlata ispanica sulle labbra e così finisce che nomina le fotografie in spagnolo. Del resto -almibar- ha un suono così dolce ed esotico che si finisce per preferirlo allo sciroppo di casa nostra che è troppo scivoloso e facilmente fa pensare alla medicina, magari proprio a quella per la gola che comincia ad essere acciaccata. Qui tra i monti la temperatura è scivolata in picchiata da 28 ° a 8° nel giro di una notte e oltre a correre a ripescare calzini a casaccio nel fondo degli scatoloni, si è riacceso insieme il mal di gola e il tormentone del mettere-via-per-l’inverno.
è matematico, imprescindibile, puntuale come la più puntuale delle leggi di natura: appena si affaccia l’autunno viene voglia di conservare, fare raccolta di barattoli, marmellate, conserve di pomodori e insomma di tutto il conservabile. Forse è un po’ un modo per tenere da parte (in barattolo!) qualche raggio d’estate per i prossimi mesi e noi, come piccole formichine, ci siamo messe ad ammassare, conservare tutto quello che ci passava tra le mani.

il primo dado

… non si scorda mai. Scherzi a parte, confezionare questa polverina è stata una soddisfazione prossima alla magia, perché sì certo il dado glutamannato non lo si usa più, e sì, ci sono in commercio buoni granulari biologici e quant’altro, ma vuoi mettere farlo da soli? E qui non si tratta semplicemente del piacere dell’autarchia (che pure ha tutto un suo fascino: lo yogurt fatto in casa, il pane fatto in casa, il gelato fatto in casa, ecc. ecc.), ma della magia vera e propria dell’attraversare tutti i passaggi. Scegliere le verdure, lavarle, asciugarle, tagliarle a pezzetti, farle essiccare (!) e quindi triturarle, che a descriverlo sembra una fatica, ma a farlo è stato decisamente più un gioco.

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