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aglio arrostito… ancora!

Repetita iuvant. Che poi in cucina, almeno nella nostra, non è tanto questione di essere didattici quanto di diventare proprio fissati: “scopri” qualcosa, fosse pure l’acqua calda, e non molli la presa. La scoperta rimane vispa in testa e si declina, si riscopre, si decanta e si ricanta come certi motivetti che non ricordi neppure più dove hai sentito.
Noi dell’aglio arrosto, lo dicevamo ieri, abbiamo sentito parlare a lungo prima di provare a cimentarci, ma ora che il vaso è aperto ci pare proprio di non poterne fare a meno, soprattutto che è facile, facile da morire…

lassi solido alla melissa e 1 lezione di fotografia

Conviene dirlo subito questa ricetta è un pretesto, bello e buono. Dopo quasi 3 anni di blog il fotografo ha infatti concesso la prima lezione di fotografia, dove “lezione” è un parolone, ma rispetto alla prassi seguita fin qui (vale a dire tu fai 500 scatti con informazioni sommarie date e una volta e mai più e poi io le passo, boffonchiando, attraverso la mia censura facendone sopravvivere 1 o 2) è stato un pomeriggio enorme. Tanto più enome che la richiesta era esplitamente da femmina: vorrei fare “uno scatto Donna Hay“, romantico, sbiancato fino all’azzurrino spinto, sfuocato il giusto, ma anche capace di essere netto, senza sbagli insomma. Ci siamo impegnati, ognuno dalla sua parte e non abbiamo nemmeno litigato (!) le conclusioni sono che:
– è una cosa possibile
– è la disposizione delle luci quel che conta davvero
– è più difficile la composizione di tutto il resto
– le cremine sono cose da femmina…

bouquet di erbette selvatiche (della grazia)

Questo bouquet da urlo, o per dirla alla “Comida” da sbattersi per terra, che Marie regge saldamente tra le mani, è stato il graditissimo regalo di un’amica che non solo lo ha pensato e composto con grazia e con cura, ma si è anche presa la briga di andare a cercare le erbette, ad una ad una nel suo giardino (grazie Grazia!). C’è tutto quello che ci vuole: tarassaco, bruscandoli (vale a dire germogli di luppolo), cannatella (cioè silene) e le aromatiche significative di questo periodo: alloro, salvia, rosmarino, erba cipollina e melissa, mancavano solo l’ortica forse perché punge, le poppole (le foglie di papavero) che ormai è troppo tardi visto che sono spuntati i papaveri e la borragine per la quale, a queste latitudini, è ancora troppo presto, ma per il resto ci siamo sentite ricche e felici. Dopo averlo sottratto al gatto, però, ci siamo chieste cosa farne di questo bouquet così speciale perché più che scegliere il vaso giusto qui era questione di scegliere la pentola più adeguata, separando, discernendo e pure massimizzando tutto quanto il più possibile.

tartare di baccalà alle erbette

Ci sono ricette dentro a libri di ricette che ti seducono alla vista e poi ti spaventano all’atto… è così che, dopo aver guardato mille volte la foto della tartare di baccalà aux erbes fines nel libro di Delphine de Montalier Fish & Fish (in italiano uscito per la Guido Tommasi) mille volte si è finito per rinunciare…
Non è che la ricetta fosse difficile (anzi…), né che richiedesse tempi biblici (tutt’altro!), ma l’idea di mangiare crudo il baccalà generava un fremito di inquietudine. In fondo il baccalà è pur sempre roba che puzza, che si mangia di venerdì dalla nonna, insomma cibo ammantato di pregiudizi e glamour per niente! Ma poi al mercato della Boqueria (che sarà pure turistico e scontato ma resta indubbiamente uno dei più bei mercati mai visti) c’erano certi filetti di baccalà così bianchi e limpidi, a mollo in vasche di marmo dall’acqua trasparente che ci siamo detti o ora o mai più!

Il risultato ci ha ripagato pienamente, anche grazie ai consigli della signora che ce lo ha venduto; rispetto alla ricetta originaria abbiamo aumentato la quantità delle erbe ma ridotto la varietà (solo: cilantro, erba cipollina e prezzemolo), ne abbiamo fatto una sorta di insalata con un gusto delicato e molto profumato.

tabuolé aromatico

Di taboulé ne esistono varianti infinite, quel che sembra imprescindibile è l’uso del bulgur (vedi dizionario) e il prevalere delle erbe (soprattutto prezzemolo e menta) su tutti gli altri ingredienti.
Questa versione è il risultato della “falciatura” di tutte (o quasi) le erbette del giardino del fotografo che ormai è in prossimissima partenza per Barcellona. Il risultato è fresco e pure profumato, si conserva bene in frigorifero per un paio di giorni e quindi tanto vale perpararsene un grosso “vaso”…

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