Tag

españa

Browsing

alioli

A cercare un aggettivo per l’aglio, il fotografo direbbe fotogenico, maite e marie insostituibile.
L’alioli ne è l’essenza pura. Una salsa dalle origini antichissime, egizio-romane-andaluse-siciliane, si usa ancora moltissimo nella cucina catalano-valenciana (due cucine accomunate da molti sapori) ma anche in provenza e in alcune zone d’italia.

La ricetta autentica prevede solo aglio e olio, pestati a lungo, con pazienza, fino ad ottenere una salsa bianchissima e consistente.
In Calalunya si usa ancora il mortero tradizionale, giallo e verde, ma sono ormai ammesse variazioni “moderne”, con l’uovo, per facilitare e accorciare i tempi. Ne viene fuori una specie di mayonese, molto agliosa, e un po’ gialla. Addirittura si può usare il minipimer per ottenerla in pochi minuti.

Ecco le due variazioni negli appunti di Gloria (originale e traduzione)

gazpacho n°4 e 4 bis

Gazpacho andaluso

Nei giorni più caldi dell’estate c’è chi vuole almeno un gazpacho al giorno, e allora, quando non si riesce a trovare nei ristorantini che rimangono aperti, bisogna farlo in casa. Questa volta abbiamo giocato non tanto sugli ingredienti (che sono, quasi tutti, quelli del gazpacho andaluso tradizionale), quanto piuttosto sulle proporzioni. Gli stessi ingredienti, divisi in maniera diversa, per ottenere due sfumature di colore: una più delicata e una più forte. I calcoli non sono poi così complicati, ma bastano per far allontanare Maite e Marie dalla cucina, che dicono di spaventarsi anche davanti ad una conversione di litri in decilitri.

Pimientos de Padrón

Capita che nella vita certe lezioni sia necessario ripassarle ed è stato così che un certo architetto, spesso citato in queste pagine, si è trovato quasi ai confini del vecchio mondo (e certamente fuori dal proprio mondo partenopeo) a ripassare una certa lezione, di cucina naturalmente… si trattava in quel primo corso di friggitelli, mentre nel cuore della Galizia proprio vicino alla cittadina da cui prendono il nome si è trattato di Padron, intesi come pimientos, ovvero peperoncini verdi, piccoli, graziosissimi, famosissimi in tutta la Spagna. 

Tetilla (tettina) gallega (galiziana)

Ci sono scoperte che valgono viaggi, oltre che viaggi che portano scoperte… e qui non sapendo bene da dove cominciare verrebbe da dire che tanto vale partire dall’origine, ma dall’origine proprio, dal primo fra i primissimi alimenti, ovvero il latte… non un latte qualasiasi, ma proprio quello: il latte della mamma!  

è cosi che folgorati dalla visione in un mercato di Barcellona di un formaggio bellissimo, bianco bianco, con una forma tenera e dolcissima, ci siamo messi in viaggio: dalla Catalunya alla Galizia, 1200 chilometri, il deserto della Meseta nel mezzo alla ricerca della Tetilla!

Sì certo, non è che tutto il viaggio si tenesse epicamente in quest’unico “gral”, c’erano un sacco di altre ragioni valide e nobili: il pulpo alla gallega, i pimientos de Padron, mariscos e altro ancora, ma soprattutto era lei, la Tetilla.
L’abbiamo trovata, l’abbiamo mangiata e l’abbiamo riportata. Ne valeva la pena perché è un formaggio che sa di latte come pochi, semplice ma in nulla banale sia che lo si colga fresco, un po’ più stagionato o addirittura affumicato.

tortilla española

La tortilla de patatas è uno dei sapori che più ricorda la spagna. Ma dopo averla assaggiata riprodurla non è banale né intuitivo, forse perché ci frenano abitudini di cucina “sana” che fa un po’ paura lasciar da parte. La tortilla non è affatto dietetica! però è buonissima.
Gli ingredienti principali sono uova e patate, però vi si può aggiungere di volta in volta prosciutto, tonno, peperoni. La tortilla de bacalao, per esempio, è senza dubbio il piatto nazionale basco.

bar di barcellona

Dopo due mesi di cucina intensa, a sei o a quattro mani, avremo due mesi di cucina telefonica, postale, via etere. Ci cerchiamo perfino con cuffie e microfono, un po’ sparsi per l’europa.
Il fotografo è il più stabile: a Barcellona.
E promette di fare il suo mestiere, reportage completi e cucina catalana e iberica.

Ecco un’anteprima che fa già venir voglia di prendere l’aereo.
A Barcellona, come nel resto della spagna, è il bar ad essere il centro della vita culinaria della città. Non cercate ristoranti, o riservateli solo alle grandi occasioni, e invece godetevi i bar. Sono numerosissimi, divertenti, colorati e rumorosi. E non sono fatti per prendere semplicemente un caffé in piedi, ma per mangiare seduti, alla “barra” o al tavolino, spesso in affollate “terrazas”.

Bisogna provarli tuttti, goderseli ad un ritmo lento. Non cercare il più bello ma sedersi al primo che ci sembra invitante, poi al secondo, e poi anche al terzo; procedere a piccole tappe.

Pin It